[Incipit] Épépé

Più tardi, ripensando a quanto era successo, Budai se lo sarebbe spiegato solo con la confusione dello scalo; certamente ha preso un aereo diretto altrove, errore sfuggito anche agli impiegati dell’aeroporto. Non c’è modo di ricostruire in quale direzione e per quanto tempo abbia volato perché appena ha potuto abbassare lo schienale del sedile, si è addormentato al rullio dei motori. È esausto, nei giorni precedenti aveva lavorato davvero tanto quasi senza riposarsi, alle solite incombenze si era agguinta anche la preparazione del discorso per il Congresso filologico di Helsinki, dove è appunto diretto. Durante il viaggio lo svegliano una sola volta per servirgli il pranzo, ma poi si addormenta di nuovo, forse per dieci minuti, forse per dieci ore o magari di più… È senza orologio, perché intende comprarsene uno nuovo e gli secca, al ritorno, presentarsi alla dogana con due orologi, non ha quindi la più pallida idea di quanto si è allontanato da casa. Che non si trova a Helsinki lo capirà solo più tardi, giunto in città: improvvisamente si rende conto di non sapere dov’è finito. All’aeroporto i passeggeri sono saliti su un pullman, la notte è buia, fredda e ventosa e lui ancora imbambolato dal sonno. L’autobus fa diverse fermate, molti passeggeri scendono. Budai, che è già stato a Helsinki, cerca invano il lungomare o qualche edificio familiare. Quando poi, poche fermate dopo, l’autobus si svuota completamente, il conducente gli fa segno di scendere. Si trova davanti alla porta a vetri di un albergo, ma la folla brulicante del marciapiede lo trascina via dai suoi compagni di viaggio, e ci mette un bel po’ di tempo ad attraversare la corrente umana che ininterrottamente affluisce da entrambe le direzioni. L’usciere, un gigante obeso in pelliccia, con un berretto ornato di galloni d’oro, lo saluta con un gentile gesto d’ossequio e spinge la porta girevole, ma quando Budai gli si rivolge in finlandese è evidente che non lo capisce, infatti gli risponde in una lingua sconosciuta, poi lo invita a entrare, perché non c’è tempo, nuovi ospiti premono per riversarsi al suo seguito nella hall.

Ferenc Karinthy, Épépé (tit. originale Epepe), Voland, Roma 2001. Traduzione di Agi Berta. 219 pagine, 13,50 euro.

* Un altro estratto.
* Il libro sul sito della casa editrice.
* Il libro su TecaLibri.
* L’autore.

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