Libri dalla Colombia

 

Bogotá

Gabriel García Márquez, L’amore ai tempi del colera, Mondadori: Per più di mezzo secolo Florentino Ariza ha perseverato nel suo amore per Fermina Daza, la più bella ragazza del Caribe, senza mai vacillare e senza mai perdere la speranza, neppure davanti al matrimonio d’amore di Fermina con il dottor Urbino. Un eterno, incrollabile sentimento che Florentino continua a nutrire contro ogni evidenza fino all’inattesa, quasi incredibile, conclusione. Una storia d’amore e di speranza nella quale García Márquez abbandona la sua abituale inquietudine e il suo impegno di denuncia sociale per raccontare un’affascinante epopea di passione e di ottimismo. Un romanzo atipico e splendido da cui emerge il gusto intenso per una narrazione corposa e fantastica, un affresco in cui, con affettuosa ironia, si dipana mezzo secolo di storia, di vita, di moda e abitudini, tra la lussureggiante natura e l’ineguagliabile gente dell’assolato Caribe.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2013/12/12/gabriel-garcia-marquez-lamore-ai-tempi-del-colera-colombia/

Gabriel García Márquez, Cent’anni di solitudine, Mondadori: Con la sua forza, il suo bagaglio di visioni e di prodigi, con la sua capacità di reinventare il mondo, Cent’anni di solitudine è il romanzo rivelazione che è stato definito l’opera più importante in lingua spagnola dopo Don Chisciotte. Un capolavoro con il quale si inaugura la stagione felice della narrativa sudamericana, la storia di una grande famiglia i cui componenti vengono al mondo, si accoppiano e muoiono per inseguire un destino ineluttabile. Con questo romanzo tumultuoso che usa i toni della favola, García Márquez ha saputo rifondare la realtà e, attraverso Macondo, creare un vero e proprio paradigma dell’esistenza umana. Un universo di solitudini incrociate, impenetrabili ed eterne, in cui si agita una moltitudine di eroi, protagonisti di quel “romanzo ideale”, secondo le parole dell’autore, “capace di rivoltare la realtà per mostrarne il rovescio”.
Il primo capitolo: http://leggere.librimondadori.it/gabriel-garcia-marquez-cent-anni-di-solitudine/

Tutti i libri di Gabriel García Márquez: http://it.wikipedia.org/wiki/Gabriel_Garc%C3%ADa_M%C3%A1rquez#Opere

Andrés Caicedo, Viva la musica!, Sur: María del Carmen è bella, giovane e «bionda, biondissima», va fiera dei suoi capelli e della sua libertà, vorrebbe conoscere l’inglese per poter cantare i testi dei Rolling Stones, ama il rock e adora la salsa, i ragazzi e le ragazze, l’alcol e le droghe; la sua storia travolgente e tragica, con la vitalità disperata e la sensuale autodistruzione che stillano da ogni pagina, restituisce appieno la profonda rivoluzione sociale, musicale, sessuale e dei costumi che negli anni Settanta attraversò Cali, la città colombiana dove è ambientata. María ha una voce letteraria così potente che sarà impossibile non innamorarsene.
Un estratto: http://www.minimumfax.com//upload/files/sur/assaggio_caicedo.pdf

Hernando Calvo Ospina, Stai zitto e respira a fondo, Zambon: Ecuador, 1985: il presidente Febres Cordero inaugura una inaudita politica di repressione contro tutti gli oppositori politici. Nella confinante Colombia il terrore di Stato è diffuso da decenni e alcuni colombiani che vivono a Quito cercano di rendere pubblica la situazione di violenza e ingiustizie che tormenta il loro paese. Uno di loro si chiama Hernando, studente di giornalismo all´Università di Quito: nel settembre 1985 viene arrestato e torturato per dodici giorni, prima dai militari e poi da un reparto speciale della polizia, dopodiché finisce in carcere. Per tre mesi vive la quotidianità del prigioniero, fatta di miserie umane, ma anche di momenti di amicizia e di amore. Questa dura esperienza viene narrata da Hernando con ironia e con sorprendente ottimismo.

Santiago Gamboa, Perdere è una questione di metodo, Guanda: Da una telefonata della polizia, il giornalista Victor Silanpa apprende che è stato ritrovato un uomo orrendamente assassinato nelle vicinanze di Bogotà. Victor si trasforma in detective e, con l’aiuto del fedele Estupinan, il suo Sancho Panza, si getta in una vicenda che di delitto in delitto coinvolge sempre più personaggi e attraversa tutti gli strati di una grande città: speculatori edilizi, donne spregiudicate, poliziotti, politici corrotti, burocrati, piccola e grande malavita, inclusi i “narcos”…

