[Incipit] La presa di Macallè

Venne arrisbigliato, a notti funna, da un gran catunio di vociate e di chianti che veniva dalla càmmara di mangiari. Ma era cosa stramma assà pirchì tanto le vociate quanto i chianti erano assufficati, squasi che chi stava facendo catunio non vulisse fari sentiri il catunio che stava facendo.
Michilino, che era un picciliddro vicino a se’ anni ma sperto, di subito, dal lettino dove stava corcato, taliò nel letto granni indovi dormivano sò patre e sò matre. Non c’erano, si erano susuti e quindi dovevano essere loro a catuniare: infatti, appizzate le grecchie, sentì distintamente che a fare vociate che non si capivano e a chiangiri era ‘a mamà, mentre inveci ‘u papà ogni tanto interveniva a mezza voce:
«Basta, Ernestì! Basta che stai arrisbigliando ‘u paìsi! Accura, Ernestì, che se m’incazzo io finisce a schifìo!».
Levatosi a mezzo, si sforzò di vedere che ora era, la sveglia stava sul comodino della matre, quello più vicino alla sò branna, allato a una statueddra della Madonna con un lumino sempri addrumato per divozione. I nummari li sapeva leggere pirchì glieli aveva inzignati la cuscina Marietta, che era sidicina e che, a malgrado che parisse fìmmina fatta, con Michilino ci stava spesso e ci parlava e certi voti si metteva a jucari con lui squasiche fosse una picciliddra. Erano le quattro del matino. Taliò meglio il letto granni, le linzola erano pieghe pieghe e tutte arravugliate, i cuscini dalla parte della matre erano messi di traverso, signo certo perciò che ‘u papà e ‘a mamà prima si erano corcati e po’ si erano susuti. Ma che poteva essiri capitato? Pigliato di curiosità, scinnì dal letto e a pedi leggio, infilato il corridoio, arrivò darrè la porta della càmmara di mangiari che non era completamente chiusa, restava una filatura dalla quale trasiva la luce del lampadario. Accostò la faccia allo spiraglio, ma di subito si titò narrè.

Andrea Camilleri, La presa di Macallè, Sellerio, Palermo 2003. 274 pagine, 10 euro.

* Il libro sul sito dell’editore.
* La mia recensione.
* La recensione di Wu Ming.
* Un’altra recensione.

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