Evgenij Zamjatin, Noi (Russia)

Evgenij Zamjatin, Noi (tit. originale My), Voland, Roma 2013. Traduzione di Alessandro Niero. 

Come sanno i lettori appassionati di questo blog, io sono appassionata di romanzi distopici. Era da tanto che volevo leggere questo romanzo di Zamjatin, ma fino a poco tempo fa risultava introvabile. Poi, nel 2013, Voland ha deciso di ripubblicarlo in una nuova traduzione, e che a loro sia reso merito per questo.

Inizio subito dicendo che il libro non è bellissimo, ma soltanto bello, ed è reso un po’ pesante da un certo stile pseudo-futurista tipico di Zamjatin. Però è una pietra miliare che tutti gli appassionati del genere devono per forza leggere, perché è stato scritto nel 1920 ed è quindi il precursore di tutte le distopie venute dopo, a cominciare da 1984: Orwell aveva infatti letto Noi in traduzione francese.

Il libro è stato pubblicato in inglese nel 1924 ed è uscito nella madrepatria soltanto nel 1988, in precedenza era stato osteggiato perché veniva visto come una feroce satira dell’Unione Sovietica, e non si fatica certo a capire come mai.

Lo stile è frammentario, in quanto il romanzo è composto dagli appunti di D-503, il protagonista, e la trama un po’ ne risente. Comunque, ci troviamo in una città immaginaria del futuro, dove, dopo la guerra dei duecento anni, è stata trovata la chiave della felicità, ossia azzerare la libertà per rendere l’uomo felice.

«Perché la danza è bella? Risposta: perché si tratta di un movimento in cui la libertà è assente, perché tutto il senso profondo della danza consiste appunto in un assoluto assoggettamento estetico, in un’ideale assenza di libertà. E se è vero che i nostri avi si abbandonavano alla danza nei momenti più ispirati della loro vita (misteri religiosi, parate militari), ciò può significare soltanto una cosa: l’istinto per l’assenza di libertà è organicamente connaturato all’uomo fin dai tempi più remoti e noi, nella nostra vita attuale, ci limitiamo consapevolmente a…»

Nella città di Noi tutto è regolato dall’alto in modo estremamente rigido: dal sonno, al sesso, al mangiare (un boccone va obbligatoriamente masticato cinquanta volte). Le case sono fatte completamente di vetro, di modo che ciascuno sia sempre visibile a tutti gli altri. Ogni unità (cioè ogni persona) è caratterizzata non da un nome ma da un codice alfanumerico, che prevede consonanti e numeri dispari per gli uomini, vocali e numeri pari per le donne. Nessuno aspira a qualcosa di diverso, perché qualcosa di diverso non esiste. Nella società di Noi non esiste l’io, ma soltanto il noi: tutti sono parte di un organismo supremo, l’individualità è completamente azzerata. Il resto del mondo è separato dalla società eletta da un muro di vetro verde opaco, che non è possibile oltrepassare. Perfino il sole è diviso equamente fra i vari membri della comunità attraverso un gioco di specchi che ne permette una rifrazione precisamente equa.

In questo mondo, D-503 ha un rapporto quasi esclusivo con O-90, ma un giorno conosce I-330, che lo porterà su terreni del tutto inesplorati… E a un certo punto in ambiente medico si comincia a parlare di rimozione chirurgica della fantasia, per curare malattie come quella di D-503, a cui è venuta un’anima. Una rimozione chirurgica della fantasia che assomiglia in modo allarmante alla lobotomia…

Come ho detto, il testo non si legge in modo proprio scorrevole, perché gli appunti di D-503 sono in quanto tali frammentari, ma vale la pena di leggerlo anche solo per vedere da dove grandi scrittori come Orwell e Huxley abbiano tratto l’ispirazione. Consigliato dunque agli appassionati del genere.

* Alcuni brani su TecaLibri.
* La pagina Wikipedia dedicata al romanzo.
* Alcune belle recensioni: 1 (che però svela il finale), 2, 3.
* Zamjatin su Wikipedia.

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7 pensieri su “Evgenij Zamjatin, Noi (Russia)

  1. amitraua

    Sì, su Papini è in atto, ormai da quasi settant’anni, una damnatio memoriae (condivisibile – almeno per me – sul versante politico-ideologico) dovuta alla sua adesione al fascismo (e perfino al manifesto per la difesa della razza). Sul versante puramente letterario Papini mi sembra un grande autore italiano, ingiustamente dimenticato… anche Borges lo amava molto e io anzi l’ho conosciuto proprio leggendo i testi prigionieri di Borges… altrimenti mai avrei saputo che Papini fosse esistito… pensa un po’

  2. Marina Autore articolo

    Infatti anche io ne ignoravo completamente l’esistenza prima che me lo citassi tu, e sì che di letteratura pensavo di saperne qualcosa…

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