Libri dalla Finlandia

 

Helsinki

Bo Carpelan, Il libro di Benjamin, Iperborea: “Penso, dunque sono. Può bastare?… Che razza di vita è, Cartesio?” Posso stare nella mia stanza a pensare e a esistere quando nella stanza accanto chi soffre grida: aiutami? E’ da questo interrogativo che parte il lungo viaggio di Benjamin Trogen verso se stesso, verso la ricerca di quella verità, di quell’assunzione di responsabilità che può contribuire a rendere “la vita comprensibile e di qualche valore”, e insieme trasformarlo da traduttore, vissuto nell’ombra di parole altrui, in scrittore che può alla fine dire: “Ho scritto, dunque sono esistito”. Il libro di Benjamin è il diario di un anno, l’immersione nella camera oscura della memoria fino a farne emergere un’immagine volutamente dimenticata: un’estate, un’infanzia, un pontile, un litigio con l’amico Olli, una caduta e un tuffo nell’acqua dove Olli resta immerso troppo a lungo. Le riflessioni sulla quotidianità, la vecchiaia, i figli, la politica, il tempo, i ricordi, che sembrano tergiversazioni, sono in realtà gli strumenti che lo spingono a partire, a lasciare la sua città “costruita dai venti e dal silenzio”, per ritrovare il passato, i suoi luoghi e i suoi personaggi, incontrare Olli e arrivare a sapere se è colpa sua se l’amico è demente. Forse, come il biblico Beniamino, è innocente di quella coppa nascosta nel suo sacco, o forse non esiste innocenza davanti alla “richiesta di aiuto e di conforto di tutti i tormentati cui voltiamo le spalle”? Scrivere non per ricordare, ma per dimenticare? Per parlare di tutte le cose insignificanti, avvenimenti, paesaggi, persone e accorgersi che niente è insignificante, che nelle cianfrusaglie della vita ci sono mattinate limpide, incontri luminosi, il dubbio, l’inesplicabile, perdite irrimediabili e vuoti che fanno male, tra le cose da salvare, che la malinconia può essere una forma di lucidità, la rassegnazione il legittimo rifugio al pensiero che non si può fare nulla in molti campi, e l’idealismo una via, “se non pone l’ideale troppo in alto, ma sopra il pessimismo, di qualche centimetro.”
L’incipit: http://iperborea.com/media/files_intranet/libri/librocatalogo/estrattiPDFPerSito/000110/20100923123611_110_Benjamin.pdf

Kari Hotakainen, Colpi al cuore, Iperborea: Helsinki anni ’70. L’addetto alle riparazioni Raimo Kytöniemi nutre un’insana passione per i film polizieschi. È in quel genere che trova i suoi “colpi al cuore”, quei film che “rivoluzionano le idee, cambiano la vita”, dopo i quali “niente è come prima”. Disoccupato da mesi, resta incollato davanti alla TV fino a notte fonda, sordo alle necessità familiari, che lascia sulle spalle della moglie Ilona, esausta da lavoro, incombenze domestiche e i due figli piccoli. Ma ecco che la passione sembra di colpo premiata, quando Francis Ford Coppola, per motivi di budget, sicurezza, e per le evidenti similitudini tra Sicilia e Finlandia, sbarca a Helsinki con Marlon Brando, Al Pacino, Robert Duvall e tutta la troupe per girare Il Padrino. Raimo è al colmo dell’esaltazione: il suo sogno, entrare in un film non da comparsa, ma mettendo tutta la sua competenza di cinefilo, è finalmente a portata di mano. Come in Buster Keaton, cui Hotakainen ha dedicato un romanzo, o Woody Allen, con uno stile rapido e un linguaggio gergale, alternando le scene sul set a quelle del ménage di Raimo, l’autore crea un continuo corto circuito tra realtà e finzione in un gioco a rischio in cui è più facile che i divi perdano la loro polvere di stelle piuttosto che ne restino avvolti gli abitanti di Maunula. Tra voli semi-sciamanici nel cielo di Helsinki, sagge nonne defunte, stelle del cinema vulnerate, è su di loro che è puntata l’attenzione di Hotakainen, sulla periferia – quella di Helsinki e della società, e ancor più dell’interiorità, recesso inconfessabile su cui anche Dio preferisce stendere, come su tutta Maunula, un pietoso telo: “occhio non vede, cuore non duole”.
L’incipit: http://iperborea.com/media/files_intranet/libri/librocatalogo/estrattiPDFPerSito/000134/20100923115337_134_ColpiCuore.pdf

