Cronache viennesi

Non so bene da che parte cominciare, perché ci sarebbe, volendo, molto da dire. Invece di andare con ordine vi racconterò così, come mi viene.

Il viaggio è andato molto bene, è stato assai proficuo, da tutti i punti di vista: sia da quello “professionale” (diciamo così) che da quello personale. Lo si può ben chiamare un Literaturreise, perché è stato un viaggio di, con, nella letteratura.

L’inizio non è stato promettente: arrivo con quasi un’ora e mezzo di ritardo – anche i treni austriaci si rompono, e però ripartono dopo un’ora e non dopo trecento, e i viaggiatori sono tenuti costantemente informati – per scoprire alle 22.30 che l’albergo che avevo prenotato era versiegelt, il comune aveva apposto i sigilli. Posso ringraziare la squisita gentilezza degli austriaci se non sono andata nel panico. Alla fine mi sono sistemata in un bellissimo albergo a Hernals, un po’ più giù, sempre nel diciassettesimo Bezirk, che ha lo stesso nome.

Gli austriaci (o almeno i viennesi) sono molto particolari, nel senso che sembrano molto freddi e distaccati, nessuno guarda nessun altro, ognuno è chiuso in sé da delle pareti che però si rivelano essere di carta: in realtà sono gentilissimi e disponibili, sempre pronti ad aiutarti. Solo, si fanno gli affari loro, e non direi che questo sia un male.

Era la mia quarta volta a Vienna, ma la prima da sola, ed è tutto, ovviamente, diverso.

Girare da sola in città non è affatto un problema – poi, sono sempre rientrata presto la sera, quindi non so come sia la situazione più tardi. A parte qualche gruppo per niente rassicurante di punkabbestia con due o tre pitbull sciolti, la città è tranquilla e sicura. A questo punto riesco tanto meno a capire come possa avere tanto seguito l’estrema destra, e mi è capitato di chiedermi chi intorno a me votasse FPÖ e BZÖ, i partiti di Strache e di Haider, per intenderci. (Noterella: avete notato come i partiti meno liberali portino sempre la libertà nel nome?)

Dico la verità – il confronto viene spontaneo – mi sono sentita più a sicura che a Firenze.

Il confronto viene spontaneo anche un po’ per tutto il resto: dopotutto, Firenze è sì molto più piccola, ma si tratta pur sempre di due capitali della cultura, piene zeppe di turisti. Per esempio, la pulizia: non ci sono paragoni. O ancora, la possibilità di andare in giro per la città pur senza avere una macchina: per dire, a Firenze è praticamente impossibile, soprattutto con la chiusura delle scuole; gli autobus sono pochi e sempre in ritardo, la sera sono pochissimi e terminano all’1 – la linea notturna che va dal centro a casa mia passa fino a mezzanotte e mezza. Se non hai la macchina o il motorino sei tagliato fuori, non puoi fare niente. A Vienna ci sono centinaia di autobus, tram, metro, treni locali. C’è di tutto: frequente, efficiente. Se uno ha voglia di andare dall’altra parte della città una sera e tornare tardi, può farlo, ci sono mezzi tutta la notte, al massimo ogni mezz’ora. Così come si può abitare in un posto e lavorare in un altro lontanissimo, senza metterci ore a spostarsi. Per me tutto questo ha un che di meraviglioso, in Italia non sarebbe assolutamente possibile – che io sappia non è possibile in nessuna città italiana, neppure Milano o Roma.

Per quanto riguarda strettamente lo scopo del mio viaggio: molto proficuo, ho trovato tantissimo materiale, così tanto che un paio di critici hanno già detto qualche anno fa che questo tipo di lettura critica di Auto da fé (quello che voglio fare io con la mia tesi, intendo) è sfruttato fino alla nausea, superato, sorpassato, inutile. Eh.

