Libri dall’Algeria

Oggi andiamo in Algeria, spero che troviate qualcosa di vostro gradimento. Al solito, i commenti sono assolutamente i benvenuti, soprattutto se volete suggerire qualche libro che non ho elencato.

Amara Lakhous, Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio, e/o: La sapiente e irresistibile miscela di satira di costume e romanzo giallo imperniato su una scoppiettante polifonia dialettale di gaddiana memoria (il Pasticciaccio sta sullo sfondo segreto della scena come un nume tutelare), la piccola folla multiculturale che anima le vicende di uno stabile a piazza Vittorio sorprende per la verità e la precisione dell’analisi antropologica, il brio e l’apparente leggerezza del racconto. A partire dall’omicidio di un losco personaggio soprannominato “il Gladiatore”, si snoda un’indagine che ci consente di penetrare nell’universo del più multietnico dei quartieri di Roma: piazza Vittorio.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2013/11/06/amara-lakhous-scontro-di-civilta-per-un-ascensore-a-piazza-vittorio-algeria/
L’incipit: https://sonnenbarke.wordpress.com/2013/09/30/incipit-scontro-di-civilta-per-un-ascensore-a-piazza-vittorio/

Amara Lakhous, Divorzio all’islamica a viale Marconi, e/o: 2005. I servizi segreti italiani ricevono un’informativa: un gruppo di immigrati musulmani, che opera a Roma nella zona di viale Marconi, sta preparando un attentato. Per scoprire chi siano i componenti della cellula viene infiltrato Christian Mazzari, un giovane siciliano che parla perfettamente l’arabo. Christian inizia la sua indagine sotto copertura: per gli abitanti del quartiere diventa Issa, un immigrato tunisino in cerca di un posto letto e di un lavoro. Il suo destino si incrocia con quello di Sofia, una giovane immigrata egiziana che indossa il velo e vive nel quartiere assieme al marito Said, alias Felice, architetto reinventatosi pizzaiolo. Attraverso Sofia vediamo la cultura islamica con gli occhi di una donna alle prese con una vita coniugale complicata. Sofia ha però un grande sogno da realizzare. Nell’alternarsi delle voci di Issa e Sofia l’ironia e la satira dei luoghi comuni fanno di Divorzio all’islamica a viale Marconi una commedia nera in cui il serio e il grottesco, il razionale e l’assurdo, l’amore e la paura descrivono le contraddizioni della società italiana con un linguaggio originale, che imita i “parlati” degli immigrati e degli italiani. In un susseguirsi di scene esilaranti e momenti ricchi di pathos, di dialoghi frizzanti e arguti proverbi popolari, si arriva a un avvincente finale a sorpresa che spiazza il lettore, costringendolo con grande divertimento a riavvolgere la pellicola dall’inizio.

Amara Lakhous, Un pirata piccolo piccolo, e/o: «Chi nasce il 29 febbraio vive il tempo in un modo davvero strano: salta da 4 a 8, da 8 a 12, e così via». Hassinu, il protagonista del romanzo, è un impiegato alle poste di Algeri. Ha 40 anni ma non lo sa, perché è nato il 29 febbraio: senza preavviso passa da 36 a 40 anni e si sente in qualche modo scippato della propria vita, come molti della sua generazione cui hanno rubato gli anni migliori. Amara Lakhous racconta una generazione, un paese che ha anticipato, in qualche modo, quello che sta succedendo oggi in tutto il mondo arabo. Hassinu vuole il pane e la libertà, come i giovani arabi di oggi che si stanno ribellando alle dittature.