Kari Hotakainen, Via della trincea, Iperborea: “Nella mia guerra di morti ce ne sono stati parecchi, ma dato il suo carattere confidenziale non è possibile conoscerne la cifra esatta. Meglio parlare di caduti: caduti sul bordo della strada, sul pavimento delle birrerie, davanti alle macchinette mangiasoldi, nei consultori familiari…” Anche Matti Virtanen, ex rockettaro ribelle cresciuto negli anni Settanta, la sua guerra l’ha combattuta. Una guerra mai dichiarata, senza eroi né monumenti, ma non per questo meno logorante: la Guerra di Liberazione delle Donne. Da vent’anni lava, stira, cucina, ha rinunciato a tutto per dedicarsi con snervante devozione alla cura della famiglia e del focolare, arrivando perfino ad assorbire le tipiche frustrazioni da casalinga. Ma ecco che nella tregua armata della quotidianità un giorno esplode una granata: una richiesta di troppo di Helena e Matti vede la propria mano sferrare un pugno che non avrebbe mai pensato di avere dentro, e di colpo tutto è perduto. Derelitto e abbandonato, si rende conto che quelli come lui, i “reduci del fronte domestico”, hanno una sola salvezza: la Casa. Solo diventando proprietario di una vera casa con giardino e alberi di melo, una di quelle villette di via della Trincea destinate ai reduci della Grande guerra potrà riprendersi la famiglia, l’adorata bambina, l’amore. Tra personaggi paasilinniani e il sospetto che “l’economia di mercato non sia che uno pseudonimo dei lavori forzati”, Hotakainen mette in scena la sua ironica, commovente e amara commedia del vivere contemporaneo. Un romanzo di culto in Finlandia che ha fatto impennare il prezzo delle case in via della Trincea, specchio di un paese in cui un libro può influire sul mercato immobiliare.
L’incipit: http://iperborea.com/media/files_intranet/libri/librocatalogo/estrattiPDFPerSito/000169/20100923131659_169_ViaTrincea.pdf

Kari Hotakainen, Un pezzo di uomo, Iperborea: Salme Malmikunnas, loquace vecchietta di provincia, accetta il patto diabolico di uno scrittore in crisi creativa: 7000 euro in cambio della sua vita, e tutto ciò che racconterà diventerà un romanzo. Affare fatto e registratore acceso, lo scrigno dei ricordi si spalanca: gli anni tra i fili e i bottoni della sua merceria, l’imprevedibile marito Paavo, che di punto in bianco è diventato muto, e soprattutto i figli, Helena, Pekka e Maija, tutti realizzati nella grande città. Ma quanto è attendibile una madre che parla dei suoi figli? E quanto è sincero un figlio con i genitori? Perché Salme nasconde un dramma famigliare che non può essere venduto a nessun prezzo, e a ben guardare la realtà non è esattamente come è stata raccontata, ma molto più amara e assurda dell’invenzione, o così maledettamente vera da sembrare inventata. Mentre Helena, manager rampante, deve aggrapparsi a ogni ringhiera per non sprofondare nel vuoto delle idee che vende, il fratello Pekka, imprenditore di se stesso, è uno squattrinato freelance della truffa, da vecchio amico del defunto ai banchetti funebri a venditore della prima guida agli assaggi a sbafo per senzatetto. Come loro, una strampalata galleria di avventurieri della nostra epoca mette a nudo un’umanità che ha perso la bussola e perfino ogni colpa e responsabilità, travolta da un libero mercato in cui tutto ha un prezzo e da un gioco delle parti che ha preso il sopravvento sulla vita. La società del benessere ha divorato i suoi figli, e solo l’umorismo affilato di Hotakainen può smascherarla, restituendo, tra il riso e le lacrime, la tragicommedia del vivere contemporaneo.
L’incipit: http://iperborea.com/media/files_intranet/libri/librocatalogo/estrattiPDFPerSito/000316/20121119161036_198_Un_pezzo_di_uomo.pdf

