La bastarda di Istanbul

Elif Shafak, La bastarda di Istanbul (tit. originale The Bastard of Istanbul), RCS Libri, Milano 2013. Traduzione di Laura Prandino.

Zeliha si reca in una clinica di Istanbul per abortire. Ha diciannove anni. All’ultimo minuto però, in modo quasi incosciente, si mette a urlare così tanto che il medico non riesce a praticare l’aborto, così che alla fine Zeliha tiene il bambino, anzi la bambina, perché è già certa che sarà una femmina.

Rose ha appena divorziato dal suo marito armeno ed è decisa a fargliela pagare: dà così alla loro figlioletta Armanoush un patrigno turco, massimo affronto per una famiglia armena come quella di origine del padre.

Dopo diciannove anni ritroviamo Armanoush e la bastarda di Istanbul, Asya, con le loro rispettive vite fatte, nel primo caso, di letture di grandi romanzi e frequentazioni di un forum per armeno-americani, nel secondo caso della compilazione di un manifesto nichilista e frequentazioni di un caffè per nichilisti. Una vive fra l’Arizona e San Francisco, l’altra a Istanbul. Sembra impossibile che le loro vite si incrocino, eppure è quello che accade.

Intanto, Mustafa, il patrigno di Armanoush, altri non è che lo zio di Asya, unico maschio sopravvissuto in una famiglia di donne, dove tutti i maschi sono destinati a una morte precoce. Poi, Armanoush decide di andare a Istanbul per seguire le tracce della nonna amatissima, e sarà proprio da Asya e dalla sua famiglia che alloggerà. Ma gli intrecci non finiscono qui.

Una grande storia familiare narrata con tono e stile moderni, che niente ha da invidiare alle grandi epopee familiari della letteratura. All’inizio lo stile mi è sembrato perfino un po’ troppo moderno per la storia che narra, ma poi la storia mi ha preso talmente tanto da farmi dimenticare di questo.

Un libro molto bello sull’inesistenza delle coincidenze, sulla famiglia, sul genocidio armeno, sulla violenza. Un libro per il quale l’autrice è stata processata in Turchia per denigrazione dell’identità nazionale turca, poi però assolta. Ricordo infatti che in Turchia è ancora in vigore una legge per cui è vietato riconoscere come tale il genocidio armeno, cosa che questo libro fa dall’inizio alla fine.

*

Questa recensione partecipa alla sfida delle letterature altre ed è pubblicata anche sul relativo blog.

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2 pensieri su “La bastarda di Istanbul

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