Party sotto le bombe

Elias Canetti, Party sotto le bombe. Gli anni inglesi (tit. originale Party im Blitz. Die englischen Jahre), Adelphi, Milano 2005. A cura di Kristian Wachinger. Traduzione di Ada Vigliani. 250 pagine. 18 €.

Ho terminato da poco la lettura di questo libro. Ci ho messo un mese e mezzo a leggerlo tutto. Ero in cerca di informazioni interessanti per la tesi (che non ho trovato), altrimenti l’avrei fatto volare dalla finestra.

Un aforisma di Canetti recita: «Quali spiriti amiamo a tal punto da non avere il coraggio di leggere ogni loro scritto?».

Tutti sanno della mia venerazione per Elias Canetti. Lo ritengo il più grande scrittore che sia mai esistito, penso che nel suo grandissimo eclettismo abbia prodotto opere inarrivabili: penso al romanzo Auto da fé, al dramma La commedia della vanità, al saggio filosofico-antropologico Massa e potere, alla raccolta di aforismi La provincia dell’uomo. Ho letto quasi tutto ciò che ha scritto, e ho trovato tutto stupendo. I titoli che ho citato li ritengo dei capolavori assoluti, quelli che non ho citato li trovo bellissimi, per quanto non al livello dei precedenti.

Questo libro lo comprai anni fa, quando uscì, ma non l’avevo ancora letto, e meglio avrei fatto a non leggerlo mai.

Il volume raccoglie gli anni inglesi di Canetti: lo scrittore si trasferì in Inghilterra nel 1938, in seguito alla Kristallnacht e lì visse per quarant’anni, diventando anche cittadino inglese (mantenne però la cittadinanza turca). Gli anni che qui vengono trattati sono quelli della guerra e quelli immediatamente successivi. Dovrebbe essere la quarta parte dell’autobiografia, si parla di “libro salvato”. Il libro, infatti, è stato iniziato da Canetti negli anni Novanta, poco prima della morte: il lavoro è rimasto perciò interrotto e la forma era ancora quella degli appunti, non definitiva e nemmeno autorizzata. Kristian Wachinger ha fatto un enome lavoro di ricostruzione, partendo da tre diversi manoscritti autografi (Canetti scriveva in stenografia), solo in parte scritti a macchina dalla figlia Johanna, che ha collaborato alla stesura del volume.

Ecco, bene, prima di leggere questo libro ho riletto il secondo e il terzo volume dell’autobiografia, Il frutto del fuoco e Il gioco degli occhi, e ne sono rimasta ancora più incantata della prima volta. Forse anche per questo motivo ho provato tanta più insofferenza a leggere Party sotto le bombe.

Il problema di questo libro è semplicemente che si tratta di un lavoro filologico postumo. Wachinger sarà sicuramente un grande studioso di Canetti, la figlia sarà sicuramente un’esperta, ma nessuno dei due, evidentemente, è un amante della scrittura di Elias Canetti. Perché questo libro non rende alcun servizio all’autore, anzi lo mette in pessima luce, lo fa sembrare meschino e livoroso. Ho fortissimi dubbi che Canetti, se fosse vissuto abbastanza da completare il libro, lo avrebbe pubblicato così com’è ora.

È stato detto che lo stile è differente perché questo non è il Canetti mitteleuropeo che eravamo abituati a conoscere, ma un Canetti pienamente inglese. Ho letto molte recensioni entusiastiche. Mi piacerebbe sapere quante di queste persone abbiano realmente letto questo libro, e quante abbiano letto altri libri di Canetti. Perché questo non è Elias Canetti. Questi sono chiaramente abbozzi, appunti che dovevano essere rielaborati. Lo stile è diaristico, lontano sia dagli altri tre volumi dell’autobiografia che dagli appunti.

È senz’altro vero che Canetti aveva progettato di continuare la sua autobiografia, che avrebbe dovuto essere costituita da cinque volumi. È altrettanto vero, però, che Canetti è stato maestro dell’incompiuto. Aveva progettato di scrivere una serie di otto romanzi, ognuno abbozzato, invece ne ha scritto e pubblicato soltanto uno. Aveva progettato due volumi sulla massa e il potere, in più interviste aveva affermato di star scrivendo il secondo, ma ha poi scritto e pubblicato soltanto il primo. Aveva progettato un’opera teorica sul dramma, mai uscita. Pare che a un certo punto Canetti abbia affermato di aver volutamente lasciato tanti libri incompiuti, perché potessero essere trovati dopo la sua morte e gli consentissero di continuare a vivere. È nota, infatti, l’avversione viscerale di Canetti per la morte.