Tove Jansson, Il libro dell’estate, Iperborea: L’estate, l’ultima isola abitata prima del mare aperto nell’arcipelago finlandese, un paesaggio selvaggio e incontaminato, la casa lontana dalla civiltà, una nonna e una nipotina e, silenzioso nume tutelare, il padre. Una vita quotidiana che segue i ritmi svagati delle vacanze e quelli capricciosi del tempo: qualche visita occasionale, tempeste, avventure, divieti trasgrediti, furtive spedizioni a isole altrui, navigazioni notturne. Su uno sfondo che dell’idillio non ha il sentimentalismo, ma ne ha certamente il fascino, un libro dall’apparenza semplice che riesce a parlare senza enfasi, ma anche senza ingenuità, senza eufemismi ma con tocco ironico e leggero, della complessità del vivere, delle luci e delle ombre dell’animo umano, della crudele imparzialità della natura.«Senza un’infanzia felice non avrei mai incominciato a scrivere», dice Tove Jansson. Ed è proprio quella felicità che emana dai suoi scritti: l’espressione di quel raro equilibrio fra sicurezza e rischio, sfida e ritorno, ribellione e rifugio, paura del nuovo e desiderio di provare, timore e sete di conoscere, bisogno di solitudine e necessità di affetti. E’ la felicità di camminare su un filo teso, sapendo che vi è comunque una rete di protezione, del sentire con intensità, del prendere la vita sul serio, ma accettandola così com’è. Da qui l’affinità e l’intesa fra Sofia, la bambina che inizia ad affrontare la vita, e la nonna, che l’ha vissuta a fondo, l’ha amata con la saggezza di non pretendere di capirla e sa che fra poco dovrà lasciarla. Il loro dialogo, che spazia su ogni cosa che sta fra il crescere e il morire, è come una musica che resta a lungo nell’orecchio, come una sonatina.
L’incipit: http://iperborea.com/media/files_intranet/libri/librocatalogo/estrattiPDFPerSito/000008/20120528161854_8_Il_libro_dell’estate.pdf

Tove Jansson, L’onesta bugiarda, Iperborea: Esiste nei rapporti umani una linea che separa verità da ipocrisia, gentilezza da adulazione, onestà da calcolo? E’ possibile continuare a credere in se stessi e negli altri senza la protezione delle menzogne vitali, degli autoinganni e delle illusioni? Nell’Onesta bugiarda due donne si incontrano: Anna Aemelin è un’illustratrice di libri per bambini. Distratta, solitaria e svagata, incapace di prendere sul serio qualsiasi cosa che non sia il suo disegno, ostinatamente decisa a difendersi dalla vita ignorando ciò che la disturba, frapponendo fra sé e il mondo le sue lampade schermate, i suoi conigli a fiori, le decisioni che non prende, i no che non dice. Al suo opposto è Katri Kling: giovane donna volitiva e concreta, intelligente e calcolatrice, nemica delle reticenze e del caso, ossessionata da un suo senso dell’onestà e della giustizia che la induce a vedere in ogni rapporto umano un contratto da rispettare. Il loro incontro è lo scontro fra due modi opposti di essere che, confrontandosi, si distruggono a vicenda, minando le certezze su cui poggiano. Continua a nevicare nel romanzo: è inverno e da mesi la neve cade incessantemente sul villaggio in riva al mare, coprendo le orme dei passi appena lasciate, cancellando dai paesaggio i punti di riferimento. I segni che la vicenda traccia con apparente leggerezza su quel bianco uniforme scavano solchi profondi: il gioco delle verità ci lascia un inquietante senso di insicurezza.
L’incipit: http://iperborea.com/media/files_intranet/libri/librocatalogo/estrattiPDFPerSito/000011/20120529110522_11_L’onesta_bugiardapdf.pdf

Tutti i libri di Tove Jansson: http://it.wikipedia.org/wiki/Tove_Jansson#Bibliografia_in_italiano

