Well I stepped into an avalanche, it covered up my soul

Mi sono messa a rileggere qualcuno dei post taggati “personalia”, perché ne avevo bisogno, ero alla ricerca di non so cosa, non so davvero bene cosa. E poi ho trovato questo, dove parlo di un pezzo della mia depressione, di quella più grave ovviamente, ché nel mio caso bisogna anche scegliere quale delle tante. Mi ha fatto paura, perché alcune cose non me le ricordavo. Quando sono andata dai miei per Natale ho cercato i miei diari di quel periodo, so che ne avevo, ma non li ho trovati, e se mi conosco abbastanza bene immagino di averli distrutti in qualche modo quando sono stata meglio. Senz’altro mi avrebbe fatto troppo male leggerli, ma ne avevo bisogno, ne ho tuttora bisogno, perché continuo ad andare dalla psichiatra e a dirle che so che sono stata male ma che non mi ricordo, poi ogni tanto ho queste visioni e allora inizio a parlare e lei si spaventa, allora io avevo (ho) bisogno di leggere e vedere se quello che le racconto è vero, è così terribile, lo ingigantisco, lo invento. Da quel pochissimo che leggo in questo post, quello che racconto io alla psichiatra è anche più soft.

La psicologa mi ha chiesto, una volta che io piangevo parlando di follia, se avessi mai avuto crisi psicotiche, io esitando le ho risposto di no, ma non so se è vero, l’unica cosa vera è che non mi ricordo quasi niente, e che avrei bisogno di tutto quello che ho scritto (perché so che ho scritto tanto) per ricordarmi, perché è vero, lei mi dice che tendo troppo a etichettarmi, ed è vero, ma a me serve sapere se ho avuto crisi psicotiche, mi serve sapere cosa è successo, cosa ho fatto, cosa ho sentito, perché i pochi ricordi che ho sono così irreali da farmi credere di essermeli inventati. Certe volte penso di vivere in un romanzo autobiografico, che tutto quello non può essere stato vero, allora per questo voglio le prove, e allora per questo voglio le etichette, perché io devo capire.

E perché se capisco io capisce anche la mia psichiatra, che è l’unica psichiatra buona che io abbia mai incontrato, e io le vorrei insegnare l’italiano per poi rapirla e portarla in Italia con me, se mai ci tornerò.

Perché io ricomincio a stare male, anzi è da un anno che ho ricominciato a stare male, e la terapia di gruppo è una cosa bellissima che fa benissimo per il panico e anche un po’ per l’ansia generalizzata, ma non aiuta contro i cambi di umore repentini e nemmeno contro la depressione.

La mia psicologa diceva che lei capiva, che dieci anni di disturbo bipolare sono tanti, ma tutti mi dicono, tutti tutti, che sono forte, che ho fatto tante cose di fronte a cui chiunque altro si sarebbe arreso. Io avevo paura di essere presa per folle, mentre i miei compagni del gruppo anti-panico hanno fatto tanto d’occhi quando hanno saputo che sono – viva, vegeta e addirittura ancora al lavoro – alla mia quarta depressione; questo naturalmente perché sarebbe stato difficile spiegargli che oltre alle quattro depressioni c’era stata anche un’ipomania e un episodio misto.

E sì, mi sto etichettando ancora, ma mi serve per capire perché dopo tutti questi anni sono ancora qui a soffrire ancora, perché non mi succede come a tutti quelli che conosco (ne conosco tanti) che hanno sofferto una volta di depressione e poi ne sono usciti e ora ne parlano al passato. Io non ne parlerò mai al passato, ne parlerò sempre al passato al presente e al futuro. Per questo mi serve etichettarmi, per capire che è così non per sfortuna, per cattiveria di un dio a cui non credo, per caso o per chissà cos’altro, ma perché io ho una malattia, così come ha una malattia chi ha il diabete, per esempio.

La mia psichiatra è cattiva solo quando mi dice che non ho sintomi ben chiari (l’ha detto solo una volta, ma me la sono legata al dito), ed è per questo che io vorrei trovare i miei diari, perché glieli tradurrei in francese e lei mi direbbe se sono chiari o no.

Io quando ero in mezzo a quella bufera ho conosciuto quella persona, quella con la R, io non ero più niente e ho trovato questa luce come di un faro in mezzo a un oceano in tempesta, ed è per questo che non riesco ad accettare che se ne possa andare, che possiamo prendere strade diverse. È per questo che sono totalmente dipendente da lui. Perché io sono stata bene grazie a me, ma anche tanto grazie a lui. Perché volevo vivere per lui. Perché lui mi dava la forza di andare avanti. Perché sapere che c’era voleva dire che la vita non faceva schifo. Perché lui aveva bisogno di me e io non potevo venire a mancare, altrimenti lui come avrebbe fatto? E ho creato così questo circolo vizioso di co-dipendenza che ci ha ammazzato entrambi, ma io non me ne potevo rendere conto, credo neanche lui.

E non so come fare a uscire da questa cosa, ma non voglio neanche uscirne, perché sono troppo invischiata nella pappetta informe del mio cervello, perché mentre ero in autobus ho sentito i fantasmi che allungavano le mani grigie e fredde verso di me, e io non li voglio perché sono cattivi, ma li conosco così bene, anche se non me li ricordo, so che sono familiari e che li farei entrare, se bussassero ancora un po’. Perché dopo un po’ l’autocontrollo disumano che io so esercitare su me stessa si sgretola per il troppo sforzo, e se non lo ripariamo subito la mia disciplina quasi militare crolla e io crollo insieme a lei.

(Ed è vero che sono fortissima, me ne rendo conto, non foss’altro perché so che non tanta gente esce viva da quello che io non mi ricordo e nessuno – me compresa – ne esce uguale a prima; è vero dunque che sono fortissima, ma dopo un po’ anche i fortissimi possono non farcela più).

Testo della canzone Avalanche di Leonard Cohen, da cui è tratto il titolo.

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5 pensieri su “Well I stepped into an avalanche, it covered up my soul

  1. bluebirdtwice12

    Cara amica mia, penso che qualunque cosa io ti potessi scrivere,di fronte al tuo scritto tagliato deciso come con un bisturi,sarebbe banale,ma sono convinto della tua grande forza anche se un aiuto,qualunque esso sia,compreso il fatto di scriverne senza nulla nascondere a chi può ricordarsi di te e di come sei( o eri) come hai già fatto con queste tue rivelazioni può illuminare lentamente,forse, ma progressivamente il tuo cammino per ritrovare te stessa. Conoscendo R , con il quale almeno sul piano degli interessi comuni continuo ad avere rapporti posso solo immaginare l’intensità del vostro rapporto, cui forse è mancato l’equilibrio necessario per continuare un percorso al tempo costruttivo per entrambi. Forse sono uscito dalle righe, mi perdonerai sapendo che mi sono affezionato a te e alla tua bella persona sin da subito. Ricordi? Ti abbraccio… non mollare.Io ci sono.Franco

  2. Harshad

    Mi dispiace. Passavo di qui per leggere le tue recensioni e non avrei mai voluto imbattermi in questo post.

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