Libri dall’Egitto

Nagib Mahfuz, Vicolo del Mortaio, FeltrinelliVicolo del Mortaio, pubblicato nel 1947, è la descrizione, lievemente ironica e distaccata, della vita quotidiana che si svolge in un vicolo del Cairo, durante la seconda guerra mondiale. Mahfuz ci offre il vivido ritratto di un’umanità dolente, spesso molto misera: lo sfruttatore di mendicanti che procura mutilazioni definitive dietro compenso; il proprietario del caffè, esacerbato da un’inclinazione omosessuale e dall’assuefazione alla droga; il giovane barbiere che vuole santificare il suo amore per il Vicolo attraverso quello per una ragazza, Hamida; e poi Hamida stessa, nella cui volontà di fuga dallo squallore del suo quartiere natio è adombrata la ribellione radicale, l’impronta di un eterno e universale ‘esser-giovani’, in opposizione a ogni forma di immobilità. Mahfuz rappresenta tutto ciò con semplicità e insieme con esotica raffinatezza, dosando i dialoghi e i momenti di riflessione in modo da lasciare sempre un varco tra un episodio e l’altro. In ultimo, è la vita, nella sua nudità essenziale e drammatica, a imporsi a tutti come una sorta di riequilibratore deus ex machina.

Nagib Mahfuz, Notti delle mille e una notte, Feltrinelli: Dopo mille e una notte Shahrazàd è riuscita a salvarsi la vita: il sultano Shahriyàr ha accordato la grazia all’astuta Shahrazàd e l’ha presa in moglie. Ma del sultano che ne è stato? I racconti di lei sono riusciti a farlo diventare migliore? Notti delle mille e una notte inizia qui, dove finiva Le mille e una notte – il capolavoro letterario testo fondante della cultura araba. Con la notizia delle nozze di Shahriyàr e Shahrazàd che fa esultare i sudditi: tutti infatti sperano che le arti di narratrice di lei abbiano intenerito il cuore di lui persuadendolo a governare secondo giustizia. Serviranno però mille e un giorno reali a far capire al tiranno, a proprie spese, quello che la fantasia e l’invenzione non gli hanno saputo insegnare. Sarà l’amministrazione quotidiana del regno a svelargli la vera natura dell’abuso della legge e del potere. E saranno persone in carne e ossa a fargli conoscere dal vivo i personaggi prima solo immaginati grazie ai racconti di Shahrazàd. Un racconto vivace e insieme un’allegoria del mondo arabo contemporaneo, dei suoi conflitti politici e del fanatismo religioso, che Mahfuz considerava la sua opera più importante.

Nagib Mahfuz, Miramar, Feltrinelli: Alessandria finalmente! Alessandria goccia di rugiada. Esplosione di nubi bianche. Sei come un fiore in boccio bagnato da raggi irrorati dall’acqua del cielo. Cuore di ricordi impregnati di miele e di lacrime. Inizia così la storia del Miramar, la pensione di un’eleganza un po’ decaduta che conserva le tracce di un passato grandioso sotto le macchie d’umidità. Ma la vera protagonista è Alessandria, che offre un ritratto complesso e profondo dell’Egitto, della sua anima contraddittoria e problematica, con un senso di nostalgia che sa tuttavia mescolarsi al sorriso. Al Miramar i clienti sfilano davanti al lettore, incarnando le diverse anime della società egiziana. In un continuo altalenare tra passato e presente, di voce narrante in voce narrante, sfilano le storie dei diversi ospiti: Amer Wagdi, vecchio giornalista in pensione che ha militato nel partito nazionalista liberale e ora fa ritorno dopo vent’anni al Miramar per stabilirvisi e non ripartire più, l’anziano esponente dell’aristocrazia Tolba Marzuq, il giovane conquistatore Sarhan al-Buheyri, il proprietario terriero Hosni Allam, l’annunciatore di Radio Alessandria Mansur Bahi, oltre alla padrona della pensione, madame Marianna, e alla sua domestica, Zahra, una bella giovane contadina le cui relazioni con gli altri rispecchiano simbolicamente le principali realtà politiche e sociali del paese.

Nagib Mahfuz, Il nostro quartiere, Feltrinelli: Le cronache di un quartiere raccontate attraverso la quotidianità dei suoi abitanti: la realtà e le fantasie di un mondo in cui si compenetrano gli arcani della tradizione orientale e il sottile fascino della civiltà europea. Realtà come raffigurazione degli eventi che scandiscono la vita del rione e fantasia come strumento di conoscenza delle forme e delle essenze che compongono il ciclo della nascita, vita e morte (la magica visione del monastero, il suo giardino di delizie, l’inquietante oscurità del tunnel, e ancora: l’invisibile Grande Vecchio, l’aleatorio paese al di là dei monti e la baluginante presenza divina). Il protagonista delle settantotto sequenze in cui si ordina Il nostro quartiere, un ‘io’ infantile che si trova ad affrontare gli accadimenti dell’esistenza umana sempre dibattuto tra dato fisico e ipotesi metafisica, diventa così il cantore di gioie, passioni, ansie, soprusi, paure e disperazioni che consentono all’umanità che popola il dedalo di viuzze dalla narrazione di trasformare quel microcosmo nell’effigie dell’universo.