Quello che mi chiedo è: dobbiamo aspettarci che qualche altro studioso insieme a Johanna Canetti trovi, editi e pubblichi tutti gli altri lavori che Elias Canetti aveva progettato e che ha lasciato incompiuti? Cosa dobbiamo aspettarci quando, nel 2024, a trent’anni dalla morte dell’autore, scadrà il divieto alla pubblicazione dei suoi diri da lui stesso imposto? Oltre a questo Party sotto le bombe sono già usciti, per ora solo in tedesco, gli Aufzeichnungen für Marie-Louise, appunti che Canetti aveva scritto per una delle sue innumerevoli amanti. Ho visto il libro a Vienna, ma non ho avuto il coraggio di prenderlo in mano. Claudio Magris l’ha definito un’operazione indegna, o qualcosa del genere.

Questo è: una bieca operazione commerciale. Canetti ha vinto il Nobel, vende molto, è assai appetibile sul mercato. Sul mercato di lingua tedesca forse anche più che su quello di lingua italiana. Meglio avrebbero fatto a tributargli più onori in vita, anziché “riscoprire” il romanzo e i drammi trent’anni dopo la pubblicazione.

Certo, bisognerebbe stare bene attenti a non idealizzare gli scrittori, perché sono anche loro esseri umani, con i propri vizi, le loro bassezze. Ma, come ha scritto Willi Winkler in questa recensione, il lettore che ama Canetti si sarebbe volentieri risparmiato queste bassezze. C’è banalità in questo libro, odio, disprezzo, cattiveria, meschinità. Per carità, io non so come fosse Elias Canetti nel privato, può anche darsi che fosse così, ma mi importava davvero saperlo? Francamente no. Non avrei avuto nulla da ridire, ovviamente, se l’autore stesso avesse spontaneamente deciso di pubblicare questo libro in questa forma, senza espungere gli episodi di puro livore; ma così non è stato. Canetti non ha potuto dire la sua, nessuno può sapere se non avrebbe preferito limare, lavorare ancora su questi abbozzi.

In questa recensione è scritta una cosa che condivido: «Chi conosce, davvero, tutta la scrittura di Canetti, non ha bisogno, oggi, di nessun altro rigo».

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10 pensieri su “Party sotto le bombe

  1. francesca

    Mi hai fatto pensare, per un facile gioco associativo, a Pasolini e a Petrolio.
    Grazie: lo dico qui, sotto questo post, ma va inteso in maniera estesa, applicabile a moltissimi altri.

  2. Serena Gobbo

    Ho letto i primi tre volumi dell’autobiografia. Infatti, in questi non c’è traccia di livore o odio o bassezze varie. Perfino le persone che ha conosciuto e che non gli sono piaciute sono descritte con una delicatezza e una competenza letteraria che esula quasi dai comuni sentimenti mortali. Però mi sono imposta di leggere tutte le opere di Canetti. E ora tocca a questo. Visto che non ti è piaciuto, me lo vendi? Poi ti volevo chiedere un’altra cosa: Johanna Canetti dove vive, in Inghilterra? Presenta le opere del padre in giro per il mondo? Pensavo di contattarla per chiederle di venire nel mio paese a fare una conferenza, ma non riesco a capire come…

  3. Marina Autore articolo

    Ciao Serena,
    ti occupi anche tu di Canetti? Germanista? Mi hai incuriosita moltissimo, se ti va scrivimi e continuiamo la conversazione in privato: marina.taffetani[at]gmail.com

    Non ho idea di dove viva Johanna Canetti, e neanche di cosa faccia nella vita, so che contribuisce alle edizioni postume dei libri del padre e ad alcuni studi. Anzi, mi correggo: ho appena visto nella biografia scritta da Sven Hanuschek che ringrazia Johanna Canetti di Zurigo, perciò suppongo viva lì, ma non ho idea di come tu possa contattarla. Visto che è spesso citata nei ringraziamenti penso che sia molto collaborativa, ma non so se fa anche presentazioni dei libri di suo padre.

    Il libro te lo regalo volentieri, ma per una mia sorta di scaramanzia vorrei tenerlo fino alla discussione della mia tesi, non si sa mai che io ci debba cercare qualcosa di importante. Dopo te lo mando senz’altro, anche se io onestamente ti sconsiglio di importi cose di questo genere…
    Invece sono molto belle le lettere a Georges, dal lascito di Nissim se non sbaglio, ma non voglio dire stupidaggini. A dire il vero sono quasi tutte lettere di Veza, ma ce n’è anche qualcuna di Elias e pochissime di Georges stesso. Anche da queste non viene fuori un’immagine propriamente idilliaca e nemmeno raffinata di Elias Canetti, ma forse proprio perché le ha scritte Veza, c’è una tenerezza di fondo che fa sì che gli si voglia perdonare quasi tutto, o che comunque tanto si possa comprendere, in qualche modo… (E del resto, Veza prega più volte Georges di distruggere le lettere più accorate, perché “i posteri” non devono sapere com’era Elias Canetti nella realtà… e questo quando ancora Elias Canetti era poco meglio di un signor Nessuno…)

  4. Marina Autore articolo

    Ciao Serena, ho letto la tua email ma non ho avuto tempo di riponderti come si deve, spero di riuscirci presto e scusami!

