Libri dalla Corea del Sud

 

Seul

Yi Ch’ongjun, Interno coreano con sequestro, O barra O: Giocato sulla ricostruzione a posteriori che la protagonista tenta di fornire al procuratore O, incaricato di condurre le indagini, Interno coreano con sequestro è un brillante thriller psicologico dove il piano reale e quello soggettivo, il presente e il passato si intersecano in ogni pagina, fino ad aprirsi a una sconvolgente rivelazione finale. Per lo stile e i temi trattati, quali la solitudine, la sottomissione e i meccanismi insondabili della memoria, questo romanzo rievoca le atmosfere dei film dei più famosi cineasti coreani come Kim Ki-Duk e Park Chan-wook.

Yi Ch’ongjun, Enigmi coreani, O barra O: Dallo stesso autore di Interno coreano con sequestro, due avvincenti racconti, imprevedibili, carichi di suspense, in cui i personaggi appartengono sì alla loro storia, ma al contempo sono manovrati da un destino ineluttabile.
Il profeta
Madame Hong, padrona della taverna Ape Regina, obbliga cameriere e clienti a indossare maschere dall’aspetto inquietante. Solo Na U-yon, chiamato da tutti “il profeta” per la sua capacità di prevedere con esattezza gli eventi futuri, si oppone al suo volere. Un giorno comunica a Madame Hong che lì, nella sua taverna, verrà presto commesso un omicidio…
L’isola di Io
L’ufficiale di marina Son U-hyon si trova a dover indagare sulla scomparsa del giornalista Ch’on Nam-sok, partito per mare alla ricerca di I“, l’isola misteriosa, l’isola utopica nella cui leggenda anche il lettore si perde, sorpreso e sconcertato.

Han Mahlsook, Cantico di frontiera, O barra O: Han Mahlsook, attraverso il susseguirsi di avvenimenti vissuti dalla protagonista Yu-jin, dà voce alla poliedrica e sfuggente cultura della Corea odierna, dove credenze popolari e sciamaniche, confucianesimo, buddismo, cristianesimo si affiancano e si intrecciano nella modernità della società attuale dando luogo ad una realtà umana dai multiformi contorni. Romanzo profondamente coreano, narra di quella sottile linea di confine (la frontiera) dove realtà per noi antitetiche si incontrano e producono una molteplicità di scambi tra generazioni, tra singole coscienze, tra gli estremi del continente euroasiatico, tra mondo dei vivi e mondo dei morti, nel continuo fluire di eventi impalpabili, carichi di emozioni e imprevedibili.

Ho Kyun, Divagazioni dell’esilio, O barra O: Vissuto in Corea nel XVII secolo, durante l’esilio sotto l’accusa di aver favorito la promozione di un nipote durante un esame. Ho Kyun dipinge un quadro della vita politica e sociale del primo periodo Choson. Descrive la carriera e il lavoro di molti personaggi politici, la storia delle istituzioni del paese, il sistema degli esami, il funzionamento degli organi amministrativi, alcune norme burocratiche e leggi allora vigenti, i rapporti diplomatici con paesi confinanti come la Cina, usanze e tradizioni. La personalità di Ho Kyun si distingue per una certa originalità: pur ammirando e rispettando i valori confuciani, egli muove critiche nei confronti di un’ accettazione incondizionata degli stessi e si interessa a correnti di pensiero non sempre accettate dai confuciani (buddismo, taoismo, cattolicesimo). Inoltre, affronta sia tematiche “importanti”, sia argomenti di carattere apparentemente più superficiale, come il cibo, la calligrafia, la musica, e l’abbigliamento, notazioni che permettono di avere un quadro dettagliato e vivo della vita dell’epoca.

Ho Kyun, Hong Kiltong, O barra O: Hong Kiltong, discriminato dalla società del tempo perché figlio illegittimo di un ministro e di una serva, lascia la casa paterna e decide di unirsi a una banda di briganti della quale diviene il capo indiscusso. Con i suoi uomini compie imprese audaci e clamorose, ai danni di funzionari e istituzioni corrotti. Il governo cerca di catturarlo ma egli rimane inafferrabile e così la sua banda, chiamata “Società per il riscatto dei poveri”. Amato dal popolo come un eroe, rinuncia all’incarico di ministro della guerra a lui proposto dal sovrano in cambio dell’abbandono di ogni attività criminosa e lascia la Corea per l’isola di Yul, dove fonda una società ideale secondo l’etica confuciana, retta dai princìpi dell’onestà e della giustizia.
Romanzo curioso e di piacevole lettura, ripropone temi, come la critica alla società e alle istituzioni e la ricerca utopica di un più giusto ordine morale e civile, che oltrepassano i confini e i tempi.

Kim Tong-ni, La sciamana di Chatsil, O barra O: Il lettore viene immerso nell’universo sconosciuto dello sciamanismo ancora fortemente radicato in Corea.
Il romanzo narra le vicende di Eul-hwa, sciamana in un villaggio della Corea, dipinge le sue pratiche cerimoniali, i riti sciamanici, il suo incontro- scontro con il figlio che, mandato in tenera età in un tempio buddista, torna a casa convertito al cristianesimo.
Il contrasto fra mondo della tradizione e apertura a nuove forme di pensiero e credo di provenienza occidentale emerge in tutta la sua potenza.
Adattato per lo schermo nel 1982, il libro fu candidato al Premio Nobel nel 1978.

Kim Yung-ha, Che cosa ci fa un morto nell’ascensore?, O barra O: I racconti sono ambientati a Seul, la città dell’ipertecnologia, una città di luci, grandi complessi residenziali e centri commerciali. I personaggi si muovono nella società urbana contemporanea, immersi in un convulso fluire di eventi, in situazioni paradossali e bizzarre, vivendo storie inquietanti con finali a sorpresa. Un filo comune unisce le cinque storie. Tutte raccontano la vita di persone in qualche modo “incastrate” in determinate situazioni, tutte lasciano avvolti nel dubbio. È semplice riconoscersi in personaggi e situazioni così sfacciatamente reali e trovare nel dubbio un quesito esistenziale.

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