Arto Paasilinna, L’anno della lepre, Iperborea: Giornalista quarantenne a Helsinki, Vatanen ha raggiunto quel momento dell’esistenza in cui di colpo ci si chiede quel “ma perché” che si è cercato sempre di reprimere, nascondendo a se stessi e agli altri che quel grigiore a cui si è arrivati a furia di rinunciare ai sogni, di accettare compromessi, di rassegnarsi al logoramento delle amicizie, del lavoro, degli amori, quel qualcosa in cui siamo rimasti impigliati e in cui non ci riconosciamo, è in realtà la nostra vita. Una sera, tornando in macchina da un servizio fuori città con un amico fotografo, investe una lepre, che fugge ferita nella campagna. Vatanen scende dall’automobile, la trova, la cura e, sordo ai richiami dell’amico, sparisce con lei nei boschi intorno. Da quel momento inizia il racconto delle svariate, stravaganti, spesso esilaranti peripezie di Vatanen, trasformato in un vagabondo che parte all’avventura, on the road, un wanderer senza fretta e senza meta attraverso la società e la natura, in mezzo alle selvagge foreste del Nord e alle imprevedibili reti della burocrazia, sempre accompagnato dalla sua lepre come irrinunciabile talismano. E la sua divertente e paradossale fuga dal passato diventa un viaggio iniziatico verso la libertà, la scoperta che la vita può essere reinventata ogni momento e che, se la felicità è per natura anarchica e sovversiva, si può anche provare ad avere il coraggio di inseguirla. Un libro-culto nei paesi nordici che ha creato un genere nuovo: il romanzo umoristico-ecologico.
L’incipit: http://iperborea.com/media/files_intranet/libri/librocatalogo/estrattiPDFPerSito/000040/20120529103922_40_L’anno_della_lepre.pdf

Arto Paasilinna, Piccoli suicidi tra amici, Iperborea: Ci sono momenti in cui i ripetuti insuccessi, un matrimonio a rotoli, lo stress, la solitudine sembrano davvero troppo per conservare la voglia di vivere: non è meglio farla finita e andarsene da questo mondo che pare sempre meno “un luogo adatto all’uomo”? Seduto sui gradini di casa con una bottiglia di birra in mano, il direttore Onni Rellonen, imprenditore fallito, decide di dire basta a “quel suo vivacchiare privo di senso”. Ma cosa succede se il fienile scelto per “il botto finale” è già occupato da un colonnello a riposo risoluto a mettere fine ai suoi giorni? Non ci saranno anche molti altri nelle stesse condizioni, con cui varrebbe la pena di spartire timori, rischi e spese, per un dignitoso suicidio collettivo? E così, caricati sulla Saetta della Morte, lussuoso pullman dotato dei più desiderabili comfort, trentatré selezionati aspiranti suicidi partono per un viaggio che li porterà da un capo all’altro dell’Europa alla ricerca del migliore strapiombo da cui lanciarsi nel vuoto. Sotto il comando del colonnello Kemppainen, frustrato da un’epoca “così profondamente pacifica”, con l’assistenza di Rellonen e della fidata vicepreside Helena Puusaari, conturbante trentacinquenne dai capelli rossi con l’hobby di struggenti passeggiate nei cimiteri, la Libera Associazione Morituri Anonimi raccoglie i più disparati e folli personaggi, decisi, come il Vatanen dell’Anno della Lepre, a tagliare tutti i legami di un’esistenza che li ha delusi e maltrattati, per la libera avventura di un fatale Grand Tour, che diventerà presto il più gioioso manifesto della voglia di vivere. Dalle falesie di Capo Nord ai burroni del Furka, fino all’estrema punta dell’Algarve, tra spericolate avventure, amicizie, solidarietà e nuovi amori, la banda degli apprendisti suicidi sarà immancabilmente raggiunta dall’irriducibile nemico da cui ha tentato di fuggire: la vita. Perché “si può scherzare con la morte, ma con la vita no. Evviva!” Parola di Paasilinna.
L’incipit: http://iperborea.com/media/files_intranet/libri/librocatalogo/estrattiPDFPerSito/000139/20100923125501_139_PaasilinnaSuicidi.pdf

