I cani di riga

Henning Mankell, I cani di riga (tit. originale Hundarna i Riga), Marsilio, Venezia 2010. Traduzione di Giorgio Puleo.

In teoria si tratta di un poliziesco, in pratica di un thriller di spionaggio. Genere che di solito non mi piace per niente, ma questo libro è davvero bello. Più va avanti e più diventa inverosimile, è vero, ma d’altronde lo ammette l’autore stesso per bocca del protagonista. Inoltre, è proprio vero quello che dice Camilleri, che i gialli non sono romanzetti per distendersi, ma spesso e volentieri contengono anche critica sociale. Questo libro infatti si immerge profondamente nella storia dell’indipendenza dei paesi baltici, della Lettonia in questo caso.

Ma andiamo con ordine.

Kurt Wallander è un poliziotto di una tranquilla cittadina di provincia nella Svezia del sud. Per certi versi ricorda un po’ Montalbano, per la semplicità di carattere e per il rapporto con Martinsson, che sembra un Fazio svedese. Da ricordare che questa è la sua seconda indagine, ma si tratta del suo libro più famoso ed è per questo che ho deciso di leggerlo per primo.

Un giorno la vita tranquilla del poliziotto Wallander viene sconvolta dal ritrovamento in spiaggia di un canotto contenente due cadaveri che, dopo varie ricerche, si scopriranno essere due lettoni. Il caso lo porterà a collaborare dunque con la polizia lettone, e in seguito ad andare egli stesso in Lettonia, dove ferve la lotta per l’indipendenza (siamo nel 1991). Wallander farà la conoscenza di alcuni indipendentisti e verrà così a sapere qualcosa di più di questo paese per lui finora sconosciuto. Un paese ancora caldo di dittatura, pieno di misteri e contraddizioni.

È un libro che si legge tutto d’un fiato, come nella migliore tradizione del genere, ma che fa anche riflettere. Io personalmente avevo 9 anni all’epoca del disfacimento dell’Unione Sovietica, perciò non mi ricordo assolutamente nulla di quel periodo. Ecco, per certi versi questo libro può essere un modo simpatico per rimediare, per scoprire cosa accadeva nelle repubbliche baltiche, che cosa i cittadini di quei paesi erano ancora costretti a subire prima di poter vedere il loro paese libero. Il tutto mentre ci si gode la storia, legata a stretto filo con la storia dell’indipendenza della Lettonia.

Mi sento dunque di consigliare questo libro anche a chi, come me, non è un appassionato del genere thriller. Non ve ne pentirete.

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3 pensieri su “I cani di riga

  1. Pingback: [Incipit] Henning Mankell, I cani di Riga | Sonnenbarke

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