Gabriel García Márquez, L’amore ai tempi del colera (Colombia)

Gabriel García Márquez, L’amore ai tempi del colera (tit. originale El amor en los tiempos del colera), Mondadori, Milano 2007. Traduzione di Claudio M. Valentinetti.

García Márquez scrive benissimo e tanti anni fa avevo molto amato Cent’anni di solitudine, l’unico suo libro che avessi letto finora. Per questo ho da tempo immemore nella mia wishlist vari libri dello stesso autore. Uno di questi era L’amore ai tempi del colera, che avevo da un po’ in ebook e che mi sono decisa a leggere un po’ di giorni fa.

Ora, che il realismo magico non faccia per me io l’ho sempre saputo. Alcuni romanzi mi piacciono, ma il genere non fa per me. Non so se amerei ancora Cent’anni di solitudine, a rileggerlo ora. I miei gusti anni fa erano diversi. Fatto sta che sto per dire un’eresia.

Raramente ho letto un libro più noioso e soporifero di questo. Mi ha fatto venire sonno ogni volta che l’ho preso in mano. L’ho trovato ben scritto, naturalmente, ma assolutamente non nelle mie corde. La storia non mi è sembrata per niente romantica, ma piuttosto ossessiva. Oggi Florentino Ariza sarebbe uno stalker, oltre che un pedofilo e un maniaco sessuale. Ma soprattutto uno stalker. Come si fa ad amare una donna per cinquantatré anni senza esserne ossessionati? Come si fa a essere più fastidiosi di Florentino Ariza e di Fermina Daza? Lo so che è un’eresia, me ne rendo conto. Ma io questo romanzo proprio non l’ho sopportato, e lo salvo solo perché è scritto magistralmente.

Non proseguo oltre in questo commento, perché mi rendo conto che è emotivo e soggettivo, e non la chiamerei senz’altro recensione.

Comunque, se volete approfondire:

* Qui c’è una recensione al libro.
* Qui il film del 2007 diretto da Mike Newell.
* Infine, Gabriel García Márquez su Wikipedia.

[Questa recnesione è pubblicata anche sul blog delle letterature altre.]

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8 pensieri su “Gabriel García Márquez, L’amore ai tempi del colera (Colombia)

  1. Giuseppe Savarino

    Il lettore ha anche il diritto di rifiutare o non gradire i classici (rif. Daniel Pennac).
    Massimo rispetto per i giganti dello stile e dell’argomentazione ma, come dicevano i nostri padri latini: “De gustibus non disputandum”.

  2. marycbridge

    Oh, meno male! Mi fa piacere leggere di non essere stata la sola ad aver storto il naso davanti alle storie di Márquez. Cent’Anni di Solitudine l’ho abbandonato dopo poche pagine, ma per non arrendermi di fronte a uno dei più grandi autori contemporanei, ci ho riprovato con L’Amore ai Tempi del Colera. Per quanto l’abbia finito, il verdetto è più o meno simile al tuo. Nulla da obiettare, ovviamente, contro la maestria dell’autore.

  3. Marina Autore articolo

    Grazie del commento, Mary, anche io pensavo di essere l’unica a non aver amato questo libro. In giro ho letto solo recensioni entusiastiche.

    E sì, Giuseppe, il famoso decalogo di Pennac bisognerebbe stamparselo in mente. Mi fa sempre molto piacere sapere che passi di qui.

  4. amitraua

    Lo lessi a 18 anni (mi pare subito dopo o poco dopo cent’anni di solitudine) e devo dire che invidiai l’esuberanza sessuale di Florentino Ariza, riproponendomi di imitarne lo stile. Con scarso successo, peraltro, visto che non era nelle mie corde (anche per me vale il motto di Groucho). Del romanzo non fui entusiasta o, per meglio dire, non mi posi il problema se mi piaceva o meno (a 18 anni non mi ponevo siffatta questione, beata età), ma certo lo lessi abbastanza velocemente. In generale il realismo magico sudamericano è come la musica etnica: la ascolti la prima volta e ti piace un sacco, la seconda volta può andar bene, la terza volta è una pizza, la quarta volta dà la nausea…

  5. Marina Autore articolo

    Amitraua, hai ragione sul realismo magico. Per far capire la gravità della situazione posso dire che poi mi sono accorta di aver letto altri libri di Garcia Marquez, ma li avevo completamente rimossi dalla coscienza. Meno male che c’è Anobii a ricordarmelo. Ma comunque da questo si capisce quanto mi possano aver colpito…

  6. maracarlesi

    Sarò una voce fuori dal coro, sarà che amo lo stile di Gabriel Garcia Marquez, ma ho adorato questo libro.
    Florentino Ariza non era ossessionato, a mio avviso, ma innamorato, e l’ amore, forse solo quello letterario, può resistere al tempo, alla distanza e all’ essere invisibili agli occhi della persona che si ama.
    Magari è proprio questo l’ amore, una totale, stravolgente dedizione.
    I rapporti sessuali, che Florentino Ariza colleziona magistralmente, sono il piacere della carne che viene soddisfatto, e, come lo stesso protagonista dice, una preparazione alla sua vera ‘prima volta’, quella con Fermina Daza.
    Egli non è uno stalker, ma un sognatore.
    Mai in lui si insinua il dubbio che il suo sogno possa non realizzarsi, neanche quando diventa vecchio.
    Se non trovate romantico, e allo stesso tempo comico, un uomo che tiene il conto dei giorni del suo innamoramento, cosa lo è?

  7. Marina Autore articolo

    maracarlesi, il mondo è bello perché è vario. Per me sono romantiche tante cose, ma non vengo a scriverle qui sopra, e comunque un uomo che tiene il conto dei giorni del suo innamoramento, quando questo innamoramento non è ricambiato, non lo trovo romantico, ma solo patetico. Nel mondo reale, un uomo così ti sarebbe sembrato romantico? Io lo avrei trovato uno stalker, ribadisco.

  8. Pingback: Libri dalla Colombia | Sonnenbarke

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