Libri dal Camerun

 

Yaoundé

Calixthe Beyala, Gli alberi ne parlano ancora, Feltrinelli: È quasi centenaria Edena, quando in un racconto scandito in sedici veglie si mette a rievocare la propria storia e quella del suo popolo, gli etoni. Nel grande affresco corale che ne deriva viene descritta la vita di un villaggio africano ai tempi della colonizzazione, dove sfilano bianchi e neri, uomini prevaricanti e donne sottomesse, e tutta una serie di personaggi misteriosi e fiabeschi in bilico tra modernità e tradizione. Edena è la figlia di Assanga Djuli, il saggio e autorevole capo villaggio, e di Andela, creatura devota e rassegnata, diversamente dalla seconda moglie del marito, l’edonista e sfrontata Fondamento di Piacere. Mentre il ritmo dell’esistenza intrisa di magia e superstizione scorre come sempre, si avvertono i primi segni e presagi di una trasformazione incombente. Arrivano gli occidentali, a partire da Michelangelo di Montparnasse, quindi i colonizzatori, tedeschi prima, francesi poi. Gli equilibri tradizionali ne vengono travolti, gli uomini sono arruolati in guerre non loro e si diffondono anche le conversioni al cristianesimo. Primo fra tutti, Cristiano n. 1, il giovane che Edena vorrebbe per sposo. Ma un destino diverso l’attende: dopo un susseguirsi di frustrazioni e umiliazioni, acquisita maggiore consapevolezza di sé, trova la forza di ribellarsi all’ipocrisia delle convenzioni e di fuggire. Con lei, i tanti protagonisti del romanzo vanno incontro al nuovo, in una narrazione che ha la poesia della nostalgia ma anche la leggerezza della fiaba grottesca e la vivacità dell’epopea, con un’ironia che stempera rabbia e dolore in superiore saggezza. Quella di chi sa che nella vita tragedia e commedia sono indissolubilmente legate.

Calixthe Beyala, Gli onori perduti, Feltrinelli: Saïda Bénérafa, la voce narrante del libro, nasce negli anni quaranta in Camerun, nel villaggio di New-Bell Douala, soprannominato Cuscus. La sua nascita non è motivo di gioia per il padre che, in quanto femmina, la considera solo di peso per la famiglia. Saïda arriva vergine ai vent’anni: prima ne è orgogliosa, poi comincia a soffrirne e si inventa un fidanzato francese che suscita l’invidia delle altre, infine si rassegna a un destino di solitudine a vita con tanto di ufficiale ‟certificato di verginità” rilasciato dal farmacista del villaggio. Derisa da tutti perché non è riuscita a trovarsi un marito in una società dove la donna è sposa o non è niente, solo dopo la morte della madre, le si apre all’età di quarant’anni la prospettiva di una vita nuova, lontana dalla miseria e dalla cultura tradizionalista e maschilista del suo paese. Saïda lascia il Camerun per Parigi dove una cugina ricca e maritata, Aziza, la accoglie come donna delle pulizie ma poi la scaccia. Saïda, sola in una città straniera, trova allora vitto e alloggio presso una donna senegalese, forte e indipendente, Ngaremba, che la incoraggia sulla via dell’emancipazione. Nella multietnica e chiassosa Belleville, Saïda conosce un altro emarginato come lei, Marcel, e con lui scoprirà anche il sesso all’età di cinquant’anni. Calixthe Beyala mescola i toni del dramma e della commedia, sfodera pietà e ironia, rappresenta sofferenza e gioia di vivere, descrivendo due condizioni di vita, entrambe ricche di contraddizioni: nella prima parte l’esistenza colorata, rumorosa, esuberante di un villaggio camerunese, e nella seconda quella degli immigrati africani in una città come Parigi, oscillante tra gelosa conservazione delle tradizioni e apertura verso culture differenti.

