Wendy Coakley-Thompson, Writing While Black (Bahamas)

Wendy Coakley-Thompson, Writing While Black, self-published, 2012. 364 pagine, 2,68 euro.

Prosegue il mio giro del mondo coi libri e questa volta sono stata alle Bahamas. Ovviamente, questi stati così piccoli sono sempre un po’ un problema, ma dopo aver cercato un po’ ho trovato questa autrice, Wendy Coakley-Thompson, che ora vive negli Stati Uniti ma è originaria delle Bahamas. Il libro è autopubblicato su Kindle e già questo forse avrebbe dovuto farmi dubitare della qualità dell’opera, ma non bisogna avere pregiudizi e perciò ho cercato di approcciarmi al romanzo con la mente sgombra da pregiudizi di sorta.

Ebbene, questo è uno dei libri più brutti che io abbia letto ultimamente, ma sono riuscita nonostante tutto a portarlo a termine e sono molto fiera di me stessa.

La storia è questa: Christina è un avvocato con la passione per la scrittura e, dopo aver visto rifiutato il suo libro d’esordio ben venti volte, decide di inventarsi un alter-ego. La particolarità è che Christina è nera, mentre il suo alter-ego è una donna bianca di origine italiana. Io non sono arrivata bene a capire le implicazioni di questa faccenda, e forse è difficile farlo se non si conosce bene il mercato editoriale americano, ma pare che agli autori neri venga richiesto un certo tipo di letteratura e ai bianchi invece un altro tipo, e se non si rientra negli schemi è un problema. Christina non rientra negli stereotipi di genere e decide quindi di rifugiarsi in un altro stereotipo, la chick-lit scritta da una bianca, con protagoniste donne bianche. Il romanzo è la storia di come tutto questo sia avvenuto, e avrebbe anche potuto, in fondo, non essere male come idea, se non fosse che molto spesso non si capisce dove voglia andare a parare. Perché a volte sembra chick-lit esso stesso, a volte sembra né più né meno che un romanzo erotico. Dopo la metà migliora un po’, e la fastidiosissima vita perfetta di Christina e suo marito Cameron comincia a mostrare qualche segno di incrinatura e soprattutto di realismo. Troviamo inoltre delle interessanti riflessioni sulla questione della razza, del razzismo, della difficoltà delle relazioni interrazziali, ma anche sul tema dell’amicizia e della scrittura.

Tuttavia, tutto questo non basta a rendere Writing While Black un bel romanzo, anzi direi che non lo salva nemmeno quanto basta per portarlo alla sufficienza. Intanto avrebbe avuto bisogno di una buona mano di editing e poi non è proprio il mio stile di libro, sinceramente. Quindi forse è una cosa soggettiva, ma forse anche no, nel senso che di editing avrebbe davvero avuto bisogno, per dargli un po’ di coerenza e togliere un po’ di passaggi che non c’entrano molto con il resto. Tuttavia potrebbe forse piacere a chi ama la chick-lit, genere che certo non mi si addice. Per quanto mi riguarda, bocciato.

* L’autrice su Wikipedia (in inglese).
* Il sito dell’autrice (in inglese).
* Il blog dell’autrice (in inglese).

[Questa recensione partecipa anche alla sfida delle letterature altre ed è pubblicata anche sul relativo blog.]

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3 pensieri su “Wendy Coakley-Thompson, Writing While Black (Bahamas)

  1. Marina Autore articolo

    Ah ah, sì è vero, fa schifo anche a me! Ma per la massima “l’abito non fa il monaco” o “non giudicare un libro dalla copertina” avevo deciso di dargli una chance… sbagliando, evidentemente!

  2. Pingback: Libri dalle Bahamas | Sonnenbarke

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