Santiago Gamboa, Vita felice del giovane Esteban, Guanda: Quand’è che finalmente uno scrittore riesce a fissare la vita, la materia sfuggente che è perennemente condannato a inseguire, sulla pagina? Quand’è che può tirare un sospiro di sollievo e dirsi che, sì, ne è valsa davvero la pena? Questi gli interrogativi che assillano il trentaduenne colombiano Esteban Hinestroza, giovane scrittore con due soli romanzi alle spalle che, reduce da un matrimonio fallito, tira a campare a Parigi grazie soprattutto ai servizi giornalistici e radiofonici. Poi un giorno, mentre fuori piove, quasi per risalire alle origini di una vocazione misteriosa e tirare le prime somme della propria esistenza, comincia a ripercorrerne le tappe principali e a ricostruire la storia della propria formazione attraverso i ritratti delle persone che hanno contribuito a scriverla.
Inizia così il grande affresco dell’infanzia, dell’adolescenza e della gioventù di Esteban, delle vicissitudini e dei tanti esili della famiglia, di trent’anni vissuti a cavallo tra l’America Latina e l’Europa, sempre con una valigia piena di libri in mano. E nelle pagine sfilano, evocati a raccontare se stessi, i tanti volti del passato: i genitori, professori curiosi del mondo e appassionati di arte precolombiana; Toño, il vicino di casa che dopo la cocente delusione amorosa si unisce alla guerriglia sui monti; Blas Gerardo, il prete spagnolo esiliato in Colombia dai vertici ecclesiastici dopo che ha lottato al fianco dei repubblicani in Spagna; Federico, l’aspirante suicida, chiamato a una drammatica esperienza paranormale; Ismael, l’amico che nasconde ossa umane in soffitta; Darpeti, il Ludopatico romano, giocatore d’azzardo e dilapidatore di fortune; Natalia, il primo amore pieno e radioso; Hegel Dadà, l’insegnante haitiano in fuga dalla dittatura dei Duvalier; Vicente Angel, l’esteta e poeta madrileno; Rodolfo, il misterioso alcolista poliglotta che si improvvisa maestro di scacchi per una sfida persa in partenza e che poi, come nella più classica delle spy-story, sparisce nelle pieghe della Storia…

Santiago Gamboa, Ottobre a Pechino, Guanda: A guidarci fra le attrattive e le contraddizioni di tre affascinati e imprescindibili città asiatiche – Hong Kong, Macao e Pechino – è un colombiano innamorato del mondo e dell’avventura, un viaggiatore a cui non bastano mai gli occhi per guardare. Santiago Gamboa è un inguaribile curioso e quando viaggia non si immerge solo in un paesaggio ma anche nella sua storia, nel suo passato fastoso e tormentato, nella sua arte, nella sua letteratura, nella sua gastronomia; per questo in Ottobre a Pechino fa confluire tutti gli appunti di un mese di vita e registra episodi e osservazioni di quello che diventa un percorso di immedesimazione, di apprendistato.
Con lui il lettore vedrà stagliarsi dall’aereo l’inconfondibile profilo degli arditi grattacieli di Hong Kong e atterrerà nell’ex protettorato britannico per poi aggirarsi come trasognato nel traffico, tra alberghi sontuosi e centri commerciali dalle gigantesche insegne luminose, e finirà per perdersi in vicoli sordidi e in mercati del pesce; viaggerà fino a Macao, isola di una «caraibica» e scrostata decadenza, piena di casinò e di localini porno, arenatasi al tempo della dominazione coloniale portoghese; e arriverà infine a Pechino e ne conoscerà le folle, i quartieri popolari, l’estetica comunista, ma anche la Città Proibita, i pai-lo, i templi taoisti e buddhisti, gli infiniti parchi con le schiere di praticanti di tai chi, il giardino zoologico con i famosissimi panda… E conoscerà un’umanità variegata e complessa, ma farà incontri imprevisti quanto intensi con personaggi come Bruce Lee, Ernst Jünger, Luís Vaz de Camôes, Marco Polo, Kublai Khan.

Santiago Gamboa, Gli impostori, Guanda: Può essere del tutto accidentale che un giornalista colombiano trapiantato a Parigi, un sinologo dell’università di Amburgo e un frustrato scrittore peruviano di origine cinese sbarchino nella remota Pechino lo stesso giorno e alla stessa ora. Le loro personalità sono diametralmente opposte e le ragioni che li hanno spinti al viaggio molto diverse. Ciò che li accomuna è una grande passione per la letteratura e il tarlo dell’insoddisfazione: tutti, in una maniera o nell’altra, vorrebbero essere diversi da come sono; tutti, a loro modo, sono un po’ impostori.
Ecco allora che le rispettive strade, a loro insaputa, tendono a convergere verso un’unica meta: un antico manoscritto in cui è vergato il nucleo dottrinale di una società segreta, che persiste nella clandestinità da quando i suoi capi, i Boxer, sono stati assassinati. Nel ruolo di improbabili investigatori, assai più brillanti nell’evocare parole di poeti e narratori che nel fiutare indizi, i tre dovranno destreggiarsi tra fanatici religiosi, prostitute russe e avvenenti dottoresse cubane.

