Moses Isegawa, Abyssinian Chronicles (Uganda)

Moses Isegawa, Abyssinian Chronicles (tit. originale Abessijnse kronieken), Picador, London 2001.

Prima di tutto voglio dire che questo romanzo esiste anche in italiano, almeno secondo Roma Multietnica, che lo indica come tradotto per Sperling & Kupfer, sebbene nel sito della casa editrice non se ne trovi traccia. Il libro è stato originariamente pubblicato in olandese, perché l’autore, ugandese di nascita, ha vissuto per molti anni in Olanda e ha la doppia cittadinanza. Se ho ben capito dal colophon, l’edizione inglese è comunque a cura dell’autore stesso.

Fatte queste precisazioni tecniche, dovrei aver ormai imparato che quando si paragona un autore sconosciuto a Salman Rushdie o, tanto per cambiare, a Gabriel García Márquez, bisogna essere sospettosi. Da ora in poi starò più attenta, promesso.

Il libro è una sorta di romanzo di formazione che narra la storia del protagonista-narratore, Mugezi, durante 20-30 anni di storia ugandese. Abbiamo dunque la dittatura di Idi Amin, la guerra ad essa seguita, lo scoppio di una malattia come l’AIDS, l’esilio. Su questo sfondo Mugezi ci narra la propria storia, che è interessantissima nella prima parte e poi si perde completamente in un mare di eventi.

La parte interessante, a mio avviso, è quella in cui Mugezi ci racconta il proprio rapporto con la madre Padlock, una fondamentalista cattolica che è anche una pazza scatenata, preda di scatti d’ira talmente violenti che hanno portato alla sua espulsione dal convento, dopo che ha quasi ucciso di botte un bambino. Questi violenti scatti d’ira contrassegnano anche il rapporto con i suoi innumerevoli figli e soprattutto con il primogenito Mugezi, visto come un selvaggio perché ha passato l’infanzia nel villaggio insieme ai nonni, dove secondo Padlock ha appreso a comportarsi male. In questa prima parte il romanzo ricorda un po’ il bellissimo L’ibisco viola di Chimamanda Ngozi Adichie, che però ha tutta un’altra profondità.

In seguito Isegawa si perde perché vuole mettere troppa carne al fuoco: vuole parlare di Mugezi ma anche dei suoi genitori e di tutti i suoi zii e dei suoi nonni, vuole parlare degli anni in seminario ma anche di Idi Amin, ma anche della guerra, degli stupri, delle violenze, di incesto, di AIDS, di esilio, e di mille altre cose che fanno venire voglia, tutte insieme, di abbandonare il libro alla sua sorte.

Inoltre la scrittura non mi è piaciuta, è troppo semplicistica nel suo girare intorno agli stessi concetti mille volte e nel voler spiegare tutto.

Per quanto mi riguarda, non ci siamo.

Se vi chiedete perché si chiami Cronache abissine un romanzo ambientato in Uganda, dovete ahivoi leggere fino alla fine, dove l’arcano viene svelato. In compenso la traduzione italiana ha pensato bene di renderlo come Cronache africane per non prestare il fianco ad incomprensioni.

* Una recensione sul Guardian (in inglese).
* Moses Isegawa su Wikipedia (in inglese).

[Questa recensione è pubblicata anche sul blog delle letterature altre.]

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