[Incipit] Dall’altra parte

Al buio e dal retroscena sentiamo un lontano rombo di cannoni e tonfi ripetuti. Quando si alzano le luci vediamo l’interno di una baita che occupa tutto il palcoscenico, un unico spazio in cui vi è la camera da letto, la cucina e una zona lavoro. Un grande letto proprio al centro del palcoscenico. La testata è rivolta al pubblico, i piedi invece sono piazzati quasi contro il fondoscena, dove vi è appeso, al centro, un ritratto di un bambino cherubino di sei o sette anni, unico arredamento della stanza. Il letto, sostenuto da quattro grosse zampe, è imponente e molto alto tanto da usarne la parte di sotto come deposito dove vi sono una tela cerata ben piegata, una valigia piena di vestiti e uno scatolone di cartone. Adagiato sul letto un copriletto e tre cuscini molto colorati che contrastano col grigiore della stanza. Non lontano dal letto, accanto alla testata e quasi in boccascena, vi sono un tavolo (un po’ più basso del letto) pieno di carte e due sedie. Sul muro di sinistra, vi è una libreria con raccoglitori e altre carte accanto a qualche libro e a qualche candela. Vi è una finestra sul fondoscena dalla quale riusciamo a malapena a intravedere il paesaggio che sembra desolante. Una luce fioca penetra dalle finestre. Un divisorio di legno taglia, in diagonale, l’angolo della stanza dove il fondoscena si interseca con la parete di destra che nasconde il gabinetto. Sul lato opposto, dove il fondoscena si interseca con la parete di sinistra, vi è l’unica porta della baita, accanto a questa l’angolo cottura composto da una piccola cucina a carbone, un lavello, ancora più piccolo, un armadio a vista con delle provviste: farina, scatolame, posate sparse, candele, una piccola lampada e una radio. Dietro alla cucina una piccola finestra. C’è una pentola sul fuoco basso. Sentiamo un’esplosione assordante. Con questo primo piazzamento di luce il palcoscenico sembra vuoto. Quando invece le luci si alzano, scorgiamo Atom Roma rannicchiato sotto al tavolo e Levana Julak nascosta dietro la cucina.

LEVANA È cascata qui.
ATOM No. A Costanza.

Atom rimane dov’è. Levana esce dal suo nascondiglio.

LEVANA No, qui a Tomis. Proprio qui. A pochi metri. (Levana si avvicina ad Atom. Il rumore dei bombardamenti si allontana, è meno minaccioso) E se un poveretto…? Non vai a vedere? (Una pausa mentre Levana aspetta una sua reazione. Atom si alza malvolentieri, ma, invece di andare a guardare fuori, si siede al tavolo a trafficare con le carte. Ambedue lottano contro la paura, tentando di darsi una parvenza di normalità) Non vai a vedere?
ATOM È cascata a Costanza. Dall’altra parte del fiume. (Levana gli rimane accanto, il fiato sul collo) È un problema loro, non nostro.

Levana capisce che Atom non andrà a guardar fuori, allora attraversa il palcoscenico, raggiunge la finestra del fondoscena, guarda fuori e annuisce.

LEVANA Se ne occuperà qualcun altro dall’altra parte. (Torna nella zona cucina) A Costanza. Se ne occuperà qualcun altro come facciamo noi?

Atom non risponde. Levana accende la radio che gracchia.

Ariel Dorfman, Dall’altra parte (tit. originale The Other Side), Einaudi, Torino 2008. 47 pagine, 8 euro.

* Il sito di Ariel Dorfman (in inglese).
* Una pagina in italiano su Dorfman.
* Il libro sul sito dell’editore.

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