La Literaturhaus è un posto molto bello, anche se non proprio l’ideale per studiare, dato che a volte ci fanno delle conferenze, letture e seminari, e non mi pare pensato davvero come biblioteca di lettura – anche se in teoria lo sarebbe. Comunque ci si sta bene, intorno ci sono scaffali e scaffali di letteratura austriaca dell’ultimo secolo, come sensazione è bellissima, di pace proprio. L’atmosfera è accogliente e rilassata, un posto molto familiare, per nulla formale. Le presentazioni e letture che fanno al di fuori dell’orario di apertura della biblioteca devono essere molto interessanti, ma non ho mai avuto l’energia per partecipare. Altre interessanti letture e presentazioni le fanno all’Alte Schmiede, altro posto che deve essere molto bello, ma dove non sono stata. Si entra liberamente, comunque. Se uno ha voglia di letteratura, a Vienna, ha sicuramente dei posti in cui andare.

Anche la biblioteca di germanistica dell’università è un bel posto, dove sono stata solo un giorno perché ormai avevo già fatto quasi tutto di là, e poi senza aria condizionata all’ultimo piano sotto tetto si moriva, in uno dei giorni più caldi. Comunque, è una biblioteca enorme, e se si pensa che dentro ci sono solo libri di germanistica, e che molti altri si trovano nel magazzino, è qualcosa di impressionante. Non fosse stato per il caldo, quasi quasi mi ci sarei trasferita.

L’università è altrettanto impressionante. L’edificio principale, che è poi quello in cui si trova la biblioteca, è stato costruito verso la fine dell’Ottocento e si trova sul Ring: è enorme e bellissimo, in posizione stupenda, vicino al Rathaus e al Parlamento. Dentro ci sono computer a schermo piatto a disposizione degli studenti, enormi scaloni, grandissime aule, un bellissimo cortile con tanto di panchine e sdraio dell’università. Sono stata anche a vedere il campus, che è a dir poco fenomenale: appena si entra c’è un “cortile” immenso, che è piuttosto un parco, con tanto di caffè e supermercato (!), poi ce ne sono altri nove (!!), più piccoli.

Dopo aver passato la giornata in biblioteca, nel tardo pomeriggio camminavo, in giro per la città senza una meta precisa, come mi piace tanto fare. In queste peregrinazioni ho visto diverse belle librerie, e ho anche comprato diversi libri da Kuppitsch, dove c’è una vastissima scelta di titoli a metà prezzo. Ho scoperto che la Jelinek è una sorta di leggenda nazionale, chissà se era così anche prima del Nobel. Negli scaffali i suoi libri sono sempre esposti in bella vista, e ce ne sono tantissimi. Altro autore molto rappresentato nelle librerie è Ödön von Horváth, mentre a teatro pare che vada forte Johann Nestroy.

Il sabato me lo sono preso per me, e sono stata all’Albertina, dove c’era una bella mostra sull’epoca di Rembrandt che è finita proprio il giorno dopo, e dove dal 29 maggio di quest’anno c’è una collezione permanente, grazie al dono dei coniugi Batliner, che comprende dipinti da Monet all’età contemporanea: in ordine sparso, Picasso, Fontana, Klee, Kandinsky, Chagall, Mirò, Nitsch (ugh) e tantissimi altri. Un salto anche alla Kunsthalle a vedere la mostra di Thomas Ruff che, sinceramente, non valeva la pena. E poi di nuovo a passeggiare per la città, anche se quel giorno la temperatura è calata drasticamente e in più pioveva a dirotto.

Sul piano più strettamente personale, stare per una settimana da sola è stata un’esperienza molto utile. Ho scoperto, per esempio, che non soffro la solitudine se faccio quello che mi piace. Anzi. Poi ho capito altre cose importanti che però, come ho detto a qualcuno, sono personali – non perché non si possano dire per chissà quale motivo, ma perché certe riflessioni sono intime e basta.

