La provincia dell’uomo

Ci sono libri che si posseggono da vent’anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sé di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent’anni, viene un momento in cui d’improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri d’un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione. Ora sappiamo perché lo abbiamo trattato con tante cerimonie. Doveva stare a lungo vicino a noi; doveva viaggiare; doveva occupare posto; doveva essere un peso; e adesso ha rggiunto lo scopo del suo viaggio, adesso si svela, adesso illumina i vent’anni trascorsi in cui è vissuto, muto, con noi. Non potrebbe dire tanto se per tutto quel tempo non fosse rimasto muto, e solo un idiota si azzarderebbe a credere che dentro ci siano state sempre le medesime cose.

Da: Elias Canetti, La provincia dell’uomo. Quaderni di appunti 1942-1972 (tit. originale Die Provinz des Menschen. Aufzeichnungen 1942-1972), Adelphi, Milano 1978. Traduzione di Furio Jesi. 372 pagine.

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3 pensieri su “La provincia dell’uomo

  1. francesca

    Se poi, dopo altri vent’anni, dopo altri viaggi – che siano lunghi chilometri o solo i centimetri che li separano dal vecchio al nuovo scaffale in cui un giorno decidiamo di risistemarli -, li riprendiamo in mano, li risfogliamo e li rileggiamo, possono persino cambiare le parole espresse l’ultima volta che hanno parlato. Potenza di certi libri.

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