La farfalla sull’attaccapanni

«Danilo, pej sem» disse Julka.
Stava ancora guardando fuori dalla finestra. Voltava le spalle alla classe. Il chiasso era improvvisamente cessato e gli scolari avevano preso posto nei banchi. Poteva sembrare che stessero escogitando qualche nuova marachella e che da un momento all’altro avrebbero scatenato una vera baraonda. In realtà lei non si era accorta che il maestro stava rientrando in classe.
«Pej no sem, Danilo» lo sollecitò. Forse pensava a quelle lampade sulle barche che risplendono sotto grandi paralumi come sotto ampi cappelli e ingannano i pesci.
Il maestro si lisciò i capelli sulla tempia destra. Capelli neri e impomatati, lucidi come il catrame. Sotto il naso sottili baffetti appuntiti. All’occhiello il distintivo con il fascio littorio.
Con un lampo negli occhi la chiamò: «Giulia!»
Si voltò con lentezza, come se la sorpresa le avesse tolto ogni forza. Guardò il maestro, quindi i banchi dove tutti trattenevano il fiato; automaticamente si morse appena il labbro inferiore.
«Giulia!» ripeté nuovamente, adirato, ma con quel nome le sembrava che non chiamasse lei, bensì la bambina che le avevano affidato e che lei sbadatamente aveva perso. La finestra aperta alle sue spalle incorniciava la sua piccola, solitaria figura.
«Vieni qui» le disse con gli occhi lampeggianti.
Julka si mosse e già le dita impazienti del maestro l’avevano afferrata per l’orecchio.
«Non voglio più sentire quella brutta lingua» disse camminando fra i banchi  e tirandosela dietro. «Non voglio.»  La sua voce ansimava. «Avete capito che non voglio?»
La classe guardava esterrefatta sia lui sia Julka. Lei osava appena muovere gli occhi per non accentuare con un gesto troppo brusco il dolore che provava sotto la sua energica presa. Lui le girava intorno come catturato in un cerchio magico. Fa così il cane da guardia che può muoversi soltanto entro lo spazio circolare consentito dalla catena.
«I quaderni sul banco!»
Nessuno si mosse.
«I quaderni sul banco, ho detto!»
Qua e là qualche mano fece un involontario movimento mentre gli sguardi erano concentrati sul suo volto spiritato.
«Scrivetelo cento volte!» gridò a quegli occhi.
«Devo parlare soltanto italiano» proferì la bocca sotto i baffetti neri. Ma gli occhi lo fissavano immobili, impietriti.
E ancora: «Scrivetelo mille volte!»
Ma quegli occhi allineati, una fila dietro l’altra, ora gli si stavano lentamente avvicinando in un silenzio che pesava come piombo su tutto l’ambiente circostante, sulla sua mano, sulle dita che stringevano in una morsa l’orecchio di Julka. E si sentì risucchiato in un vortice che lo trascinava verso il fondo e tutti quegli occhi lo spingevano sempre più dentro il gorgo.
Allora si voltò per mettersi in salvo.
«Tu, tu, tu» disse cercando di sfuggire al sordo cappio che girava silenziosamente sopra il suo capo. E là dentro, in quel cappio, c’era anche lui che girava perché ora stava tirando Julka per tutti e due gli orecchi, la spingeva e la scuoteva senza rendersi conto di trovarsi vicino alla finestra e di premere la schiena di Julka contro il legno come se volesse farla precipitare nel vuoto, là dove prima volava l’aeroplano di carta. Ma eccolo nuovamente in mezzo alla stanza. «Tu, tu, tu» mormora e si curva quasi a toccare con la sua testa quella di lei. Come nella corrida l’animale inferocito che abbassa la testa con l’arma in cima alla fronte. La spinge così fino alla porta, fino allo stipite. Fino ai ganci di ferro dell’attaccapanni. Sbatte la fronte contro un gancio, si fa male e rialza la testa. Ma improvvisamente le sue mani hanno movimenti più febbrili. Si direbbero quasi in preda a un fremito, come se avessero trovato una via d’uscita dal vortice di quegli occhi infantili. E tremano quando con il palmo tasta il ferro e con l’altra mano solleva di peso Julka e infilza sul gancio le sue fitte trecce.

Da: Boris Pahor, Il rogo nel porto (tit. originale Kres v pristanu), Zandonai, Rovereto 2008. Traduzione di Mirella Urdih Merkù, Diomira Fabjan Bajc, Mara Debeljuh, Boris Pahor. 224 pagine, 18 euro.

* Boris Pahor.
* Il libro sul sito di Zandonai Editore.
* Una recensione su Lankelot.
* Altra recensione.

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3 pensieri su “La farfalla sull’attaccapanni

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