P.D. James, The Children of Men

P.D. James, The Children of Men, faber and faber, London 1992. 239 pagine.

Inghilterra, anno 2021: il pianeta è afflitto da Omega, una strana malattia per cui tutti gli uomini della Terra, senza eccezioni, sono diventati sterili. Da 25 anni non nascono più bambini, e tutto è cominciato all’improvviso ed è avvenuto nello stesso momento dappertutto. P.D. James ci chiede subito una sospensione dell’incredulità non da poco perché, anche se non è difficile entrare nell’elemento fantastico-distopico per cui non nascono più bambini, il difficile è credere che questo possa essere avvenuto allo schioccare delle dita di un essere supremo, per cui esattamente nello stesso momento, dappertutto, all’improvviso. Perciò dal mio punto di vista il libro non parte già bene, perché io adoro il genere distopico, ma perché non sia fantascientifico ci deve essere un elemento di possibilità. Tuttavia l’idea non è male.

Non posso dire molto sulla trama perché sarebbe un peccato svelarla, basti dire che questa è la situazione, e che i protagonisti sono lo storico Theo Faron e cinque personaggi che impareremo a conoscere nel corso del libro, cinque oppositori dell’ordine costituito, che essi vedono come una dittatura.

C’è più di un’eco del Signore delle mosche in questo romanzo, il che non è (per me) esattamente un bene perché è un libro che, nonostante la fama, non ho amato per niente. Inoltre ci sono immagini e descrizioni talmente simili (solo con gli adulti al posto dei bambini) da far pensare a un omaggio un po’ troppo calcato, non voglio dire a un plagio, perché non è questo il caso, ma comunque una ripresa un po’ troppo pedissequa di certi temi.

I temi sono i soliti del genere: la società distopica, la pseudo-dittatura, l’abbrutimento degli esseri umani seguito a condizioni di vita sfavorevoli, e poi temi unici del libro come l’estinzione della razza umana. Un libro a toni cupissimi, almeno nella prima parte, sembra di respirare nebbia. Ma insomma, il punto è che James non dice veramente nulla di nuovo, e ha anche la pecca di farlo senza troppa maestria: alcune svolte nella trama si indovinano subito, in alcuni casi spiega troppo anche dove avrebbe fatto meglio a usare meno parole.

Non è un libro brutto, questo non si può dire, però è un libro disimpegnato e oserei dire di intrattenimento, anche se non vorrebbe affatto esserlo, tutt’altro. Ma per essere un libro impegnato ci sarebbe voluta tutt’altra stoffa.

Il libro in italiano si intitola I figli degli uomini, e ne è anche stato tratto un film dall’omonimo titolo.

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