Kyung-sook Shin, Prenditi cura di lei (Corea del Sud)

Kyung-sook Shin, Prenditi cura di lei (tit. originale Omna rul Put’akhae), BEAT, Milano 2014. 219 pagine, 9 euro.

«Mamma è scomparsa da una settimana», comincia così il libro. La donna, Park So-nyo, è scomparsa in una stazione della metropolitana di Seul: era insieme al marito e stavano andando a trovare i figli quando, a causa della ressa, il marito è riuscito a salire sul treno mentre lei è rimasta a terra. Il marito è tornato indietro, scendendo alla prima stazione, per cercarla, ma non l’ha più trovata.

Ma mamma da un po’ di tempo non sembrava più la stessa persona. Soffriva di atroci mal di testa che la intontivano e ogni tanto le capitava di non ricordarsi più cosa stesse facendo. È plausibile, dunque, che si sia trovata sola alla stazione e non si sia ricordata dove stesse andando?

I suoi cinque figli tappezzano la città di volantini, fermano la gente per la strada per chiedere se hanno visto mamma, ma è un’impresa quasi disperata in una metropoli come Seul, anche perché non hanno idea di dove potrebbe essere andata, lei che viveva in campagna e andava a Seul solo per visitare i figli. E i figli ricordano, raccontano episodi della vita di mamma, della loro vita in comune.

In copertina si legge “la storia simbolo di come la nostra società ha perso calore”, e concordo pienamente. Perché questa è la storia di una donna, mamma, che i figli e il marito non conoscono realmente. È la storia di una donna che essi scoprono di amare solo una volta che è scomparsa, perché prima la trattavano male, sbrigativamente, la ignoravano, la davano per scontata. Soprattutto questo, davano per scontato che lei ci fosse e che sarebbe sempre stata lì per loro, a cucinare, a lavorare nei campi, ad aiutarli nelle quotidiane difficoltà. È dunque la storia di come l’amore – filiale, materno, coniugale – non debba mai essere dato per scontato, di come vada costruito giorno dopo giorno e non riscoperto quando ormai è troppo tardi.

Il libro ha una sola pecca: è una traduzione dall’inglese, a sua volta tradotto dal coreano, e niente può farmi ricredere sul fatto che molto in questa doppia traduzione sia andato perso. Sono operazioni che secondo me non andrebbero mai fatte, anche perché sono sicura che un buon traduttore coreano-italiano si sarebbe potuto trovare, se ad esempio la casa editrice O barra O ne trova per i suoi libri.

Ma a parte questa nota tecnica è un libro bellissimo, commovente, che ogni figlio dovrebbe leggere per imparare ad amare i propri genitori di un amore sincero, per imparare a dire il proprio amore per loro. Lo consiglio a tutti.

[Questo post è pubblicato anche sul blog delle letterature altre.]

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