The Edible Woman

Margaret Atwood, The Edible Woman, Virago, London 1980. 281 pagine.

Marian è una ragazza del tutto ordinaria, con un lavoro ordinario, un fidanzato ordinario e una vita ordinaria. La prima parte del romanzo sembrerebbe un po’ un libro di Sophie Kinsella, se non fosse che ogni tanto Marian fa cose strane, tipo scappare via di corsa dal fidanzato e dagli amici e nascondersi sotto il letto. Ricordiamoci anche che il libro è stato scritto nel 1965, perciò quello che all’epoca poteva sembrare del tutto “folle” può essere visto con altri occhi oggi.

Devo essere sincera: la prima parte è stata per me molto noiosa e ho pensato di abbandonare il libro, cosa che non ho fatto perché mi interessava vedere come la Atwood sviluppava l'”anoressia” della protagonista. Nelle recensioni si legge infatti che, dopo il fidanzamento con Peter, Marian smette gradualmente di mangiare, come se non potesse digerire il matrimonio.

Ho scritto “anoressia” fra virgolette perché non si tratta affatto di questo, quanto invece di una forma assai virulenta di fobia alimentare, cosa che nessuna recensione fra quelle che ho letto mi pare sia riuscita a cogliere. L’anoressia è un rifiuto del cibo per svariati motivi, come la paura di ingrassare o il desiderio di negare la propria femminilità, per farla molto semplice. Il problema di Marian assomiglia molto all’anoressia, ma non lo è: Marian è spaventata dal cibo perché, ad esempio, pensa alla bistecca come a un pezzo di cadavere, o all’uovo come a un potenziale pulcino. Ma non è nemmeno una questione di vegetarianesimo o veganesimo, perché piano piano anche una carota arriva a sembrarle viva e si chiede se anch’essa possa soffrire o addirittura urlare dentro di sé. Marian ha paura del cibo, come di qualcosa di vivo che lei non può assolutamente ingerire per non diventare cannibale. Piano piano smette di mangiare tutto, ma non perde mai l’appetito. Marian vorrebbe mangiare ma non può.

Nella seconda parte, dove assistiamo a questo processo di privazione forzata (e non voluta) del cibo, Marian si stacca da sé in modo così drastico da parlare in terza persona (nella prima e nella terza parte parla invece in prima persona). Come si è detto in alcune recensioni, viene sviluppato qui il tema dell’alienazione dalla società.

Non posso dire molto più di questo, anche se vorrei, perché altrimenti rovinerei tutto il gusto della lettura a chi volesse prendere in mano questo libro. L’unica cosa che posso dire è che non si tratta di un libro straordinario ma, se si supera indenni la prima parte, è comunque interessante e merita una lettura.

Alcuni link:

* il libro su Wikipedia (in inglese)
* l’incipit in italiano e in inglese e la quarta di copertina (il titolo italiano del libro è La donna da mangiare)
* il sito di Margaret Atwood (in inglese)
* l’autrice su Wikipedia
* un articolo sulle fobie alimentari

Questa recensione partecipa alla sfida delle “letterature altre” ed è pubblicata anche sul relativo blog.

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3 pensieri su “The Edible Woman

  1. Pingback: Libri dal Canada | Sonnenbarke

  2. librini

    Vedo che tutti (o dovrei dire “tutte”, visto che sembra che solo le donne leggano questo libro…?) trovano noiosa la prima parte. Le recensioni di questo tipo mi hanno preparata, e forse per questo trovo tanti piccoli dettagli sensati. Per quanto scritto da una ventenne che con questo romanzo,ha cavalcato l’onda del femminismo perché uscito al momento giusto, devo dire che non lascia nulla al caso.

  3. Marina Autore articolo

    Quindi è piaciuto anche a te, librini? Mi fa piacere. Ne ho un bel ricordo, è un libro molto interessante. Solo un appunto: Atwood l’ha scritto a 30 anni, non a 20. È comunque il suo primo romanzo.

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