Amara Lakhous, Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario, e/o: Ottobre 2006. Mancano pochi mesi all’entrata della Romania nell’Unione Europea, ma Torino è scossa da una serie di omicidi che coinvolgono albanesi e rumeni. È in corso una faida fra delinquenti, o c’è dietro la mano della criminalità organizzata che prima ‘infesta’ e poi ‘bonifica’ certe aree per speculare nel settore immobiliare? Enzo Laganà, nato a Torino da genitori calabresi, è un giornalista di cronaca nera che vuole vederci chiaro e scoprire il movente degli omicidi. Ma prima di far luce sul caso dovrà occuparsi di una spinosa vicenda che riguarda Gino, il maialino del suo vicino di casa, il nigeriano Joseph. Chi ha portato il maialino nella moschea del quartiere? E soprattutto perché? Enzo dovrà far luce su questi piccoli e grandi misteri usando un bel po’ di fantasia, ironia e tanta pazienza. Un giallo multietnico per raccontare il nostro Paese multiculturale all’insegna della commedia all’italiana.

Assia Djebar, L’amore, la guerra, Ibis: Ripercorrere il passato del proprio paese, dare voce alle donne segregate, ritrovare l’orgoglio arabo contro i conquistatori stranieri: superare il silenzio di coloro che non hanno mai potuto raccontare e primo fra tutti il silenzio della scrittrice stessa che vuole narrare usando la parola dell’altro, la parola dello straniero. Così l’immagine autobiografica della bambina algerina condotta per mano dal padre alla scuola francese diventa la figura emblematica di una formazione intellettuale che permette di sfuggire alla costrizione della tradizione ma che nello stesso tempo obbliga all’uso di una lingua altra che induce al mutismo, all’impossibilità di esprimere liberamente i propri sentimenti. Tutto il romanzo si snoda così tra passato e presente, silenzio e parola, chiusura e liberazione, per rivendicare la libertà della donna e della scrittrice, per ricostruire una memoria collettiva al femminile.
Questo romanzo è una delle opere migliori della narrativa del Maghreb.
Anche a detta della stessa autrice, questo è il suo romanzo più bello.

Assia Djebar, Donne d’Algeri nei loro appartamenti, Giunti: Un prezioso affresco dedicato alle donne algerine sullo sfondo di un secolo di storia: dalla fine dell’Ottocento al presente, in un coro di voci, grida, preghiere, risate e sussurri che chiedono ascolto. Djebar ci offre la realtà complessa di un paese islamico dove le donne hanno lottato per liberare la patria dal dominio coloniale, episodi e frammenti in cui la riflessione critica si alterna alla suggestione del racconto e l’onda emotiva s’intreccia con la lucidità analitica.

Assia Djebar, Lontano da Medina, Giunti: Nell’undicesimo anno dell’ègira – l’anno 632 dell’era cristiana – il Profeta Muhammad muore a Medina. Da quell’evento cruciale muove la narrazione di questo insolito romanzo, toccando i luoghi e i momenti che vedranno i successori del Profeta definire e organizzare il potere temporale e religioso dell’Islam. Diversamente dai testi della tradizione, però, Lontano da Medina pone le donne al centro delle vicende narrate, proponendoci una riflessione, attraverso le voci e i gesti di donne al tempo stesso ”sottomesse a Dio e ferocemente ribelli”, sulla complessità della condizione femminile nel mondo islamico.

Yasmina Khadra, Le rondini di Kabul, Mondadori: Sullo sfondo di una città messa a ferro e fuoco da vent’anni di guerre Yasmina Khadra ambienta questa storia che mette i brividi, una vicenda che sembra uscire da una tragedia classica, con quattro protagonisti colti in un momento cruciale della loro esistenza: Atiq, il guardiano del carcere che non riesce più a sostenere il ritmo delle esecuzioni, sua moglie Mussarat, condannata da un male incurabile, Mohsen, un borghese decaduto, e sua moglie Zunaira, un tempo avvocato e sostenitrice della causa femminista.
Ognuno di loro incarna un modo diverso di rispondere all’integralismo: la resistenza, la pazzia, la sottomissione, la fuga nell’illusione. Ma per tutti e quattro viene il momento di dare un senso alla propria vita, attraverso l’amore e il sacrificio. Affidandosi a un scrittura ricca e intensamente poetica, Yasmina Khadra scaraventa il lettore nel cuore di una follia in cui si perdono i confini tra vita, amore, morte e sopravvivenza. Un bagno al vetriolo da cui si esce sconvolti, un romanzo straordinario, che è anche un grandioso inno alla donna, da una delle più importanti voci del mondo arabo.

