Philip K. Dick, A Scanner Darkly (Stati Uniti)

Philip K. Dick, A Scanner Darkly, Gollancz, London 1999. 219 pagine.

Uno dei lettori più appassionati di questo blog si ricorderà di avermi consigliato, ormai molto tempo fa, di leggere Un oscuro scrutare di Philip K. Dick. Ecco dunque che ho seguito il suo consiglio, anche se il libro l’ho letto in inglese, probabilmente perdendomi qualche cosa perché seguire lo slang della droga degli anni Sessanta è una cosa veramente ma veramente complicata.

Alcuni miei lettori ci rimarranno molto male, ma a me questo romanzo non è piaciuto. L’ho trovato troppo difficile da seguire e comunque in ultima analisi non mi ha convinto né, soprattutto, entusiasmato. È solo il terzo romanzo che leggo di Dick, quindi voglio dargli ancora qualche altra chance, però questo tipo di romanzo non fa per me. Ho letto che si tratterebbe di un romanzo shakespeariano o pirandelliano, quindi ci sarebbero stati tutti gli elementi perché io lo apprezzassi, ma così non è stato, sebbene le definizioni siano senz’altro giuste. Ma preferisco gli originali, dove la ricerca psicologica non è mischiata a una improbabile pseudofantascienza – almeno improbabile per me.

Il romanzo è ambientato in un vicino futuro, negli anni Novanta (è stato scritto negli anni Sessanta), dove è molto diffusa una droga micidiale, la Sostanza M o Morte (nell’originale Substance D o Death). Alcuni agenti infiltrati della polizia vivono sotto copertura nel mondo della droga, e quando dico sotto copertura lo intendo in senso letterale, poiché infatti quando vanno a riferire ai superiori indossano una scramble suit, o tuta disindividuante, che ne altera i lineamenti in modo da impedirne il riconoscimento. Questo fa sì che si venga a un paradosso: per cui il protagonista, Fred per la polizia, deve spiare se stesso, Bob Arctor nel mondo della droga. La Sostanza M però non si chiama così a caso, infatti porta praticamente alla morte cerebrale, in quanto conduce i due emisferi cerebrali a funzionare separatamente, dando luogo a una vera e propria schizofrenia.

L’argomento sarebbe anche interessante, ma non mi è piaciuto il modo in cui è stato sviluppato, non mi è piaciuta l’immersione nel mondo della droga, non mi è piaciuta l’immersione nel mondo della psicosi che mi ha affaticato il cervello. Intendiamoci, il romanzo è buono, non sto dicendo che non sia un bel romanzo, dico solo che non è assolutamente nelle mie corde, benché in astratto potesse esserlo. Come tutti sanno le storie di follia mi appassionano molto, però in questo caso ho fatto una fatica abnorme a starci dietro e ho anche pensato di abbandonare il libro. Forse le preferisco viste dall’esterno, piuttosto che dall’interno.

* Il libro sul sito dell’editore italiano.
* Alcune recensioni: 1, 2, 3 e 4.
* Il film tratto dal libro.

 

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6 pensieri su “Philip K. Dick, A Scanner Darkly (Stati Uniti)

  1. Harshad

    🙂
    Mi dispiace che non ti sia piaciuto!
    Non capisco però dove siano gli elementi prettamente fantascientifici nella trama, se escludiamo l’espediente della tuta disindividuante (sì, io l’ho letto nella traduzione italiana). Anche gli accostamenti a Shakespeare e Pirandello a occhio sono forse un po’ arditi! Quello che per me rende il libro devastante è proprio l’immersione nella dissociazione del protagonista, visto che la vicenda è filtrata attraverso le sue percezioni.
    In ogni caso mi ha fatto piacere leggere la tua recensione!

  2. Marina Autore articolo

    Sì, capisco che possa piacere proprio per quello, ma a me entrare nella dissociazione altrui è una cosa che dà un fastidio bestia! Capisco anche che l’effetto fosse voluto, ma proprio non mi è andato giù.
    Riguardo agli elementi fantascientifici, come vedi ho parlato di pseudofantascienza, perché anche secondo me questo non è un romanzo di fantascienza, sebbene venga spesso considerato tale. L’edizione che ho io lo pubblica nei SF Masterworks! Senz’altro è fantascientifica la tuta disindividuante, ma l’effetto della droga è secondo me pseudofantascienza, nel senso che forse poteva non essere percepito come così reale negli anni Sessanta (sebbene la postfazione di Dick lasci intendere proprio il contrario), ma oggi sappiamo che non c’è niente di tanto folle in questo.

  3. Harshad

    Beh il romanzo non è stato scritto in pieno flower power: è del 1977 e all’epoca penso che gli effetti distruttivi di molte droghe fossero già noti (sicuramente a Dick più nel dettaglio rispetto al lettore medio). Certo Dick aggiunge la sua personale dose di paranoia al tutto, ma quello se vogliamo è un po’ il suo marchio di fabbrica.

  4. Marina Autore articolo

    Sì, sicuramente Dick aveva già ben presenti gli effetti distruttivi di molte droghe. Non so se c’è nell’edizione italiana, ma in questa edizione alla fine c’è una nota di Dick in cui dedica il romanzo a tutti suoi amici che non ci sono più o che sono stati danneggiati in modo permanente dalle droghe. E include anche se stesso.

  5. Pingback: Libri dagli Stati Uniti | Sonnenbarke

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