[Incipit] La Babele americana

Il giardino di Babele: paradiso multiculturale o caos etnico?

«…la lingua di una nazione è una questione vasta».
Mark Twain, «Concerning the American Language», 1882

Sono un krapfen con la marmellata

«Come si chiama una persona che parla due lingue? Bilingue. E una persona che ne parla una sola? Americano». Storielle di questo genere sono frequenti in Europa, dove gli americani hanno fama di essere restii a parlare qualunque idioma che non sia l’inglese. Ma lo stereotipo del monolinguismo americano è diffuso anche negli Stati Uniti. Anzi, scherzare sulla congenita incapacità nazionale di apprendere le lingue straniere è una tradizione in America. Mark Twain ha scritto pagine esilaranti sul solipsismo linguistico dei suoi connazionali. Per esempio, ironizza sulla pretesa che l’inglese sia la lingua del mondo civilizzato in Innocents Abroad (1869), dove il narratore, che fa parte di un gruppo di turisti in crociera nella vecchia Europa, si lamenta delle difficoltà di comunicazione con i francesi, adducendo loro la colpa dell’incomprensibilità del suo anglofrancese: «A Parigi spalancavano gli occhi e ci guardavano, quando gli parlavamo in francese. Non siamo mai riusciti a far capire a quegli idioti la loro stessa lingua!». In «The Awful German Language» (1880), invece, lo scrittore si burla del tedesco, che conosceva piuttosto bene, adottando la maschera di un americano rude e pragmatico per il quale la sua, a differenza degli idiomi folli e arbitrari che invadono la terra, è l’unica lingua legata alla realtà da un rapporto trasparentenaturale. Twain ci offre una serie di caustici ritratti dell’americano provinciale e monolingue, anche se nella sua critica traspare una punta di ambiguità, perché in fondo, affascinato dalla diversità linguistica, è convinto che la lingua americana sia più di ogni altra in grado di accogliere la pluralità dei modi di parlare dell’umanità e di dar loro spazio in letteratura.

Sara Antonelli, Anna Scacchi, Anna Scannavini, La Babele americana. Lingue e identità negli Stati Uniti d’oggi, Donzelli, Roma 2005. 280 pagine, 13 euro.

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