  5. Angel

    Ciao Marina, sono Angel (nick) e mi ha incuriosito molto il tuo intervento su questo libro.
    Io è da poco che mi sono cimentata nella “lettura” delle opere di Canetti, in questo momento sto “studiando” Massa e potere, e lo trovo molto interessante.
    Lo conosco da così poco, Canetti, ma mi affascina sempre di più!
    Vorrei poter leggere anche le sue altre opere, che sicuramente farò dopo aver finito questo saggio.
    Io ti parlo come una principiante di Canetti, ma spero un giorno di sapere molto più su di lui.
    Autore famoso, interessante, curioso, (e chi più ne ha, più ne metta!) conosciuto solo per puro caso.
    Un fortunato caso!
    Ma veniamo al dunque. Ti scrivo per chiederti una cosa, vista la tua conoscienza in ambito Canettiano: il saggio “Massa e potere” è stato pubblicato nel 1960, ma i concetti che esprime e le ideologie che scrive, è possibile applicarle anche al giorno d’oggi?
    Ossia: questo saggio è ancora molto attuale al giorno d’oggi, anche se scritto e studiato qualche decennio fà?
    Oppure ci sono altri autori che hanno ripercorso i punti salienti del saggio “Massa e potere”, re-interpretandoli in un contesto più attuale? Se si, chi sono?
    Mi scuso per le domande un pò ignoranti in ambito, ma come già detto sono solo (per ora!) una principiante in ambito Canettiano.
    Ti ringrazio per la risposta!
    Un grosso saluto e augurio se non hai ancora dato la tesi!
    Grazie!

  6. Marina Autore articolo

    Ciao Angel e scusa per il ritardo.
    Non sono un’esperta di sociologia, ho studiato Massa e potere piuttosto in ambito letterario, perciò non ti so dire se qualche altro autore abbia ripreso le tesi del saggio di Canetti ampliandole e adattandole alla contemporaneità.
    In quanto all’attualità del libro, penso che ogni lettore abbia una sua risposta personale. Io personalmente credo che sia ancora attuale, però posso anche dirti che i sociologi non lo amano affatto, anzi lo accusano spesso di ingenuità. Per cui forse, chissà, dipende dagli occhi con cui lo si legge.

  7. marco

    Ciao a tutti. Ho appena comprato questo libro e ne ho lette solo le prime pagine; googlandone il titolo per curiosità sono arrivato qui. Non mi pare malaccio, anche se riconosco che Autodafé è il vero capolavoro. Né, francamente, sono d’accordo sul criticare le bassezze umane del grande scrittore, che sarebbero emerse da un lavoro filologico postumo (difficile, quasi impossibile, che non lo sia): che senso ha? Nessuno scrittore è maestro di vita né, a un livello più basso, necessariamente migliore di un comune mortale. L’ultimo romanzo di Coetzee, “Tempo d’estate”, scritto su di sé attraverso gli altri, è un piccolo capolavoro di autocritica e mediocrizzazione. E sono sicuro che anche voi preferite un atteggiamento del genere a quello di Coelho, bienveillante del fasullo universale.

  8. Marina Autore articolo

    Ciao Marco.
    Non c’è dubbio che io preferisca un atteggiamento autocritico al falso buonismo di un Coelho. Il problema è che in questo caso non si tratta di auto-critica, perché non c’è nessuna prova che Canetti avesse voluto la pubblicazione di questo libro così com’è stata fatta. Voglio dire, si trattava di appunti che l’autore non ha potuto elaborare a causa della sua morte: se fosse vissuto li avrebbe pubblicati così o avrebbe limato e corretto?
    Canetti era un maniaco della privacy, tanto che ha posto divieto assoluto alla pubblicazione dei suoi diari per trent’anni dalla sua morte. E questo, di fatto, è poco diverso da un diario, quindi mi sembra un’operazione anche poco rispettosa della volontà dell’autore, nonché del suo genio.
    Se andrai avanti a leggere vedrai che sì, invece è malaccio. Ma questo, naturalmente, se conosci Elias Canetti al di là del suo unico romanzo.

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