Lasciami andare, madre

More about Lasciami andare, madreHelga Schneider, Lasciami andare, madre, Adelphi, Milano 2009. 132 pagine.

Helga Schneider nasce nel 1937 in Slesia, allora zona tedesca e dopo la guerra polacca. Suo padre, austriaco, combatte al servizio del Führer dopo l’annessione dell’Austria. Sua madre è una nazista convinta, che decide di dedicarsi completamente a servire la causa nazista, arruolandosi nelle SS e abbandonando la famiglia. Quando questo succede Helga ha 4 anni e suo fratello Peter un anno e mezzo.

I bambini crescono dunque senza madre, dapprima con la nonna paterna, che odia sinceramente il fanatismo della nuora, in seguito con la seconda moglie del padre, che però accetta solo Peter e odia Helga, spedendola in giro per collegi pur di non tenerla con sé. Helga cresce dunque senza madre, e non riesce a pronunciare la parola “Mutti”, mammina in tedesco. Non sa neppure perché la sua vera madre l’ha abbandonata.

Nel 1971, ormai sposata con un italiano e trasferitasi definitivamente in Italia, decide di cercare la sua vera madre: vuole scoprire chi è, vuole farla conoscere a suo figlio. La trova a Vienna e la scopre ancora nazista convinta: la donna che dovrebbe essere sua madre le racconta il suo passato di guardiana nei campi di sterminio, le offre l’oro rubato agli ebrei. Helga scappa da questa madre e non la rivedrà più per 27 anni. Trascorso questo periodo riceve una lettera da Vienna, con la quale un’amica di sua madre la avvisa che la donna è in una casa di cura per anziani, debole di mente, e le suggerisce di andarla a trovare perché non si sa quanto le resterà da vivere.

Lasciami andare, madre è il racconto di questo secondo incontro, dolorosissimo: Helga ha delle vere e proprie crisi di panico all’idea di dover incontrare di nuovo quella madre assassina e torturatrice, eppure va, insieme a sua cugina, che le fa forza. La madre è ormai novantenne e alterna momenti di confusione mentale, capricci tipici delle persone molto vecchie e momenti di terribile lucidità, nei quali racconta il suo passato nei campi di sterminio, soprattutto a Birkenau. È sua figlia che la incalza a raccontare, vuole sapere, forse per poter finalmente decidere di odiare irrevocabilmente sua madre. Perché nonostante tutto a volte la forza del sangue sembra essere superiore a quella della ragione, e ogni tanto Helga si scopre a provare un barlume di tenerezza per quella atroce madre.

Ma sua madre racconta: racconta degli orrori, delle camere a gas, degli esperimenti sulle prigioniere ebree, di tutti quegli indicibili orrori che conosciamo dai libri di storia. Appare ancora intrisa dell’ideale nazista, mai pentita, eppure non è facile capire se sia davvero così, o se non cerchi piuttosto di rispondere quello che Helga vuole sentirsi dire, così che possa finalmente odiarla e liberarsi da lei.

Per riuscire a liberarsi della pesantissima eredità materna, Helga Schneider si è sbarazzata innanzi tutto della sua lingua madre, che ha rifiutato, decidendo di scrivere i suoi libri in italiano.

È un libro molto forte, ma da cui è difficile staccarsi, anche per la scorrevolezza della scrittura. Ci vuole certo stomaco, e deve aver fatto molto male all’autrice. Molto bello, consigliato.

Qualche link:

* la pagina Wikipedia su Helga Schneider
* il sito ufficiale dell’autrice
* il blog con notizie, rassegna stampa e approfondimenti
* altro blog curato dal figlio dell’autrice

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12 pensieri su “Lasciami andare, madre

  1. gabriella

    E’ impressionante guardare la foto della madre nel sito di Helga. Impressionante perchè se non sapessimo di lei quello che sappiamo, sembra proprio una placida signora normale e una tenera nonna.
    Ma noi sappiamo quel ch sappiamo, perciò quella foto fa venire i brividi.
    Una figura straordinaria, Helga Schneider.
    Un libro la cui lettura ho dovuto interrompere più volte.
    Se non l’hai ancora letto, ti consiglio anche “Il rogo di Berlino”.
    Ciao 🙂

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  6. Marina Autore articolo

    @gabriella: Hai ragione, anche a me ha fatto impressione la foto della madre, sembrerebbe una tranquilla signora così carina…. brrr. Tra l’altro Helga le assomiglia moltissimo, non deve essere un piacere per lei.
    Ho già puntato Il rogo di Berlino!

  7. Franco Seculin

    Sicuramente una presentazione molto interessante che invita alla lettura di quella che più di una storia, a prescindere dal rapporto tra le due donne, sembra essere un’ulteriore tessera da aggiungere a quanto purtroppo si è scritto e documentato in materia. Franco

  8. Marina Autore articolo

    Ciao Franco, non ho letto il libro, ma ho visto il film. Sinceramente non nutro alcuna simpatia per la Jelinek, magari è un genio, ma per me è troppo forte, troppo violenta, decisamente eccessiva. (Ho letto Sport).

  9. Marina Autore articolo

    Margherita, te l’hanno fatto leggere a scuola? Sinceramente non mi smebra un libro adatto a un adolescente, penso che vada letto con un po’ di maturità in più, altrimenti passa solo il fatto che è molto “forte” e non lascia niente…

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