Libri dalla Costa d’Avorio

Abidjan

Oggi il post quotidiano sulle bibliografie in giro per il mondo arriva molto in ritardo, ma arriva comunque.

Véronique Tadjo, L’ombra di Imana, Ilisso: «Sì, ricordare. Testimoniare. È quanto ci resta per combattere il passato e ripristinare la nostra umanità». L’invito a partecipare a una residenza di scrittura insieme ad altri scrittori africani è il pretesto che porta alla stesura di una narrazione poetica sul filo della memoria che ripercorre in due distinti viaggi i siti del massacro, le prigioni dei condannati a morte o all’ergastolo attraverso le testimonianze dei sopravvissuti. La scrittrice franco-ivoriana, ricorrendo alla tradizione orale africana, riflette sulla violenza e sull’umanità, descrive vividamente il colpevole e l’innocente e promuove i valori della tolleranza, della pace e della riconciliazione. Preziosa testimonianza fatta con discrezione, rispetto e dignità.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2014/01/07/veronique-tadjo-lombre-dimana-costa-davorio/

Véronique Tadjo, Regina Poku, Le Nuove Muse: La leggenda della regina Pokou che sacrifica il figlio gettandolo nel fiume Comoé per salvare il suo popolo, conosciuta da tutti i ragazzi della Costa d’Avorio, viene rivisitata da V. Tadjo. L’autrice scatena la sua immaginazione per ritrovare il senso di questa epopea mitica nella molteplicità dei suoi significati. Chi è davvero la regina Pokou che generazioni dopo generazioni continua a sopravvivere? Qual è la storia che si profila dietro il mito?

Ahmadou Kourouma, Monnè, oltraggi e provocazioni, Feltrinelli: Protagonista della storia è il re di Soba, un centro dell’impero mandingo: Gighi Keita, il cui regno dura centovent’anni e la cui terra viene conquistata e sottomessa dai ‟Nazareni” (ossia i bianchi) francesi a inizio 900. I cantori delle imprese reali, i griot, celebrano la gloria di Gighi che ha impedito la conversione del suo popolo dalla religione musulmana al cristianesimo, anche se in realtà il re nulla può contro una dominazione che porta morte e distruzione tra gli africani. I francesi promettono a Gighi un treno che collegherà il suo regno al resto del mondo, ma per farlo lo obbligano a procurar loro manovalanza. Il popolo di Gighi muore così di stenti nella costruzione della ferrovia, e i francesi in più fanno giurare fedeltà alla loro bandiera e pretendono che gli africani si arruolino e combattano al loro fianco nella prima e poi nella seconda guerra mondiale contro gli Allamà, i tedeschi. Quando poi Pétain prenderà il potere e a Soba arriverà il nuovo governatore francese, Bernier, Gighi verrà deposto e sostituito dal figlio Bema, avuto dalla giovane Mussokorò (la favorita di cui in un flashback viene raccontata la storia). La ricca vicenda del romanzo, che narra di un’intera civiltà (con tanto di regni, cantori, tradizioni, miti, indovini) spazzata via dalla storia a opera del colonialismo, costituisce un autentico epos, scandito da metafore, termini africani, più voci narranti. Senza manicheismo nella rappresentazione di negri buoni e bianchi cattivi, mostra come gli africani abbiano contribuito alla propria sottomissione con peccati loro (interesse, ingenuità, ambizione ecc.), non ultima la cecità di Gighi che sino alla fine non capisce l’errore commesso, ossia di aver creduto che la ferrovia fosse un omaggio francese alla sua regalità anziché l’ennesimo strumento di sfruttamento da parte dei bianchi.