Yasmina Khadra, L’attentatrice, Mondadori: Il dottor Amin Jaafari, cittadino israeliano di origine araba, lavora come chirurgo in un ospedale di Tel Aviv.
Il giorno in cui un kamikaze si fa esplodere in un ristorante nel centro della città, Amin soccorre freneticamente per lunghe ore i feriti che arrivano al pronto soccorso. Ma questa orribile giornata di morte e distruzione inaspettatamente prende per lui una piega molto personale quando scopre che la terrorista kamikaze è sua moglie Sihem. Sospeso tra disperazione e bisogno di capire, comincia una sua personale e dolorosa investigazione alla ricerca della verità e delle ragioni che possono aver spinto una donna affascinante, intelligente, moderna, a diventare un mostro.
Dalla terrificante scena iniziale dell’attentato fino all’epilogo disperato e dolente, L’attentatrice è un libro implacabile, capace di dipingere con lucidità e commozione, senza chiavi di lettura ideologiche preconfezionate, l’universo più misterioso e agghiacciante: l’orrore quotidiano del mondo di oggi.

Yasmina Khadra, Cosa sognano i lupi?, Mondadori: Nafa Walid è un giovane algerino di bell’aspetto che, dopo aver partecipato per caso a un film come comparsa, sogna di diventare attore: una carriera tutt’altro che facile e scontata per un ragazzo nato nella casbah da una famiglia numerosa e povera. Così, mentre aspetta il suo momento di gloria, si adatta a guadagnarsi da vivere lavorando come autista per uno dei nuovi ricchi che, con tracotante arroganza, si comportano come se fossero i padroni del paese.
Giorno dopo giorno, nello squallido stanzino in cui è relegato a vivere, cresce in lui l’odio e la rabbia dello schiavo, destinata a trovare uno sbocco il giorno in cui si trova costretto a far sparire il cadavere di una ragazzina morta di overdose tra le braccia del suo viziosissimo padrone. Affascinato da un gruppo di fanatici, l’ormai ex aspirante divo si trasforma in uno zelante combattente e infine in un assassino senza scrupoli.
Cosa sognano i lupi?, uno dei primi romanzi di Yasmina Khadra, descrive l’evoluzione tragica e cruenta della società algerina dalla fine degli anni Ottanta, mostrandoci con agghiacciante realismo come nascano il fondamentalismo e il terrorismo.

Yasmina Khadra, Le sirene di Baghdad, Mondadori: La vita è fin troppo pacifica e tranquilla nel minuscolo villaggio di Kafr Karam, sperduto nel mezzo del deserto iracheno. Ma la sventura sta per abbattersi sugli abitanti: dapprima alcuni soldati americani uccidono un giovane malato di mente, poi un missile cade su una sala per le feste dove si sta celebrando un matrimonio, infine i soldati americani perquisiscono le case in cerca di armi. Un giovane beduino di vent’anni è costretto ad assistere allo spettacolo della feroce umiliazione pubblica del padre e da quel momento in poi l’unica cosa che ha per la testa è vendicare questa offesa. Ben presto sarà reclutato da un gruppo di islamisti radicali che attizzeranno il suo odio e la sua sete di vendetta conducendolo fino alle porte dell’Inferno.
Grazie alle sue affascinanti capacità di narratore e alle sue magistrali doti di analisi, Khadra ci offre un romanzo dirompente e disperato sull’esplosiva questione del Medio Oriente alle prese con la sordità e la cecità del mondo occidentale.