Calixthe Beyala, Selvaggi amori, e/o: “Non ero abbastanza idiota per vivere una felicità senza ombre, ma neanche abbastanza intelligente per cogliere mele con Newton…. il mio cuore di selvaggia si infiacchiva… l’Africa planava sopra la mia testa con i suoi soli e le sue notti gracchianti di rettili… Parigi si rarefaceva…” .
Pensieri come questi attraversano le mente sognatrice e pragmatica di Eve Marie, da decenni approdata a Parigi dal Camerun , ormai sulla quarantina; Eve Marie non ha mai perso la sua scanzonata schiettezza e un gusto indomabile per la vita e le gioie dell’amore, ma quando si accorge che “il tramonto delle rughe comincia a invaderla“ considera con realismo la propria situazione: da anni è, insieme a una nutrita schiera di donne di tutte le età e colori, prostituta alle dipendenze del Signor Trenta per Cento titolare de Les Belle Parisiennes dove trascorre gran parte delle sue giornate tra clienti avvinazzati e una fitta coltre di fumo. Un cliente fisso stravagante e mite, un omaccione sempre intento a fumare e a scrivere le propone di sposarla. Eve Marie pensa a uno scherzo ma poi accetta e con Plethore le si schiude un mondo di tenerezza e il gusto profondo e libero dei sensi: i due si amano teneramente. Eve Marie lascia la bettola del Signor Trenta per cento dove per via delle sue gloriose e immense chiappe è soprannominata “Bella Sorpresa” e allestisce un ristorante clandestino un Maquis, nel piccolo e caotico appartamento. Una parte delle spese per la sua impresa la ricava dal mettersi in affari con il suo ex sfruttatore procacciandogli giovani donne in cerca di un tetto e assicurandosi una piccola percentuale sui profitti. Eve Marie non si fa troppi crucci: in fondo si sente una madre benigna per quelle ragazze. La vita del quartiere popolare dove abita, Belleville, un angolo di Parigi povero e caotico pieno di traffici e animato da una variopinta congerie di razze, percorso dagli strilli delle donne e dai giochi dei bambini e il palazzo fatiscente che abita è una specie di bizzarra comunità multietnica in cui spiccano tra gli altri il bottegaio Michel, che sbava dietro il sederone di Eve Marie, il vecchio Pegase sezionatore di cadaveri, Felix il predicatore senza predica, e la evanescente e pallida Flora Flore vittima sistematica delle botte del marito Jean Pierre Pierre del quale resta innamoratissima, il dottor Senza pensieri che la moglie Solange cornifica allegramente e tanti altri che puntualmente vengono da Eve Marie a gustare i suoi speziati e afrodisiaci manicaretti.
Un giorno però l’atmosfera solare e vivace del palazzo viene sconvolta dalla scoperta del cadavere di una giovane donna strangolata che giace per le scale. Tutti ne sono orripilati e spaventati: si decide di nascondere il corpo in cantina, ma Eve Marie ne è ossessionata e si mette a indagare sul probabile assassinio. Un altro colpo di scena la sconvolge: un giorno trova Plethore tra le braccia, anzi le gambe, della eterea Flora Flora. Furente lo caccia di casa e arriva perfino a sospettarlo del turpe omicidio. Ma poi con Flora Flore finisce per diventare grande amica. Un bel giorno sulla scena si presenta Ocean, giovane artista gay occasionalmente travestito, senza dimora perché abbandonato dal suo amante regolarmente sposato. Ocean va a vivere da Eve e Flora con la quale non disdegna affatto di appartarsi in pomeriggi di risate e sesso spensierato. Intanto Plethore si ripresenta e questa volta viene accettato mentre Flora viene riacciuffata dal brutale marito e Ocean ritorna al suo destino. Ma Flore è rimasta incinta e ha rivelato a Eve che l’assassino della Signorina Nessuno, misteriosamente scomparso dalla cantina, è in realtà Jean Pierre…. In un’ennesima violenta lite la povera Flore, incinta e prossima a partorire un bel bimbo resta quasi uccisa. Sarà Eva Marie a raccogliere l’amica e accudirla e poi prendere con sé il bambino mentre i gendarmi chiudono le manette intorno ai polsi del brutale Jean Pierre…
Selvaggi Amori è un libro irresistibile pieno di gioia e dolore, attraversato da sogni e colori e una umanità disarmante e eroica nella sua tenace determinazione a sopravvivere e se possibile, agguantare il sogno di una normalità dignitosa e un modesto benessere. Beyala riesce come una esperta giocoliera a mettere in scena una favola tragicomica mobile e accesa da passioni e piccole e grandi tragedie, sostenuta da un sentimento di spregiudicata e folgorante ironia, una tenerezza acuta e contagiosa un grande senso della orchestrazione. E’ anche una storia fantastica e istruttiva che invita a riflettere senza lesinare il divertimento, sui luoghi comuni dettati dalla buona volontà spesso fortemente ideologica e moralistica dei fautori della integrazione in una società multietnica e interrazziale dove una parte degli immigrati non riesce mai a valicare steccati di ferro e dove tanta gente è condannata a sentirsi esule per tutta la vita. Eve Marie enorme e vitale resterà a lungo impressa nella mente del lettore con la sua esuberante vitalità e il suo robusto buon senso: ”Ero stata io, la donna, la puttana, la nera a riuscire in questa impresa, perché l’idea era nata dai miei sensi, dalle mie budella , dal mio cuore…. uscita tutta da me”. E l’impresa, riuscita e appassionante, divertente e istruttiva, è proprio Selvaggi Amori.

