[Incipit] Aurora Leigh

Di scriver libri non si vedrà mai la fine,
Ed io, che molto scrissi in versi e prosa
Solo per altri, ora scriverò solo per me;
Scriverò la mia storia per il mio solo bene,
Come quando si dipinge il proprio ritratto
Per un amico che poi lo terrà in un cassetto
Per riguardarlo anche quando non ci amerà
Più, forse per confrontare com’egli era ed è.

Mentre scrivo sono una che viene ancora
Detta giovane, non tanto lontana dalle sponde
Della vita da avventurarmi in essa, così
Da non udire quel remoto brusio d’infinito
Cui nel sonno sorridono i neonati; non tanto
Lontana: rivedo ancora mia madre ritta presso
La porta della nursery col dito alzato: «Sst!
C’è troppo chiasso, qui» mentre i dolci occhi
Sfuggendo, smentivano le parole. Ancora siedo
E sento la mano delicata di mio padre quando
Lei ci lasciò, accarezzandomi i riccioli tenendomi
Sulle ginocchia; odo d’Assunta la celia quotidiana
(che, come sapeva, egli preferiva) nel domandare
Quanti scudi d’oro sarebbero occorsi per quei
Ricciolini. Ah, mano paterna, carezza che attira
Preme, stringe la testolina sulle sue ginocchia.
Sì, sono troppo giovane per rimanere sola.

Elizabeth Barrett Browning, Aurora Leigh (tit. originale Aurora Leigh), Le Lettere, Firenze 2002. Traduzione di Bruna Dell’Agnese. 308 pagine.

* Elizabeth Barrett Browning su Wikipedia.
* Aurora Leigh su Wikipedia (in inglese).
* Il testo integrale del libro (in inglese).
* Alcune poesie di Elizabeth Barrett Browning (in inglese).

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