Tutti i libri di Arto Paasilinna: http://iperborea.com/autore/6166/

Sofi Oksanen, La purga, Guanda: 1992. Estonia occidentale. Aliide vive sola nella sua fattoria. In paese non vuole abitare più nessuno, scappano tutti a Tallinn. Sono rimasti solo i vecchi come lei, qualche ubriacone e una banda di teppisti sfaccendati. Da quando i russi se ne sono andati hanno cominciato a fare brutti scherzi. Forse è una di loro la ragazza che Aliide vede stesa in cortile una mattina, gettata in terra come un mucchio di stracci. O forse è l’esca di una banda di ladri venuti da fuori, magari dalla Finlandia, per portarle via il bosco. Si chiama Zara, parla estone ma è straniera e racconta di un lavoro da cameriera in Canada, di un marito violento e di una fuga a piedi nella notte che l’ha portata fino alla casa di Aliide. Ma non è vero niente, non è finita lì per caso, era proprio quella la fattoria di cui tanto le avevano parlato.
Man mano che le due donne si conoscono, tra sospetti e ostilità, e si svela il legame tra loro, dal passato riemerge una tragedia famigliare fatta di desiderio, rivalità e tradimenti andata in scena nei primi anni dell’occupazione sovietica, all’epoca delle purghe staliniane e della disperata resistenza dei partigiani estoni. Alternando le vicissitudini lontane di Aliide a quelle recenti di Zara, Sofi Oksanen fa scorrere parallele due storie di violenze sulle donne, di umiliazioni, compromessi e colpe inconfessabili.

Sofi Oksanen, Le vacche di Stalin, Guanda: Un Nord che in realtà è un Occidente, una porta verso la libertà e il benessere: questo, una volta, era il confine tra Estonia e Finlandia. Ben lo sanno Katariina e Anna, madre e figlia. La prima ha rinunciato a successo e ambizioni per seguire oltre frontiera il suo amore finlandese e una volta giunta in quell’agognata terra ha cercato in ogni modo di cancellare qualunque indizio del suo passato estone, ossessionata dal terrore di essere spiata, scoperta e denunciata. La figlia riversa su di sé la medesima ansia di controllo totale e si autoimpone l’obiettivo della perfezione fisica attraverso una dieta folle, in cui a colossali abbuffate di zuccheri seguono lo straziante godimento del vomito e l’affannoso tentativo di eliminare qualsiasi traccia dei propri sforzi. Un regime spietato, una fissazione che la assorbe completamente, che domina la sua vita come un despota assoluto e le impedisce di avere un lavoro, amicizie, relazioni normali.
Dall’Estonia in lotta contro l’invasione russa alle deportazioni nei campi siberiani, dal cupo dominio sovietico degli anni Settanta fino al crollo del comunismo e ai nostri giorni, Sofi Oksanen costruisce, frammento dopo frammento, con uno stile crudo ed efficace, due figure femminili uniche e affascinanti e insieme indaga il dramma universale dello sradicamento, di vedersi sottrarre o di non riuscire a trovare la propria identità, la propria lingua, il proprio mondo.

Sofi Oksanen, Quando i colombi scomparvero, Feltrinelli: 1941, l’Estonia è comunista. Due cugini, l’intrepido Roland e il pavido Edgar, hanno disertato le file dell’Armata Rossa per unirsi alle brigate partigiane dei Fratelli della foresta e opporsi all’occupazione dei russi. Ma all’arrivo dei nazisti, che prendono possesso delle terre e cacciano i nazionalisti estoni, le strade dei due giovani si separano: Roland, devastato dalla morte misteriosa di Rosalie, l’amore della sua vita, viene rinchiuso in un campo di lavoro, mentre Edgar, ritrovata la moglie che non ama, finisce per assumere una nuova identità e diventa Eggert, collaborazionista dei nazisti.
1963, l’Estonia è di nuovo sovietica. I vecchi partigiani del regime tedesco sono braccati per fare pulizia nel paese. Il compagno Parts è incaricato di scrivere una cronaca dei misfatti dell’occupazione nazista per glorificare il regime al potere. Ma durante le sue ricerche s’imbatte in un diario compromettente che sembra essere appartenuto a Roland.
Occupazione, resistenza e collaborazione sono le molle di questo romanzo potente, ambientato in un’Estonia invasa a turno dai sovietici e dai nazisti. Per rispondere ai drammi della storia, ciascun personaggio dovrà scegliere il proprio cammino. Roland, il giusto, combatte senza tregua l’invasore; suo cugino Edgar, un vero camaleonte, sposerà come sempre l’ideologia al potere.
Ma chi sarà il vincitore di questa lotta accanita?

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