Una cosa che posso dire è che a Vienna da sola sono stata bene, molto bene, e che ho sentito nostalgia (di tutto e di tutti) solo quando era ora di tornare. Mi sono sentita a casa, per certi versi nella mia città. Non mi sono mancati il caos, la burocrazia, la confusione, gli scandali, la politica, gli italiani, la sporcizia, niente. Tornata a Firenze da due giorni ho già sentito di nuovo, un po’, l’angoscia. Da cosa dipende questo cambiamento netto e repentino, non so bene: immagino, dall’aver fatto quello che amo fare (ricerca – in Italia e nel sentimento del 98% degli italiani se studi sei inevitabilmente uno sfigato, uno un po’ tocco, uno scemo, se lo fai alla mia età poi devi essere proprio suonato, e anche disadattato, uno che non capisce come gira il mondo, uno che non si adatta a fare l’imbianchino) e anche dall’essere stata in una città che amo – non so, le due, in che percentuale. Da tutto questo, forse, potrei tirare delle conclusioni, ma per ora aspetto.

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12 pensieri su “Cronache viennesi

  1. andrea branco

    Che bello Marina!Sono proprio contento.Io non sono mai stato a Vienna, né in Austria.Un tempo conoscevo una ragazza che stava in un paese lì vicino, ma è da tanto che non ci sentiamo più. La libertà nel nome di quei partiti è la libertà di chi sta dalla loro parte, e basta. Per quanto riguarda il resto, beh, che dire? Se si pensa che le due aziende più floride in Italia sono il crimine organizzato e l’evasione fiscale…Riguardo i bus cittadini, va detto che noi italiani abbiamo il “vizio” di non pagare il biglietto, senza renderci conto che questo fa aumentare i disservizi. Inoltre noi non votiamo per chi fa bene, ma per chi fa il nostro interesse, e tendiamo all’abitudine. Tutta una serie di comportamenti personali che influenzano la vita pubblica.

    Detto questo, forse la biblioteca di Pistoia ti piacerebbe. Non ricordo se mi avevi detto che c’eri stata. Purtroppo, sì, per te è fuori mano.
    Ciaoooo!

  2. angela siciliano

    Interessante leggere la tua esperienza viennese.
    Anche a me è piaciuta Vienna, qualche anno fa (poco prima che la Jelinek vincesse il Nobel!) Mi piacerebbe tornarci.

  3. Harshad

    La cosa che ricordo meglio dell’Austria (almeno in estate, non so nel resto dell’anno) è la grande instabilità climatica, e vedo che anche tu ne hai avuto un assaggio 😀

    Grazie del resoconto e bentornata!

    PS Ma quali sono i criteri sull'”utilità” (?) di una tesi di letteratura? Sono serio, non ho idea di come funzioni…

  4. Marina Autore articolo

    @Andrea: sì, hai ragione, sono d’accordo con tutto quello che dici…
    Mi avevi già detto della biblioteca di Pistoia (e come te me ne aveva già parlato assai bene un’amica della provincia di PT)… un po’ scomoda per me, sì, ma deve essere bella davvero 🙂

    @Angela: molto bella davvero 🙂

    @Harshad: sì sì, in una settimana ci sono stati enormi e continui sbalzi, dai 30° e passa ai 15° con tramontana e diluvio! Terribile!

    Quanto alla utilità di una tesi di letteratura, Harshad, tocchi un punto critico. Ho sentito io stessa mie compagne di corso dire che i nostri studi sono inutili, solo per il nostro interesse personale e nulla più. Certo non sono riserche che salveranno il mondo, né vite umane. Probabilmente si può vivere bene anche in un mondo senza umanisti, sta di fatto che è proprio con questo tipo di studi, fondamentalmente, che sono nate le università e prima ancora le scuole. Magari siamo sorpassati.

    Comunque non è questo che dicevi tu, l’ho capito. L’utilità, beh, sta nel trovare letture critiche nuove, nell’andare oltre al banale, al già detto, al già sentito. Si potrà dire che ognuno ha la propria lettura personale, e non troverai nessuno più d’accordo di me.
    Una tesi di letteratura è spesso un lavoro critico di lettura dei testi di un autoree ricerca di un fil rouge. Può anche svilupparsi diversamente. Questo è quello che intendo fare io, comunque, perché un fil rouge nell’opera di Canetti c’è ed è chiaro, e non è certo chiaro solo a un critico, dato che lui stesso si è espresso in proposito.