Nagib Mahfuz, Il ladro e i cani, Feltrinelli: Nell’itinerario narrativo di Nagib Mahfuz, Il ladro e i cani segna l’affrancamento da alcune proposizioni del realismo e la ricerca di uno stile in cui confluiscano quotidianità e trascendenza, come segni esemplari del mondo concreto e del mondo fantastico. Nelle vicende di un ladro che, attraverso la vendetta, insegue un’improbabile giustizia per il tradimento degli ideali giovanili, si celebra infatti la rappresentazione allegorica di una concezione tragicamente catartica dell’esistenza. Le pagine del romanzo si affollano allora di personaggi identificanti le trascorse esperienze del protagonista e il rispecchiamento di questi in una mutevole realtà che sempre lo relega in quella dimensione dove verità e menzogna coincidono annullando sia i miti del passato sia le speranze nel futuro. Il saggio, il poliziotto, l’amico importante, la prostituta, l’oste, la moglie, il rivale e la figlia che lo rifiuta, costituiscono per Sadi Mahran un travagliato presente ossessivamente segnato dall’imperativo della rivalsa: un mondo fitto di viuzze, palmizi, taverne, periferie desolate, contrafforti sabbiosi e cimiteri prospicienti il deserto, in cui solamente il ricordo può guidarlo, dopo un cammino scandito da morti innocenti, all’appuntamento con il proprio destino. Infine il pensiero di Sadi Mahran si aggruma intorno all’idea di un’entità superiore, di cui la morte personifica l’araldo, che nel fluire della coscienza, magistralmente proposto in alcuni recitativi de Il ladro e i cani rivela la perfetta architettura di un codice arcano: nel male l’uomo è l’eterno perdente; nel bene, l’impronta di tutte le cose.

Nagib Mahfuz, Canto di nozze, Feltrinelli: Abbas Karam Younis, un giovane commediografo ancora sconosciuto, scrive il suo primo dramma ed espone sul palcoscenico i segreti più sordidi e intimi della sua famiglia e della troupe di cui fa parte.
Costruita intorno alla vita della compagnia teatrale, la stessa storia è narrata da quattro diversi punti di vista: quello di un amico di famiglia, del padre, della madre e, finalmente, di Abbas, che è il vero protagonista del romanzo.
Il padre Karam, suggeritore, è uno scommettitore incallito, mentre la madre Halima, cassiera del teatro, esercita anche la prostituzione. Dopo un inizio idilliaco la coppia finirà per trasformare la propria casa in un covo di trafficanti di droga, e nella sede di oscuri e loschi traffici.
Abbas decide di sposare una delle donne della compagnia teatrale, provocando la folle gelosia dell’attore Tariq, ma anche a causa delle condizioni di estrema povertà in cui continua a vivere, la donna, già debole e malata, muore.
Abbas scompare misteriosamente, lasciando un biglietto di addio. Un suicidio?

Ghada Abdel Aal, Che il velo sia da sposa!, epoché: La protagonista del libro, Bride, «che sarebbe “sposa” ma in inglese fa più figo e la gente dirà che sono colta», non riesce a trovare marito e continua a ricevere in casa della sua famiglia visite di improbabili pretendenti. Dal cafone al microcriminale, dal bugiardo al logorroico so-tutto-io, dal megatifoso di calcio al «bello e impossibile» innamorato di una collega, l’autrice ci regala in stile ironico e brillante una carrellata di personaggi, spassose caricature di uno stereotipo maschile che travalica le frontiere egiziane. Inoltre, Bride analizza in modo schietto e senza peli sulla lingua gli aspetti della società in cui vive e in cui va «a caccia di marito», un mondo orientale di cui ci offre uno spaccato giovane e attualissimo.

Khaled Al Khamissi, Taxi, Il Sirente: Attraverso una legge che permetteva di convertire le vecchie auto in taxi, il governo Mubarak aveva aperto le porte della professione a un esercito di contadini, neolaureati disoccupati, impiegati e insegnanti sottopagati… primo libro di Khaled Al Khamissi, Taxi, è diventato ormai un intramontabile classico della letteratura egiziana.

Ahmed Nàgi, Rogers e la via del Drago divorato dal sole, Il Sirente: Dall’album The Wall dei Pink Floyd, Nàgi ha creato un’opera che si colloca nel reale metropolitano contemporaneo, pur mantenendo legami con elementi leggendari e fiabeschi. Storie, desideri, visioni causate dal consumo di hashish e alcol catapultano il lettore in luoghi irreali e in situazioni fantastiche. Il muro, “the wall”, rappresenta l’incomunicabilità, l’alienazione, la follia. Un’allegoria della società sviluppata attorno all’ipotetica costruzione di un muro oppressivo e invalicabile che circonda l’individuo.
Un libro per chi è pronto a scoprire le fantasie, le utopie, gli idealismi, ma anche le frustrazioni di un ventenne egiziano che hanno portato alla caduta del regime Mubarak.

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