Octavio Paz, 20 poesie (Messico)

NOTTE DI VEGLIA

Ai poeti André Breton e Benjamin Péret

Alle dieci di sera al Caffè d’Inghilterra
tranne noi tre
non c’era nessuno
s’udivano fuori i passi umidi dell’autunno
passi di cieco gigante
passi di bosco che stan per giungere in città
Con mille braccia mille piedi di nebbia
viso di fumo uomo senza viso
l’autunno marciava sul centro di Parigi
con sicuri passi di cieco
La gente camminava nel gran viale
alcuni furtivamente si strappavano il volto
Una prostituta bella come una papessa
traversò la strada e scomparve in un muro verdigno
la parete tornò a chiudersi
Tutto è porta
basta la lieve pressione d’un pensiero
Qualcosa sta per accadere
disse uno tra noi
Il minuto si aprì in due
lessi dei segni sulla fronte di quell’istante
I vivi son vivi
vanno volano maturano scoppiano
i morti son vivi
ossa che ancora hanno la febbre
il vento li agita li disperde
grappoli che cadono tra le gambe della notte
La città si apre come un cuore
come un fico il fiore ch’è frutto
più desiderio che incarnazione
incarnazione del desiderio
Qualcosa sta per accadere
disse il poeta

Questo stesso autunno vacillante
questo stesso anno infermo
frutto fantasma che scivola tra le mani del secolo
anno di paura tempo di sussurro e mutilazione
Nessuno aveva faccia quella sera
nell’underground di Londra
Anziché occhi
abominazione di specchi accecati
Anziché labbra
riga di sbiadite cuciture
Nessuno aveva sangue nessuno aveva nome
non avevamo corpo né anima
non avevamo faccia
Il tempo girava girava e non passava
non succedeva nulla se non il tempo che passa e torna e non passa
Apparve allora la coppia adolescente
lui era biondo “dardo di Cupido”
berretto grigio ardito passero di strada
lei era piccola rossa lentigginosa
mela su una tavola da poveri
pallido ramo in un cortile d’inverno
Bambini feroci gatti selvaggi
due piante selvatiche intrecciate
due piante con spine e fiori improvvisi
Sul di lei paletò color fragola
brillò la mano del ragazzo
le quattro lettere della parola Amor
in ogni dito ardenti come astri

Tatuaggio di scolaro inchiostro di china e passione
anelli palpitanti
oh mano collana al collo avido di vita
uccello da preda e cavallo assetato
mano piena di occhi nella notte del corpo
piccolo sole e fiume di frescura
mano che dai il sogno e la resurrezione

Tutto è porta
tutto è ponte
adesso marciamo sull’altra sponda
guarda sotto scorrere il fiume dei secoli
il fiume dei segni
Guarda scorrere il fiume degli astri
si abbracciano si lasciano tornano a congiungersi
parlano tra di loro un linguaggio d’incendi
le loro lotte i loro amori
sono creazione e distruzione di mondi
La notte si apre
mano immensa
costellazione di segni
scrittura silenzio che canta
secoli generazioni ere
sillabe dette da qualcuno
parole udite da qualcuno
portici di pilastri trasparenti
echi chiamate cenni labirinti
L’istante ammicca e dice qualcosa
ascolta apri gli occhi chiudili
la marea cresce
Qualcosa sta per accadere

Ci disperdiamo nella notte
i miei amici si allontanano
conservo le loro parole come tesoro ardente
Lottano il fiume e il vento d’autunno
lotta l’autunno contro le case nere
Anno d’osso
pila d’anni morti e ricoperti di sputi
stagioni violentate
secolo scolpito in un urlo
piramide di sangue
ore che rodono il giorno l’anno il secolo l’osso
Abbiamo perso tutte le battaglie
ogni giorno ne vinciamo una
Poesia

La città si dispiega
il suo volto è il volto del mio amore
le sue gambe sono gambe di donna
Torri piazze colonne ponti strade
fiume cintura di paesaggi affogati
Città o Donna Presenza
ventaglio che mostri e nascondi la vita
bella come la rivolta dei poveri
la tua fronte delira ma io m’abbevero di saggezza ai tuoi occhi
notte son le tue ascelle ma giorno i tuoi seni
le tue parole son di pietra ma pioggia è la tua lingua
la tua schiena è il mezzodì nel mare
il tuo riso il sole che entra nei sobborghi
disciolti i tuoi capelli son la tempesta sulle terrazze dell’alba
il tuo ventre il respiro del mare il battito del giorno
ti chiami torrente ti chiami prateria
ti chiami alta marea
hai tutti i nomi dell’acqua
Ma il tuo sesso è innominabile
l’altra faccia dell’essere
l’altra faccia del tempo
il rovescio della vita
Qui cessa ogni discorso
qui la bellezza non è leggibile
qui la presenza diviene terribile
chiusa in se stessa la Presenza è vuoto
il visibile è invisibile
Qui diviene visibile l’invisibile
qui la stella è nera
la luce è ombra luce l’ombra
Qui il tempo si ferma
i quattro punti cardinali si toccano
è il luogo solitario il punto di convegno

Città Donna Presenza
qui il tempo finisce
inizia qui

Octavio Paz, 20 poesie, Mondadori, Milano 1999. Traduzione di Franco Mogni. 62 pagine.

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