Jon Fosse, Teatro

Jon Fosse, Teatro (tit. originali NamnetNokon kjem til a kommeNatta syng sine songarDraum am HaustenVinterJenta i sofanen), Editoria & Spettacolo, Roma 2006. Traduzione di Graziella Perin e Fulvio Ferrari. 396 pagine, 15 euro.

Come sapete, il teatro mi piace molto ma, pur sapendo che Jon Fosse è famoso a livello mondiale e considerato il secondo drammaturgo norvegese più importante dopo Ibsen, non ho mai visto un suo spettacolo. Qualche anno fa mi proposi di rimediare a questa lacuna comprando questo libro della bella casa editrice romana Editoria & Spettacolo. Poi, come spesso avviene, l’ho lasciato sullo scaffale per anni fino a trovare il momento giusto per leggerlo.

Jon Fosse nasce In Norvegia nel 1959, è non solo drammaturgo ma anche romanziere (di recente è uscito in Italia il suo Melancholia). Ha ricevuto vari premi fra cui l’Ubu come miglior testo straniero nel 2004.

In questo libro sono raccolti sei testi teatrali: Il nomeQualcuno arriveràE la notte cantaSogno d’autunnoInverno La ragazza sul divano.

La scrittura di Fosse è veramente strana, dicono che sia influenzata dalla musica rock, anche se io non sono in grado di giudicare, comunque è sicuramente una scrittura poetica, ma anche scarna e priva di qualunque orpello. Tanto ne è priva che mancano anche i segni di interpunzione, non esistono né punti né punti interrogativi, nulla, salvo in uno dei sei drammi dove ci sono almento i punti interrogativi. La lettura risulta così davvero straniante, perché è il lettore stesso, basandosi sulle indicazioni di scena, che deve capire che intonazione dare alle battute. Però, se ci si immedesima nel dramma in quanto testo teatrale, tutto risulta più semplice, perché in fin dei conti la scrittura di Fosse rappresenta la vera lingua parlata, che molto spesso non è fatta di frasi strutturate e non manca di ripetizioni a volte anche abbondanti.

La scrittura scarna riflette però anche il tema dei drammi, che parlano di incomunicabilità, impossibilità di stare insieme, disperazione così atavica da essere ormai apatia.

Il testo più bello per me è Sogno d’autunno, nel quale due amanti si incontrano su una panchina in un cimitero e, con un’alternanza straniante di piani temporali veniamo a sapere che sono tornati insieme e si sono addirittura sposati, lui ha dunque divorziato dalla prima moglie. Il testo si svolge completamente nel cimitero, che nei paesi nordici è luogo di sepoltura ma anche posto dove si può andare a passeggiare per respirarne la quiete senza essere presi per pazzi.

Altro bellissimo testo con una sfasatura temporale ancora più consistente è La ragazza sul divano, dove i personaggi, da giovani e da adulti, si trovano addirittura in scena nello stesso momento e le cui battute si sovrappongono in un effetto che ha del delirante. In questo caso la storia è quella di una famiglia, con due figlie adolescenti, una madre che ha come amante il fratello del padre e un padre marinaio che non è mai a casa.

Fosse dice di aver voluto rappresentare, con questi suoi drammi freddi e fitti di abbandoni, anche quella tipica società nordica protestante, dove le separazioni e i divorzi sono all’ordine del giorno e dove i bambini imparano fin da piccoli a fare i conti con l’assenza di uno dei due genitori.

Il testo è consigliato a chi sia appassionato di teatro contemporaneo e a nessun altro, perché è veramente difficile da apprezzare pur nella sua estrema semplicità. Consiglio però, in primo luogo a me stessa, di far seguire alla lettura la visione di una o più rappresentazioni teatrali, perché solo così l’esperienza potrà dirsi completa.

Alcuni link:

* Fosse su Wikipedia (in inglese)
* La biografia di Jon Fosse su Teatroteatro, con link ad alcuni spettacoli
* Un articolo sull’Independent (in inglese)
* Il libro su Drammaturgia.it
* Un breve video con spezzoni da Sogno d’autunno (in francese)

Questa recensione partecipa alla sfida delle letterature altre ed è pubblicata anche sul relativo blog.

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