Sabbie

More about SabbieGabriella Maleti, Sabbie e altri racconti (1992-1994), Gazebo, Firenze 2009.

Non conoscevo l’autrice Gabriella Maleti, anche se conoscevo già la casa editrice. Ma Roberto non faceva che parlarmi di quanto era bello questo libro, e di quanto mi sarebbe piaciuto, e così alla fine me l’ha prestato. Per questo prestito non posso che ringraziarlo, perché è davvero un libro molto bello: pur senza essere, a mio avviso, un capolavoro, penso che meriterebbe senz’altro una più ampia diffusione.

L’ho letto nel fine settimana. Sabato, ai primi racconti, complice un umore già di suo non proprio elevatissimo, mi è presa un’angoscia che non ho saputo togliermi di dosso. Per cui, non ve lo consiglio se siete un po’ giù, ma altrimenti lo consiglio di sicuro.

Il libro è diviso in tre sezioni: Sabbie, Mari e Tempeste. La foto di copertina, che unisce sabbia e mare, è dell’autrice, che è fotografa oltre che scrittrice.

È un libro sull’amore, ma piacerà anche a chi, come me, non è propriamente appassionato di storie d’amore. Per un motivo molto semplice: non sono storie d’amore, questi racconti. O almeno, non nel senso classico del termine.

I racconti della prima sezione partono calmi, “normali”, non pare che possano avere uno sviluppo eccezionale, nel senso proprio di fuori dal normale. Invece, andando avanti, qualcosa cambia, ed è sorprendente come questo avvenga nell’arco di poche pagine. Ciò che parte tranquillamente finisce tragicamente: ma se fosse soltanto così sarebbe piuttosto semplice. Invece, leggendo, si scopre un filo di dissonanza, prima sottile e poi via via più spesso, trama tenue che forma un disegno ben preciso, e molto nero. Eppure, un nero che preme molto agli angoli dello stomaco, della mente. Un nero, ecco, della mente: ombre di molte varietà, angosce dei recessi. Il più bello di questa sezione è, forse, Il bibliotecario: all’inizio sembra si racconti di un vero bibliotecario che lavora in una vera biblioteca, ma piano piano l’autrice ci porta in una biblioteca che era tale, di cui restano ora solo fogli sparsi, che il bibliotecario custodisce con passione. Passione che condivide con un’anziana signorina; passione che cercherà di sbocciare fra i due in fiore d’amore e che però si arenerà nella carta in cui entrambi si tramutano. Non che c’entri poi moltissimo, ma a me ha ricordato una certa scena di Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante di Peter Greenaway.

La seconda sezione è composta di aforismi e di brevissime prose, micro-racconti, che hanno la capacità di condensare in pochissime righe un’idea di amore: diagonale, sbilenca, non orizzontale né verticale; piuttosto: obliqua e non raddrizzabile. Ne cito uno a titolo di esempio, uno di quelli che ho preferito:

«Noi compagni lo vedemmo immobile fissare il punto del mare, là, dove affiorava una grande spina. Chiedemmo: “È d’amore?”
Allora si alzò, correndo raggiunse l’acqua. Lo chiamammo, gli dicemmo: “Aspetta”, ma lui, raggiunta la spina, se la infisse in petto.»

La terza sezione, Tempeste, tiene fede al suo titolo: mentre gli amori della prima sezione erano sabbiosi, tessuti densi e fitti di nera angoscia che scivola tra le dita, che si infila negli interstizi; mentre gli amori della seconda sezione erano come acqua, flusso e deflusso, ampi nella loro brevità; questi amori sono tempestosi, neri come pece, fradici e marci. Dove prima era malinconia, tensione verso, inizio di follia ancora sotto controllo, ora è pazzia, violenza, dolore molto spesso così forte da essere fisico, e non più soltanto relegato negli anfratti della mente: non più agli angoli dello stomaco, ma pugni nella pancia dove è più molle, dove fa veramente male. C’è un che di kafkiano a tratti, impressione confermata da un racconto intitolato La blatta. In Kafka la metamorfosi si compie, Gregor Samsa diventa insetto: qui è come se ci si fermasse un attimo prima della metamorfosi, e l’insetto schiacciato dal protagonista diventa ossessione allucinatoria, senza mutazione corporea.

Insomma, un libro di ombre, molto oscuro; molto ben scritto, inoltre, con stile assai tagliente e incisivo, una scrittura capace di destreggiarsi fra più registri e più stili.

Per chi volesse approfondire ecco qualche link:

* il sito della casa editrice, a cui rivolgersi per acquistare il libro
* il sito dell’autrice
* una recensione di Giuseppe Panella su La poesia e lo spirito
* il racconto L’operaia (tratto dalla prima sezione) sempre su La poesia e lo spirito

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