Islam e Cristianesimo

Pur essendosi ispirato sia al Giudaismo sia al Cristianesimo nell’elaborazione della sua dottrina, Maometto ruppe ben presto i ponti con le due grandi religioni monoteistiche, quando si rese conto che ebrei e cristiani non erano affatto disposti ad accettare le nuove verità di fede. Mentre però la rottura con il Giudaismo fu radicale e violenta, più pacato fu l’atteggiamento nei riguardi del Cristianesimo, come risulta dal Corano stesso: «I maggiori nemici dei Credenti li troverai negli Ebrei e nei Politeisti, e i maggiori simpatizzanti verso i Credenti li troverai in coloro che dicono: Noi siamo Cristiani» (V, 88). In particolare la simpatia del profeta è tutta per la figura di Gesù, considerato il più grande dei profeti del passato e di cui si narrano sia la nascita sia episodi dell’infanzia (questi ultimi riportati anche nei Vangeli apocrifi, cioè non riconosciuti dalla Chiesa):

Quindi Maria concepì Gesù, e si appartò con lui in una località lontana. I dolori del parto la condussero presso il tronco di una palma, ed essa esclamò: Oh fossi morta io, prima che ciò avvenisse, e fossi come una cosa dimenticata! Le gridò allora una voce dal di sotto: Non rattristarti, il tuo Signore ha posto un ruscello ai tuoi piedi. Scuoti verso di te il tronco della palma, e questa farà cadere su di te datteri freschi e maturi. Mangiane quindi, bevi e sta tranquilla… Venne quindi col bambino dalla sua gente, portandolo con sé, e quelli dissero: O Maria, tu hai fatto una cosa inaudita! O sorella di Aronne, non fu il padre tuo un uomo malvagio né fu tua madre donna dissoluta. Allora essa additò il bambino; ma quelli dissero: Come parleremo con chi è ancora bambino, nella culla? Disse il bambino: In verità, io sono il servo di Dio; egli ha dato a me il Libro e mi ha costituito profeta. Mi ha fatto, ancora, benedetto ovunque mi trovi e mi ha ingiunto di fare la Preghiera e l’Elemosina, finché sarò in vita. Mi ha fatto, inoltre, ossequiente verso mia madre, né mi ha fatto superbo e ribelle e la pace sia su di me il giorno in cui nacqui, il giorno in cui morirò e il giorno in cui sarò risuscitato a vita (XIX, 22-33).

Subito dopo però il Corano introduce un elemento di netta differenzizione dal Cristianesimo, dichiarando che Dio non può avere figli: «Questo è Gesù, figlio di Maria; esso è il verbo di verità, di cui dubitano. Non si addice a Dio di prendersi alcun figlio; sia gloria a Lui» (XIX, 34-35).

Se l’Islam fu intransigente nel negare a Cristo la qualità di figlio di Dio, lo fu altrettanto il Cristianesimo nel negare a Maometto la qualità di profeta. «Ciascuna delle due religioni pretende infatti di essere la sola depositaria della rivelazione finale di Dio all’umanità, e nessuna delle due ammette salvezza al di fuori del proprio credo. Da un punto di vista cristiano, rappresentando il Cristianesimo la fine del proesso di rivelazione, ogni rivelazione successiva, così come quella musulmana, è falsa e dannosa. Da un punto di vista musulmano, essendo il Cristianesimo più antico, la sua rivelazione, così come quella giudaica, è incompleta, superata, alterata, ma non falsa in se stessa né in se stessa dannosa» (R. Rubinacci, Cristianesimo, Islamismo, Giudaismo e politica nei paesi del Mediterraneo, in «Civiltà del Meditarreno», 2, 1991, pp. 17-26). Ciononostante i rapporti tra Cristianità e Islam all’inizio dell’espansione musulmana non furono ostili e molte comunità cristiane dell’impero bizantino e di quello persiano, stremate dalle contese religiose  e dal fiscalismo imperiale, accolsero gli Arabi come liberatori, continuando poi a professare la loro fede. Fu solo nell’VIII secolo che la situazione nei territori conquistati cominciò a cambiare, per effetto dell’attrazione che l’Islam prese ad esercitare sulle popolazioni locali, soprattutto per ragioni economiche e di prestigio sociale; si trattò tuttavia di un processo assai lento, che, ad esempio, portò alla completa islamizzazione dell’Africa settentrionale non prima del X secolo.

Da: Giovanni Vitolo, Medioevo. I caratteri originali di un’età di transizione, Sansoni, Milano, 2000. 523 pagine, 32.50 €.

Il libro è in realtà un manuale universitario di storia medievale, e infatti io lo studiai per un esame l’anno scorso. Tuttavia, se non sapete niente della storia di quel periodo, forse vi conviene leggervi prima questo libro e solo dopo approfondire i singoli argometi di interesse. Il pregio di questo manuale è che, pur mantenendo un’ottica eurocentrica, affronta anche la storia di aree extraeuropee, al fine proprio di fornire una visione più precisa della storia dell’Europa.

In particolare, il brano in questione mi sembrava molto interessante.

*

[PS. Se dovessi sparire, non vi preoccupate. Con i 40 e passa gradi che ci sono a Firenze, il mio povero portatile sta dando i numeri. Cerco di non usarlo troppo perché si surriscalda così tanto che ho paura che scoppi. In più per l’appunto dà davvero i numeri, tipo metterci venti minuti a spegnersi, cose così. Se questo non bastasse, la mia connessione, ahimè ancora tramite Tim, non è illimitata, e se all’improvviso dal nulla mi si mette a scaricare sessanta  megabyte di roba, questo può costituire un problema. Stendo un velo pietoso.]

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2 pensieri su “Islam e Cristianesimo

  1. Aldo Moscatelli

    Letto anch’io all’Università.
    Mi lascia perplesso la prima citazione: l’indicazione fra parentesi indica che dovrebbe essere tratta dal versetto 88 della quinta Sura, ma nella mia copia del Corano quel versetto corrisponde ad altro.
    Non concordo inoltre con l’assunto in sè. Il Corano, come qualunque altro testo sacro, si contraddice spesso e al fedele non rimane (citando Ned Flanders) che “fare anche le cose che contraddicono altre cose”.
    Ad ogni modo, ebrei e cristiani – specie all’inizio – furono trattati in egual misura. Lo prescrive il Corano. Per esempio posso citare il versetto 46 della Sura XXIX: “Non dialogate se non nella maniera migliore con gli uomini della Scrittura (Ebrei e Cristiani, n.d.A)… dite loro: il nostro Dio e il vostro sono lo stesso Dio”.
    Un altro esempio di questo trattamento “paritario” risiede nello status di “dhimmi”, una forma di protezione e agevolazione fiscale che veniva concessa tanto ai cristiani quanto agli ebrei.
    I cacchi amari, nell’islamismo e in qualunque altra religione monoteistica, sono riservati sempre e soltanto agli atei.

  2. Marina Autore articolo

    Hai ragione Aldo, in effetti si tratta di un refuso, la prima citazione è V, 82, non avendo un Corano in casa ho controllato qui: http://www.corano.it/corano_testo/5.htm

    Quanto all’assunto in sé, è naturale che non concordo nemmeno io. Penso che tutti i testi sacri vadano interpretati, e sottolineo tutti. I mali del nostro povero mondo molto spesso vengono proprio, non dalla religione in sé, ma dall’interpretazione letterale dei testi sacri…

    I cacchi amari, caro Aldo, sono riservati agli atei un po’ da tutte le religioni, temo…

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