    Inutile, in questo senso, è un lavoro che non aggiunge nulla di nuovo.

    Per esempio, per quanto riguarda Canetti: si è molto studiato il rapporto dei suoi testi con la massa, con la psicanalisi (la nevrosi dei personaggi), anche con il nazionalsocialismo, ovviamente in forma di critica oppositiva. Riguardo ad “Auto da fé”, ho visto che si lamenta la mancanza di studi approfonditi sul testo in generale, che ha molte e diverse sfaccettature, e sull’auto da fé in quanto tale, magari inquadrato storicamente. Questo è interessante, e utile nel senso che porta avanti lo studio critico dell’opera dell’autore. Il resto è noia, pare.

    (Scusa la logorrea)

  5. Harshad

    Grazie Marina, ora ho capito un po’ di più… immaginavo qualcosa di simile comunque 🙂
    Non starei tanto a preoccuparmi dell’utilità della tesi, in ogni caso: di sicuro alla fine del tuo lavoro avrai contribuito a una miglior conoscenza di Canetti, se non altro per te stessa. E poi l’importante non è la meta, è il viaggio 🙂

  6. francesca

    bentornata, Marina.
    per come la vedo io, la conoscenza è conoscenza, che sia umanistica o scientifica, non ha importanza. anzi, confesso un certo fastidio nella sua classica, rigida suddivisione in categorie come queste.
    quanto all’utilità, non mi preoccuperei più di tanto. si tende a sopravvalutare l’utilità delle cose che facciamo e a sottovalutarne invece la bellezza. se non fossi smemorata, a questo punto potrei ricordare una considerazione di un fisico (forse Pauli, ma non ci giurerei, anzi) a proposito della possibilità che una teoria di fisica quantistica propostagli da un collega rispondesse alla realtà o meno: se non è bello – disse – non può funzionare.

    ciao,
    f.

  7. Marina Autore articolo

    Grazie Francesca, speriamo che lo sia.

    Sulla conoscenza umanistica vs. scientifica, beh, la contrapposizione in effetti non dovrebbe esserci, spesso le due si contaminano: intendo dire che l’interesse per una branca del sapere non esclude un interesse anche per l’altra. Persone come te e Harshad ne sono un bellissimo esempio 🙂 Io invece sono zuccona, e anche fare i conti della bolletta mi fa venire mal di testa 😦

  8. gabriella

    Sono stata parecchie volte a Vienna, a distanza di pochi anni. Ho sempre trovato le persone gentili e disponibili, come dici tu. Però l’ultima volta (due anni fa) mi è sembrato che l’atteggiamento dei viennesi nei confronti degli italiani fosse diverso da quello che avevo sperimentato le volte precedenti, mi sono capitate due o tre cose piuttosto antipatiche (scortesie, eh, niente di che, ma che mi hanno spiacevolmente colpita). Non so se questi piccoli episodi siano stati solo casuali o se significavano qualcosa di più. Me lo sono chiesta, perchè il rischio, in questi casi, è di precipitarsi a generalizzare ed a trarre conclusioni affrettate…

    Viaggiare da soli: io sono anni che lo faccio. All’inizio perchè costretta, adesso mi trovo tanto bene a viaggiare da sola che avrei proprio difficoltà a farlo in compagnia 🙂

    Ed a proposito: sono in partenza anche io, ed anche io per una sorta di Literaturreise: la Germania del Nord, la Germania del Baltico: Lubecca, Amburgo, Schleswig Holstein.
    La Germania dei Buddenbrook e di Effi Briest, di Siegfried Lenz e Gunther Grass, di Emil Nolde …

    Ciao 🙂

  9. Marina Autore articolo

    Wow, deve essere proprio un bel viaggio quello che stai per fare, Gabriella! Aspetto il tuo resoconto, intanto buon viaggio 🙂

    Non ti so dire riguardo alla tua esperienza, generalizzare è sempre pericoloso. Io ho trovato grande disponibilità a prescindere dalla mia nazionalità…

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