[Incipit] La casa delle bambine che non mangiano

METAFORE E MUTAZIONI

Una malattia della modernità

SIAMO FATTI DI PEZZI DI MONDO

Il rapporto con il cibo è strettamente connesso al nostro rapporto con il mondo ed ognuno, attraverso il gesto di nutrirsi, costruisce il proprio particolare pezzo di mondo.
Le parole del filosofo Robert Nozick ci aiutano a capire meglio questo concetto, che ci sarà utile per comprendere le ragioni per cui qualcosa che è fonte di nutrimento e vita possa trasformarsi in una ragione di sofferenza e malattia per milioni di giovani nell’emisfero ricco del mondo: “Il mangiare è un rapporto di intimità. Mettiamo dentro di noi pezzi della realtà esterna; ingoiandoli li mandiamo ancora più dentro, dove vengono incorporati nella nostra materia, nella nostra carne e nel nostro sangue. È straordinario come noi trasformiamo alcune parti della realtà esterna nella nostra stessa sostanza. Quando mangiamo la distanza tra noi e il mondo si riduce al minimo. Il mondo entra in noi; diventa noi. Noi siamo fatti di pezzi di mondo”.
Mangiare con qualcuno può essere un’importante forma di comunicazione, un modo di condividere il nutrimento e l’incorporazione del mondo dentro di noi, oltre che condividere sostanze, gusti, conversazioni e momenti.
I Romani erano offesi con gli Ebrei che non volevano consumare i pasti con loro e nel mondo antico ai viandanti veniva offerto un tetto e un giaciglio, ma a nessuno sarebbe mai venuto in mente di condividere il pasto con degli sconosciuti, perché da sempre questo era avvertito come un legame eccessivamente intimo.
L’intesa e l’intimità crescono quando allentiamo le nostre normali barriere fisiche per ingerire qualcosa; non è un caso che quando vogliamo incontrare qualcuno, spesso proponiamo di andare a mangiare insieme. L’amorevole preparazione del cibo, la sua bellezza, la sensualità del mangiare, la tranquilla e piacevole condivisione quotidiana dei pasti. Tutto questo può essere un modo di stare affettuosamente insieme, per condividere un frammento di mondo.
Per molti esseri umani il cibo significa fondamentalmente una cosa: la difficoltà, tavolta l’impossibilità, di trovarne. La distruzione e la disperazione che questo comporta è una cosa di cui dovremmo ricordarci sempre, anche quando studiamo il significato sociale e simbolico del cibo laddove ce n’è in abbondanza.
Ma il mangiare ha, oltre la dimensione antropologica e sociale, quella individuale, profondamente ancorata al nostro essere nel mondo.
Mangiare con consapevolezza restituisce forti emozioni: del mondo come fonte di nutrimento; di noi stessi in quanto degni di ricevere tale nutrimento, eccitamento, contatto primigenio con la madre nutrice; sicurezza di essere a casa propria nel mondo, legame con altre forme di vita, e anche gratitudine – aggiungerà l’uomo di fede – per i frutti della creazione.

Laura Dalla Ragione, La casa delle bambine che non mangiano. Identità e nuovi disturbi del comportamento alimentare, Il Pensiero Scientifico Editore, Roma 2005. 158 pagine, 16 euro.

* La mia recensione al libro.
* Un’altra recensione.
* Il libro sul sito dell’editore, dove è possibile leggere indice, presentazione, prefazione e introduzione.
* Lo speciale del TG1 sulla casa di Todi.
* La residenza Palazzo Francisci di Todi.
* La Federazione Italiana Disturbi Alimentari, il sito di riferimento per chi voglia capirci qualcosa.
* I disturbi del comportamento alimentare sul sito del Ministero della Salute.
* L‘anoressia.
* La bulimia.

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