Santiago Gamboa, Morte di un biografo, e/o: Dopo una lunga malattia, uno scrittore riceve uno strano invito a partecipare a un congresso di scrittori a Gerusalemme. In un lussuoso hotel gli autori raccontano – come in un moderno Decamerone – una serie di biografie straordinarie: le vite di due giocatori di scacchi europei, di un’attrice porno italiana con velleità progressiste, di un industriale colombiano in lotta contro i paramilitari, di un meccanico che si salva con una fuga rocambolesca per consumare la sua vendetta, e soprattutto la vita di José Maturana, pastore evangelico, ex drogato ed ex carcerato, che nel potente linguaggio della strada racconta il tragico itinerario del suo salvatore, un carismatico messia tatuato di Miami. Poco dopo il suo intervento al congresso Maturana viene ritrovato morto nella sua camera: anche se tutto lascia pensare a un suicidio, restano dei dubbi, e il protagonista del romanzo cerca di scioglierli conducendo un’indagine in prima persona che gli rivelerà molteplici versioni della stessa storia.

Santiago Gamboa, Preghiere notturne, e/o: Uno studente di filosofia colombiano, Manuel, viene arrestato a Bangkok con l’accusa di traffico di droga: se non si dichiara colpevole rischia la pena di morte. Ma la sua preoccupazione più grande è rivedere la sorella scomparsa anni prima, Juana, a cui è legato da un amore esclusivo. Manuel è un sognatore, appassionato di letteratura e autore di graffiti, Juana una donna forte, decisa a fare qualsiasi cosa per proteggerlo e portarlo via da Bogotá, infestata di paramilitari e narcotrafficanti. È per questo che diventa una escort di lusso e si introduce negli ambienti dei politici corrotti per tramare vendette, ma quando le cose per lei si mettono male è costretta a lasciare il paese. La vicenda commuove il console colombiano a Nuova Delhi, che ritrova Juana a Tokyo, sposata con un ricco giapponese da cui ha avuto un figlio, e fa di tutto per riunire i due fratelli. È lui a raccogliere le loro sofferte testimonianze e a raccontare la loro malinconica storia. Con la consueta sapienza narrativa che fa di lui uno dei più apprezzati scrittori latinoamericani del nostro tempo, Santiago Gamboa impone un ritmo incalzante a questo romanzo a tre voci, mentre disegna un affresco inquietante di un mondo sordido che, dall’infinita guerra civile in Colombia al turismo sessuale in Thailandia, è afflitto dalla stessa endemica violenza.

Nicolás Gómez Dávila, In margine a un testo implicito, Adelphi: Nelle profondità dell’America Latina si celava da decenni «un territorio tenuto gelosamente nella penombra» (Álvaro Mutis), prezioso e sorprendente: l’opera di Gómez Dávila (1913-1994), summa di fulminanti annotazioni in margine a un «testo implicito» che sta al lettore scoprire. Figlio di ricchi possidenti, formatosi da autodidatta nella Parigi degli anni Venti e ritornato poi a Bogotá, Gómez Dávila si ritirò da allora nella solitudine della sua biblioteca, raccogliendovi giorno dopo giorno un impressionante corpus di sentenze, di cui è qui presentata una prima silloge. Queste schegge provviste di una «punta di diamante» incidono in noi, come altrettante evidenze, considerazioni su temi che sono i più grandi e i più quotidiani, i più antichi e i più peculiari dei nostri anni. Ciò che le tiene insieme è, come scrisse una volta Nietzsche, la «lunga logica di una sensibilità filosofica ben definita», che però Dávila si guarda dall’esplicitare troppo, forse per non discordare dal testo smisurato che commenta. Così ha preso forma inclassificabile un’opera che per la sua durezza, per l’intransigenza dei giudizi e la radicalità dei presupposti può ricordare l’inesauribile scepsi di Cioran o il pathos corrusco di Caraco, ma con l’aggiunta di qualcosa di unico: la pacatezza di un saggio insolente, le cui idee sono «un fuoco di luce secca». Da cavalleresco avversario, García Márquez ha ammesso, riferendosi a Gómez Dávila: «Se non fossi comunista, penserei in tutto e per tutto come lui».
Gli aforismi di Gómez Dávila sono usciti in più volumi a Bogotá fra il 1977 e il 1992.

Nicolás Gómez Dávila, Tra poche parole, Adelphi: Lo scrivere breve non è per Gómez Dávila solo un’arte o un genere letterario, ma un modo di pensare: l’unica forma, cioè, capace di restituire al pensiero l’immediatezza che il discorso articolato gli toglie. L’unica che accetta la sfida di non nascondersi, perché «tra poche parole», come tra pochi alberi, è più arduo celarsi. Gómez Dávila concepisce i propri aforismi come tocchi cromatici che invitano il lettore a scorgere la totalità loro sottesa, e dunque a riconoscere il «testo implicito», l’opera ideale a cui alludono.
In questo volume viene presentata una seconda parte del grande libro degli Escolios, cui Gómez Dávila si è dedicato per l’intera vita e che nell’edizione originale comprende cinque tomi, tutti composti esclusivamente di brevi, fulminanti sentenze – simili a pietruzze gettate nell’animo del lettore: «Il diametro delle onde concentriche che formano dipende dalle dimensioni dello stagno».

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