La tortura delle mosche

Le sconsolanti introduzioni ai capolavori, terribili, aride, solenni o impudiche! Ma perché tutta questa curiosità! Perché un poeta dev’essere prima nato e poi morto! Non basta che egli abbia un nome, e non gli è questo nome già troppo pesante? No, la gente non ha misericordia. I suoi poeti li deve cucinare, speziare e mangiare.

Da: Elias Canetti, La tortura delle mosche (tit. originale Die Fliegenpein. Aufzeichnungen), Adelphi, Milano 1993. Traduzione di Renata Colorni. 174 pagine. 15 €.

Annunci

8 pensieri su “La tortura delle mosche

  1. Harshad

    Forse non è proprio un commento centrato, ma mi chiedo se io sia l’unico a trasformare sistematicamente le prefazioni in postfazioni…
    In effetti cerco anche di ignorare la quarta di copertina per non rovinarmi la storia, quindi forse non faccio testo 😛

    Auguri!

  2. Marina Autore articolo

    Harshad, secondo me invece il tuo commento è centratissimo.

    Non sei l’unico, neanche io leggo mai la prefazione prima di leggere il libro, anche perché le volte che l’ho fatto mi ha rovinato il piacere della lettura… Non sono contraria a uno scritto critico o di commento, ma secondo me dovrebbe stare dopo il testo, non prima.
    La quarta di copertina di solito la leggo, ma non sempre. A volte raccontano tutto il libro!

    Auguri anche a te!!

  3. Angela Siciliano

    Dovrebbero aiutare ad inquadrare l’autore, ma leggendole prima finiscono con il dare dei pregiudizi e impostare la nostra lettura…meglio leggerle dopo aver letto il romanzo/racconto…e cosí o ci troviamo d’accordo o non ci troviamo d’accordo, o non ne capiamo molto o ci arricchiscono la lettura appena fatta. O ancora, dopo qualche riga le troviamo del tutto inutili. L’unica cosa da non fare é di considerarle oro colato.
    Io le leggo dopo. E di un classico, di un capolavoro, preferisco piuttosto che leggere una presentazione, preferisco avere più informazioni possibili sull’autore (la persona, i luoghi in cui é cresciuta, la vita che ha fatto, che altro ha scritto, le principali caratteristiche umane: lavorava come bibliotecario/a, 30 anni in manicomio, 15esimo figlio di una famiglia di contadini…e cose del genere: anche queste informazioni mi aiutano a inquadrare l’autore).

  4. Angela Siciliano

    La copertina é importante: una “brutta” copertina, una copertina che per qualche ragione mi disturba o mi fa pensare a qualcosa di negativo, compromette tutta la mia lettura, nel senso che anche se il testo mi piace, psicologicamente non riesco ad ignorare la bruttura o la stupidaggine della copertina (mi si insinua ovunque!). Era una riflessione extra dopo aver riletto hashard e Marina (alla quarta di copertina arrivo sempre dopo essere stata attratta o respinta dalla copertina…)

  5. Marina Autore articolo

    @Angela: infatti secondo me l'”introduzione” andrebbe in ogni caso letta dopo. Molte volte, soprattutto nel caso dei classici, svela tutto ciò che accade e toglie molto del piacere della lettura. Altre volte è semplicemente irritante, perché interpreta qualcosa che non abbiamo ancora letto. Leggendola dopo, invece, assume tutto il suo senso. Io sono per le postfazioni!
    La copertina è importantissima. Alcuni libri, in libreria, mi attirano primariamente perché hanno una bella copertina. Magari il titolo o l’autore non mi dicono niente, ma se la copertina è bella mi spinge a prendere in mano il libro, e magari scopro un libro interessante che altrimenti non avrei considerato. Può avvenire anche il contrario, una brutta copertina o una brutta grafica possono respingere. La copertina è la prima impressione, e secondo me va curata al massimo…

  6. Harshad

    Oggi, leggendo il terzo racconto lungo (o romanzo breve? Mi pare più calzante la prima definizione…) che fa parte della Trilogia di New York di Paul Auster, mi sono imbattuto in un brano che esprime molto meglio di quanto possa fare io quello che volevo dire sull’ignorare la quarta di copertina qualche commento sopra. Lo riporto (gli asterischi naturalmente sono miei)… 🙂

    “Stuart dichiarò che il titolo gli piaceva, ma quando mi domandò di descrivergli il contenuto risposi che preferivo di no, pensavo che sarebbe stato meglio se lo scopriva da solo. Reagì inarcando un sopracciglio[…]. Ma la realtà è che non volevo forzarlo. *Il libro avrebbe agito da sé, e non vedevo perché gli dovessi negare il piacere di entrarci a freddo: senza né mappa né bussola, né la mano paterna di una guida.*

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...