Libri dalla Bosnia ed Erzegovina

 

Mostar, Stari Most

Nenad Veličković, Il padre di mia figlia, Forum: Il romanzo racconta le vicende di una famiglia di Sarajevo i cui legami sentimentali, sopravvissuti al tormento della guerra, si infrangono nella desolata quotidianità di una pace senza più speranze e illusioni. La vita di una città umiliata dalle bombe e avvilita dal ‘rinnovamento’ della transizione è filtrata dallo sguardo ironico e disincantato del protagonista, un giovane pubblicitario ossessionato da fantasie di tradimento e problemi di salute, figlio egocentrico e ‘creativo’ frustrato. Trasformando letterariamente il proprio dialogo con la figlia questo padre nevrotico – una variante mitteleuropea di Woody Allen, verrebbe da dire – cerca una via d’uscita dalle delusioni affettive e sociali, senza naturalmente riuscire a trovarla. Pervaso di satira sociale, ironia e humor nero, anche questo terzo romanzo di Veličković trascina irresistibilmente il lettore in un vortice in cui la malinconia si accompagna sempre a un sorriso.
L’incipit: https://sonnenbarke.wordpress.com/2014/02/08/incipit-nenad-velickovic-il-padre-di-mia-figlia/

Nenad Veličković, Sahib, Controluce: I diseredati d’Europa visti con gli occhi di uno schiavo del consumismo. Ambientato nella Sarajevo postbellica, Sahib narra, attraverso settantasette e-mail inviate dal protagonista al suo amante rimasto in patria, la storia di un giovane inglese giunto in Bosnia al seguito di una missione umanitaria. L’uomo, che osserva e giudica la società che lo circonda dall’alto della propria presunta superiorità e allo stesso tempo si trova a vivere la sua condizione di omosessuale in un paese estremamente conservatore e tradizionalista, trova nel suo autista, Sakib, un interlocutore sempre pronto a mostrargli le cose da un differente punto di vista. Satira pungente sulle contraddizioni, i falsi miti e le ottusità della società di massa occidentale, incapace di interpretare le differenze se non attraverso gli scontati cliché del modello consumista, questo romanzo punta il dito contro l’Occidente e le varie ong che sprecano tempo e risorse in progetti spesso surreali e di dubbia utilità.

Miljenko Jergović, Freelander, Zandonai: Quando tutto nella vita è andato storto, come al professor Karlo Adum, vedovo e pensionato, il quale ormai fa affidamento solo su una buona e vecchia Volvo che in trent’anni non lo ha mai piantato in asso, è forse giunto il tempo di mettersi in viaggio, e di portare con sé una pistola. Al volante della sua fedele amica, il professore percorre i chilometri che separano Zagabria da Sarajevo, la città natale da cui manca da quasi mezzo secolo. Davanti ai suoi occhi sfilano rovine, campi minati, ciminiere arrugginite e i bizzarri abitanti di una terra che non gli appartiene più.
In questo pungente e disincantato romanzo on the road dominano, esplosivi, gli slanci, gli sdegni, le ossessioni e lo spirito ilare di un autore come Jergović, che quando scrive mette in gioco l’intera esistenza.
Anteprima del libro: http://issuu.com/zandonaieditore/docs/_issuu_freelander/1?e=0

Miljenko Jergović, Al dì di Pentecoste, Zandonai: In un appartamento sfitto di Zagabria viene scoperto il cadavere di una giovanissima zingara, vittima di un efferato omicidio. La polizia brancola nel buio: nessuno si presenta a riconoscere la salma, nessuno chiede notizie di lei e il suo nome non compare in alcun registro anagrafico. Si sa solo che è stata vista per l’ultima volta a un semaforo, il giorno di Pentecoste, mentre chiedeva l’elemosina danzando e cantando. La matassa si dipana pian piano attraverso cinque testimonianze che, ciascuna a suo modo, costituiscono esemplarmente ciò che rimane dell’identità jugoslava andata in frantumi con le guerre degli anni novanta: un’umanità preda del risentimento, attratta da miti posticci e dal cinismo di vecchi e nuovi malfattori. Da una pittoresca galleria di personaggi goffi e spaesati, fatalmente inclini alla malinconia e condannati a essere per sempre stranieri in patria, emerge un affresco cangiante e monumentale della Jugoslavia lungo tutto il Novecento, un crocevia di storie che sembrano scavare un gigantesco baratro. Storie intrise di magia e di epos, e forgiate dallo stile rapsodico, dalla vena dissacrante e dall’irresistibile comicità di un maestro della narrazione qual è Jergović, «uno che dissotterra e strappa con le unghie all’oblio interi pezzi di vita» (Paolo Rumiz).
Anteprima del libro: http://issuu.com/zandonaieditore/docs/_issuu__al_d__di_pentecoste/1?e=0

Miljenko Jergović, Volga, Volga, Zandonai: Sono quindici anni che Dželal Pljevljak ogni venerdì si mette al volante della sua Volga e percorre i centosedici chilometri che separano Spalato da Livno per prendere parte alla principale preghiera settimanale alla moschea cittadina. Un giorno d’inizio autunno però, una nevicata improvvisa lo costringe a fermarsi a Fatumi, un minuscolo paesino di cui ignorava l’esistenza, dove un incontro cambierà per sempre la sua vita.
Diversi anni più tardi, quando in Bosnia si sta consumando una delle fasi più drammatiche della guerra civile, un documentarista tenta di definire gli enigmatici contorni di quel fatidico giorno di Capodanno in cui Dželal Pljevljak è diventato, suo malgrado, il protagonista del più discusso episodio di cronaca nera di prima del conflitto.
In Volga, Volga, terzo e ultimo capitolo della trilogia che Jergović ha dedicato al destino, spesso beffardo, che lega gli uomini alle loro automobili, la commovente storia di Dželal prende forma lentamente, pagina dopo pagina, come in un raffinato ed emozionante mosaico, grazie all’incastro con altre esistenze, con le quali ha in comune l’esperienza della guerra, del dolore, del senso di colpa, della morte. E la speranza in una redenzione.
Anteprima del libro: http://issuu.com/zandonaieditore/docs/volgavolga/1?e=0

Zlata Filipović, Diario di Zlata, BUR: Zlata Filipovic: una bambina come tante altre. Ma Zlata è nata a Sarajevo e per lei questo significa conoscere, a undici anni, gli orrori della guerra, le notti in cantina, le raffiche dei cecchini, le case in fiamme, la morte. La guerra le porta via tutto, ma Zlata non si arrende e con questo diario vuole ridare la voce, e la vita, ai tremila bambini morti sotto le bombe di una guerra lunga, e forse non ancora conclusa.

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