Che tu sia per me il coltello

David Grossman, Che tu sia per me il coltello (tit. originale Shetehi Li HaSakin), Mondadori, Milano 1999. Traduzione di Alessandra Shomroni.

«Sento che per tutta la giornata non ho mai smesso di scriverti ed è come se il mondo intorno a me avesse solamente battuto le ciglia.»

Avrei voluto scrivere più tardi questa recensione, perché questo libro è un regalo, e la persona a cui voglio donarlo lo capirebbe subito. Ma alla fine mi sono detta che non importa se capisce, anzi forse è anche più bello così. Probabilmente, sì, è più bello così.

Il libro l’avevo letto tanti anni fa e mi era piaciuto abbastanza senza entusiasmarmi, poi è andato perso nei meandri dei traslochi o del bookcrossing, chi lo sa, e così me lo sono ricomprata in ebook per poterlo rileggere prima di regalarlo a questa persona, per vedere se era davvero il regalo che volevo fare.

Direte, e perché vuoi regalare un libro che ti è piaciuto abbastanza senza entusiasmarti? Ma io a questa domanda non risponderò, perché la persona a cui lo regalerò capirà benissimo il perché, e questo mi basta.

Detto questo, a una rilettura il libro mi è piaciuto molto più che abbastanza: è sempre che secondo me non si tratta di un capolavoro, ma è davvero bello, sebbene alcune volte sia un po’ esasperante in alcune parti.

La storia è quella di Yair e Myriam: lui la vede un giorno per caso e decide di scriverle, perché è stato colpito da qualcosa in lei, il gesto di stringersi in sé, un nonnulla, ma pur sempre qualcosa che l’ha spinto al punto da fargli prendere la penna in mano e fargli creare una casella postale appositamente per questa corrispondenza. Myriam gli risponde, ma noi non leggiamo mai le sue lettere, se non alla fine. Ha inizio così una corrispondenza fatta di sguardi, parole, piccole rivelazioni e grandi confessioni. Finché i due si innamorano, senza essersi mai visti. «Yair, se mi rimane un altro desiderio voglio, chiedo, che tutte quelle migliaia di parole diventino corpo.»

Il libro prosegue fra citazioni (il titolo stesso è una citazione di Kafka), allusioni, dichiarazioni d’amore, sogni ad occhi aperti, immagini, rivelazioni del torbido – perché Yair ha una grande passione per svelare a Myriam quanto di più basso ci sia in lui, quasi come se volesse essere certo, svelandosi completamente, che Myriam proseguirà la loro corrispondenza e che, quindi, lo amerà lo stesso. Un libro poeticissimo, di gran lunga superiore al più recente Le ho mai raccontato del vento del nord di Daniel Glattauer, dove pure assistiamo a una corrispondenza (stavolta via email) fra due persone che non si conoscono e che finiscono per innamorarsi. Non si può proprio fare un paragone fra i due libri.

Infine, un libro che mi sento di consigliare se siete degli inguaribili romantici, se vi piace amare, se amate, e in tanti altri casi, ma non se non vi piace sognare.

Qui c’è l’incipit.

*

Questa recensione è pubblicata anche sul blog delle Letterature altre.

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2 pensieri su “Che tu sia per me il coltello

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