Yasmina Khadra, Gli agnelli del Signore, Mondadori: Ghachimat è uno sperduto villaggio algerino, dove, negli anni Novanta del Novecento, ancora si vive secondo i ritmi antichi e l’antica miseria, si seguono arcaiche tradizioni, si rispettano valori di un passato senza più senso. Tutti si conoscono, serpeggiano l’invidia, le malelingue, i rancori. Soprattutto, come in molte zone del Paese, non si spegne la rabbia suscitata dai ricordi della dominazione francese, della guerra di indipendenza e dei conflitti interni successivi. Qui vivono i protagonisti di questo romanzo corale, un gruppo di uomini in cerca della propria strada: lo scrivano Dactylo, il poliziotto Allal, l’insegnante Kada, il nano Zane, il fannullone Jafer, il fabbro Lyès… Allal e Kada si contendono l’amore di Sarah, la figlia del sindaco. E quando il poliziotto riesce a sposare la ragazza, l’ex amico decide di approfittare degli scontri politici suscitati dal ritorno in paese di un giovane fanatico per compiere una personalissima vendetta…
Yasmina Khadra descrive in questo romanzo la discesa agli inferi di una comunità, dalla pacifica convivenza alla guerra civile, dalla solidarietà al sospetto, dalla compassione alla gelida indifferenza. E mostra a tutti come sia facile precipitare in una spirale di fanatismo e terrore, odio e sangue. E come il Male possa diventare parte dell’esistenza quotidiana.

Yasmina Khadra, La parte del morto, Mondadori: Algeri, fine degli anni Ottanta: un amico psichiatra, già vittima della repressione governativa, avverte il commissario Llob del pericolo rappresentato dall’imminente scarcerazione di un suo vecchio paziente, un serial killer psicopatico a cui il Raiss ha incomprensibilmente concesso la grazia. Appena liberato, il killer tenta di assassinare un mafioso che invece ha fama di eroe nazionale, e viene giustiziato dai servizi di sicurezza.
E così Llob si trova coinvolto in un’inchiesta delicata che lo costringe a rituffarsi nella storia del suo paese, risalendo una catena di inganni, delitti, intimidazioni.
Non sa, però, di essere manipolato da chi, dietro le quinte, trama la guerra civile. Rapido e incalzante, con dialoghi duri e sferzanti in cui si esprime una violenza che è dappertutto, La parte del morto ci racconta la barbarie del regime e la paranoica disperazione di un popolo. Non c’è più nulla di bello, di buono, in questa Algeri che ha smarrito l’anima e il cui squallore sarebbe completo senza la discreta ma struggente nostalgia di Llob per la sua bellezza passata.

Yasmina Khadra, Quel che il giorno deve alla notte, Mondadori: Algeria 1930: Younes ha solo nove anni quando suo padre, un poverissimo contadino rovinato da uno speculatore, si vede costretto ad affidarlo allo zio, un farmacista perfettamente integrato nella comunità francese di Orano. Ribattezzato Jonas, Younes cresce insieme a tre giovani coloni francesi con cui condivide le gioie dell’esistenza e i sogni di adolescenti privilegiati.
Finché un giorno non ritorna al villaggio Émilie, un’affascinante ragazza che diventerà la vestale del gruppo di giovani. Nascerà una grande storia d’amore che metterà duramente alla prova la complicità fraterna dei quattro ragazzi, lacerati tra lealtà, egoismi e rancori che la guerra d’indipendenza contribuirà ad acuire enormemente. La rivolta algerina sarà per Younes/Jonas tanto sanguinosa quanto fratricida…
L’inconfondibile vena romanzesca di Yasmina Khadra illumina in modo magistrale e sconvolgente il conflitto fra due popoli innamorati del medesimo paese.
In questa saga, che attraversa buona parte del Novecento, l’autore difende coraggiosamente la doppia cultura franco-algerina che la Storia ha troppo spesso cercato di rinnegare.

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