Ahmadou Kourouma, Allah non è mica obbligato, e/o: “Allah non è mica obbligato a essere giusto in tutte le sue cose di quaggiù”. E’ questa la conclusione cui arriva il dodicenne protagonista di questo libro nel corso del suo allucinante viaggio alla ricerca della zia attraverso la Liberia e la Sierra Leone stravolte dalla guerra tribale. Orfano di padre e di una madre costretta da un’infezione a “camminare sulle chiappe”, Birahima viene affidato alla zia che vive in Liberia. Lo accompagna Yacuba, uomo d’affari e bandito, pronto all’occorrenza a riciclarsi in stregone e fabbricante di amuleti. Durante il cammino i due vengono rapiti da un manipolo di uomini armati, e Birahima si ritrova a diventare un soldato-bambino per salvare la pelle. Comincia così una serie di avventure picaresche per i due compagni, sballottati qua e là dai rivolgimenti politici e militari, fra colonnelli e banditi di strada, tutti assetati di denaro e potere. Kourouma descrive un mondo stralunato, dominato dalla corruzione, un mondo in cui la magia e gli dèi tradizionali si mescolano al dio denaro, un mondo agghiacciante in cui bambini-soldato vengono sfruttati e muoiono per una causa che ormai non è più chiara per nessuno. Ma noi vediamo questo mondo proprio attraverso gli occhi ingenui e disincantati a un tempo di un bambino soldato, che ha avuto “la magnifica idea di raccontare le” sue “avventure dalla A alla Z. Di raccontare con sapienti parole francesi del francese, tubab, coloniale, colonialista e razzista, i paroloni da africano nero, negro, negro selvaggio e le parole da negro, schifoso, pidgin “. E la lingua del racconto di Birahima, forte e viva, dipinge un quadro coloratissimo, aprendo una finestra su una realtà spesso dimenticata o addirittura ignorata. Allah non è mica obbligato ha ricevuto il Prix Renadout 2000 e il Prix Goncourt des lycéens.

Ahmadou Kourouma, I soli delle indipendenze, e/o: Questo primo romanzo di Ahmadou Kourouma apparve nel 1968 e narra la decadenza del principe malinke Fama Dumbuya, “nato  nell’oro, il cibo, l’onore e le donne”  e ridotto a vivere di espedienti, sullo sfondo di una Costa d’Avorio che ha da poco conquistato l’indipendenza dalla Francia.
Il titolo allude proprio a quei regimi nati dalle lotte per l’indipendenza, che per la loro assoluta e comune negatività sembrano a Fama meritevoli soltanto di un generico plurale. Regimi dai confini aleatori tracciati dai colonizzatori, frontiere intollerabili da sopportare per chi sente di appartenere a una cultura antica, radicata in ben più ampi territori.
Il romanzo narra le peripezie di Fama, ridotto a “lavorare” chiedendo l’elemosina in occasione di funerali e matrimoni insieme ai griot: cantastorie tipici di certe zone d’Africa e considerati depositari della tradizione. Nel narrare i viaggi tra un’Africa tradizionale e senza confini e quella delle metropoli convulse e alienanti sorte dal nulla, Fama racconta la sua storia con una lingua che ricorre sistematicamente alla metafora e che si presta a illustrare l’immaginario tradizionale del protagonista.
Nella virulenta descrizione di Kourouma, viene messa alla berlina sia la borghesia arrivista e ingorda, che ha preso in mano il destino del paese, sia i capi tradizionali corrotti e servili. Questo romanzo divenne un modello per generazioni di lettori e di scrittori africani e rivelò subito un autore eccezionale, una voce sarcastica e amara, ma anche traboccante di vitalità.

Ahmadou Kourouma, Aspettando il voto delle bestie selvagge, e/o: Il viaggio iniziatico di Koyaga, dittatore africano della Repubblica del Golfo, come tutta la sua vita è una galleria di orrori e meraviglie dell’Africa contemporanea: le prigioni più atroci, le feste più stravaganti, gli eccessi erotici, le più aberranti filosofie del potere, incroci inauditi di credenze magiche, cinismo e saggezza ancestrale…
Ne viene fuori un capolavoro della letteratura africana e mondiale, un inedito impasto di epica e di ironia, una delle più straordinarie satire del potere che mai siano state scritte, in cui non si salvano né i militari, etnologi e missionari mobilitati dal colonialismo per trasformare il negro selvaggio in uomo “civilizzato”; né i sanguinari dittatori della decolonizzazione, gli eroi guerrieri, i saggi, crudeli, folli padroni per conto terzi dell’Africa di oggi.
In questa storia romanzata del continente nero, tanto istruttiva quanto divertente, la magia ha un ruolo importante almeno quanto quello delle armi, delle strategie neocolonialiste, della corruzione.

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