Credere ancora a Babbo Natale

Caro Babbo Natale,

Non sai quanto ti invidio, tu che ogni anno giri il mondo in una notte, mentre io, in ventinove che ci provo, ho ancora così tanti posti da vedere. Quest’anno di passaggio per Lisbona ho visitato Cabo da Roca, il punto più a Ovest dell’Europa. Chissà quante volte avrai intravisto dal bel mezzo dell’Atlantico quella luce intermittente che segna il confine occidentale del continente. Sorrido scrivendoti, ma faccio fatica a immaginare la tua slitta sfrecciare sopra l’oceano.
Mentre dalla scogliera a picco sul mare osservavo le onde infrangersi contro la costa dopo migliaia di chilometri di viaggio nell’oceano, mentre mi investiva il soffio del vento che da settimane non toccava terraferma, mi sono sentita come quei marinai che scrutavano l’ignoto alla ricerca di nuove terre, nuove ricchezze e soprattutto di se stessi e dei propri limiti.
L’odore del mare, il sapore dell’avventura, il richiamo dell’orizzonte infinito. Abbandonare porti sicuri, puntare il timone  a Ovest senza voltarsi mai, sfidare l’immensità dell’Atlantico.
E poi quella sensazione a metà tra adrenalina e paura, quel misto di eroismo e pazzia, la somma di incoscienza e presunzione. Partire, andare via anche a costo di non tornare più, anche a costo di rischiare la propria vita.
Se è vero che ai giorni nostri è impossibile scovare un angolino di pianeta inesplorato, se è vero che non esistono più terre da scoprire, valichi da oltrepassare, capi da doppiare, è altrettanto vero che c’è qualcosa in costante mutamento capace di conferire una luce sempre nuova ai posti che visitiamo: sono le persone, il progresso a cambiare la faccia delle città, i modi di pensare e di vivere. Entrare in contatto con nuove culture, scoprire i cambiamenti di quelle già conosciute è ciò che più di ogni cosa mi piace fare. La Berlino di oggi è completamente diversa da quella di vent’anni fa, i paesi dell’est cambiano radicalmente a mano a mano che entrano nell’Unione Europea e pure la stessa Torino, che negli ultimi anni ha scoperto il piacere di bere un caffè all’aperto, ora è tappezzata di dehor e impazzisce per i baretti lungo Po nella zona dei Murazzi. Il cambiamento è dietro l’angolo, nel quartiere dove siamo nati, nel paesino di montagna dove passavamo le estati. La riscoperta di luoghi conosciuti è diventata il mio personale modo di esplorare il mondo.
Ed ecco qui il mio desiderio per quest’anno: dopo aver visto il punto più a Ovest d’Europa ti chiedo un viaggio alla ricerca del punto più a Ovest del pianeta, un viaggio senza fine inseguendo il tramontare del sole.
Impossibile? forse hai ragione, ma se ci arrendiamo di fronte all’impossibile a cosa servono i sogni? E soprattutto a cosa servi tu caro Babbo Natale?

Baci
Chiara

Da: Daniele Cappato, Credere ancora a Babbo Natale, Amazon, 2012. 79 pagine.

Daniele ha anche un blog, Due Minuti da Leggere, dove pubblica i suoi racconti.

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