[Incipit] L’odio è antiquato

I.

– Lei non odia niente?
– Certo – rispose Zenone. – Qualcosa sì.
– E cosa?
– L’odiare.
– E nient’altro?
– Certo. Qualcos’altro.
– E cosa?
– L’essere, comunque, costretto a odiare.

II.

L’ho imparato solo a prezzo d’immane fatica. Circa sessant’anni fa. Leggendo il Mein Kampf di Hitler. Impararlo era stato necessario. Giacché chi non odia l’infame, non solo dà prova di viltà, ma si rende anche sospetto di essere complice dell’infame. E, con stupore, un mattino scoprirà di essere davvero complice dell’infame, di passare per suo amico e di non poter più tornare indietro; e in questo modo anche lui si rende odioso e sarà giustamente odiato. E proprio da coloro che fanno la differenza: da coloro che anche se odiano l’odiare ciò nonostante odiano.

Günther Anders, L’odio è antiquato (tit. originale Die Antiquiertheit des Hassens), Bollati Boringhieri, Torino 2006. Traduzione di Sergio Fabian. 85 pagine, 9 euro.

* Il libro sul sito dell’editore.
* Una recensione.
* Günther Anders su Wikipedia.
* Günther Anders su Filosofico.net.
* Un saggio sul pensiero di Anders.
* Un vecchio articolo di Adriano Sofri sull’energia dell’odio.

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