Calixthe Beyala, Come cucinarsi il marito all’africana, epoché: La signorina Aissatù è follemente innamorata di un maliano purosangue e celibe, Suleymane Bolobolo, che vive con la madre e il loro animale domestico, una gallina. Per sedurlo non bastano dolcezze e teneri baci, occorrono anche aromi tropicali che stregano e catturano. Mango selvatico, zenzero, marinata di spezie e zuppa di pesce… In questo modo, si scatenano torrenti di estasi e di eccessi sensuali. Al di là dell’aspetto spensierato e leggero delle ricette di cucina, Calixthe Beyala traccia il ritratto di una giovane africana persa in una società che rifiuta il cibo e le rotondità femminili e che propone un modello di bellezza opposto a quello che prevale in Africa.

Calixthe Beyala, A bruciarmi è stato il sole, epoché: Camerun. Calore umido, cielo ipnotico. Nella bidonville in cui è cresciuta, abbandonata dalla madre, la protagonista cerca disperatamente il proprio posto in una società in cui la donna ha un unico diritto: stare zitta. Presa tra sentimenti contrastanti, con l’odio nel cuore e il fuoco nel ventre, la fanciulla è sicura che un giorno diventerà la più forte. Incapace di risolversi a conciliare sesso e asservimento, si rifiuta di passare la vita in ginocchio. Calixthe Beyala, nata in Camerun, vive a Parigi.

Calixthe Beyala, La piantagione, epoché: Zimbabwe, anno 2000. I latifondisti bianchi, discendenti dei coloni fondatori dell’ex Rhodesia, vivono nell’agio e nel lusso di splendide tenute, attorniati da domestici tuttofare e contadini neri. La loro comoda esistenza viene sconvolta dalle riforme agrarie del “Presidente eletto democraticamente a vita”, dittatore megalomane e sanguinario che vuole espropriarli, apparentemente a beneficio del popolo nero. In questo scenario si muove Blues, la protagonista del romanzo, bellissima figlia diciottenne di un grande possidente, forte e determinata. Travolta dall’amore, saprà metterlo in secondo piano e lottare per quello che considera più importante: conservare la sua terra e riportare la Piantagione allo splendore di un tempo.

Werewere Liking, La memoria amputata, Baldini & Castoldi Dalai: All’incrocio tra poesia, saggio, autobiografia e racconto storico, questo libro intreccia il destino del popolo africano a quello della protagonista Halla Njockè, una donna di ottantacinque anni che, dopo essersi affermata come cantante e artista, decide di immergersi nel suo violento passato. Lo fa scrivendo la biografia della zia Roz, un atto che diviene ad un tempo riscoperta dei legami femminili familiari e risveglio di silenzi e cancellazioni dentro di sé. La sua memoria è stata come amputata: dopo essere stata vittima della faida fra i genitori, protrattasi anche in tribunale, il padre, che si vanta di essere un Lôs – secondo lo schema del vudù, un essere di straordinaria potenza spirituale – la strappa alla famiglia della moglie e la porta a vivere con sé. L’innocenza infantile non salva Halla dallo stupro che le infligge l’uomo, e la sua precoce bellezza fa di lei un conteso oggetto di compravendita. È questo il contesto in cui la giovane matura la sua consapevolezza femminile e umana, tra violenze e misfatti, amori e delusioni, che la portano ad affermare la propria capacità di resistere e imporsi agli altri, creandosi una vita su misura. L’oblio è il prezzo da pagare, un oblio da cui la sua memoria cerca di riemergere in queste pagine, elevandosi al tempo stesso a canto e celebrazione di tutte le donne africane che come lei hanno taciuto.

Léonora Miano, I contorni dell’alba, epoché: Nell’immaginario stato africano dello Mboasu, la guerra è finita, lasciando dietro di sé morte e distruzione. A farne le spese sono i più piccoli: gli adulti, nella loro follia, li ritengono la causa dei mali che li affliggono e li allontanano. Costretti a vivere per strada, diventano spesso preda di sedicenti sette religiose che hanno scopi tutt’altro che spirituali. Musango è una di loro. Cacciata dalla madre, che la sospetta di essere indemoniata, attraversa mille peripezie ma alla fine cercherà di rivederla per perdonarla. Con lei, una luce di speranza illumina il buio in cui è sprofondato il continente nero.

Léonora Miano, Notte dentro, epoché: Trasferitasi in Francia per studiare, una donna torna nel suo villaggio natale nel cuore dell’Africa. Trova un luogo desolato, consumato dalla miseria e abitato solo da donne, vecchi e bambini. Una guerra civile sta devastando il paese e una sera alcuni miliziani invadono il villaggio in cerca di nuove giovani reclute, ma, soprattutto, affermando di voler restituire all’Africa la sua anima autentica, sacrificano un bambino. Questo è il primo romanzo dell’autrice.

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