AAA passaporto cercasi

La vacanza barese è finita. Si torna a casa.
La geniale organizzazione prevede che Elasti-mamma parta sola all’alba. Mister Wonder e gli hobbit arriveranno in serata.
Elasti-mamma ha le vertigini. Non viaggia senza appendici da quasi quattro anni e riscopre la magica ebbrezza della solitudine.
Arriva a Felicity Place. La casa sembra una discarica.
La signorina Esmeralda, che avrebbe dovuto rimediare ai disastri natalizi e restituire un po’ di decoro a questo posto, ha il cuore infranto perché il suo fidanzato è tornato in Ecuador. Pertanto se ne frega dell’elasti-famiglia e dell’elasti-sporcizia. Come darle torto?
Elasti-mamma appoggia i trenta chili di bagagli familiari. Dovrebbe fare almeno quattro lavatrici, la spesa, preparare qualcosa di commestibile per gli hobbit, e subito dopo andare in redazione.
Ma è sola in casa e non succede mai.
Scavalca il cubo multi-attività, calpesta un tappeto di carte da regalo e inciampa sui pennarelli lavabili. Plana in bagno. Riempie la vasca di acqua bollente e schiuma. Musica a palla. Chiude gli occhi e se ne frega anche lei, come Esmeralda.

Driiin driiin driiin.
È Mister Wonder, da Bari. Riportati gli hobbit a casa, domani andrà in America, per un convegno di supereroi.
«Elasti, ho chiamato in questura a Milano e il mio passaporto non c’è. Mi avevano garantito che entro oggi sarebbe arrivato. Devo avere il passaporto. Se non riesco a partire è un dramma.»
«Stai scherzando? Non posso muovermi. Questa casa è un inferno. Non mi sono fermata un secondo. Sto mettendo a posto, sto pulendo-lavando-stirando. Devo fare la spesa, cucinare, andare a lavorare», mente lei, immersa tra le bolle.
«Ti prego, solo tu mi puoi aiutare», implora lui.
Ai convegni di supereroi si decidono le strategie per combattere i mostri, per evitare l’invasione di ultracorpi, per sconfiggere gli alieni.
Elasti-mamma non può sottrarsi ai suoi doveri superiori. È in missione.
Va al commissariato di Felicity Place. La poliziotta dell’ufficio passaporti, faccia da schiaffi, la tratta a pesci in faccia.
Dopo tre minuti Elasti-mamma si mette a urlare. Resiste alla tentazione di insultare la poliziotta e tutta la sua famiglia solo perché se lo facesse la arresterebbero.
Viene spedita dalla faccia da schiaffi al quartier generale dei passaporti, in pieno centro.
Si precipita. Ci sono quattromila persone in fila. Scarica l’elasti-nervosismo raccontando il suo dramma ai vicini. Cerca di impressionare i presenti descrivendo i pericoli che l’umanità corre se la missione fallisce. Li convnce e la fanno passare.
Accede al girone infernale. L’ufficio sta per chiudere e lei è sull’orlo di una crisi di nervi.
Improvvisamente si materializza un poliziotto, proprio di fronte a lei. Ora o mai più.
«Ho bisogno di lei», gli sussurra con voce implorante e languida, occhio da gallina innamorata, sguardo da fammi-tua-qui-e-ora. Con certi uomini funziona.
Ha funzionato. Il suo uomo le assicura che domani all’alba le consegnerà il passaporto nuovo.
Elasti-mamma chiama trionfante Mister Wonder. Si sente fichissima.
Prima ha rischiato l’arresto e dopo si è prostituita con il primo agente che passava. Però lo ha fatto per una nobile causa.

«Pronto, Mister Wonder? Sono io…»
«Sì…? Ah, amore, risolto! Sono riuscito a sistemare tutto da qui, per telefono. È stato facilissimo. Grazie comunque.»

Da: Claudia de Lillo, Nonsolomamma, Tea, Milano 2008. 270 pagine.

Il blog di Nonsolomamma.

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