La lettrice

Annie François, La lettrice (tit. originale Bouquiner), TEA, Milano 2008. Traduzione di Francesco Bruno.

Annie François è editor alle Editions du Seuil e, oltre a lavorare con i libri, li legge anche. Ma dire che li legge è riduttivo e non rende affatto l’idea: Annie li divora. Vera e propria bibliofaga, sembra cibarsi di libri più che di ogni altra cosa. Questo libriccino, pubblicato in Francia nel 2000 dalla casa editrice in cui lavora, è un inno alla sua mania, un’appassionata descrizione della sua bibliolatria.

Quella di Annie François per i libri è più di una passione: è qualcosa che si avvicina alla vera e propria dipendenza, tanto è vero che l’autrice descrive anche una vera e propria crisi d’astinenza, durante la quale, sprovvista di libri e impossibilitata a procurarsene, si ritrova a leggere qualunque cosa, compresi dei volantini pubblicitari scovati nella borsa.

Una bibliofila piuttosto strana, se mai e poi mai farebbe un’orecchia al libro, eppure è preda di strane fantasie tipo buttare il libro nell’acqua mentre legge nella vasca da bagno. E li butta, anche, nel senso che li cestina proprio, quando deve traslocare, costretta dal fatto di non avere più spazio nella vecchia casa per i libri suoi e del suo compagno, il quale possiede una biblioteca di oltre diecimila volumi – che a un certo punto inizierà a sprofondare nel parquet!

Il libro è composto di brevi capitoletti in cui l’autrice descrive le sue mille manie, in molte delle quali qualcuno potrà riconoscersi, anche se prese tutte assieme formano un quadro quasi grottesco. Ecco quindi l’abitudine di leggere a letto, il terrore di prestare i propri libri, la tendenza a disfarsi delle sovraccoperte, e poi il fastidio per le striscioline antitaccheggio, per il codice a barre… Oltre a tanti aneddoti di vita quotidiana e tanti rimandi a libri letti, moltissimi dei quali francesi.

Pare addirittura che la François abbia accettato il primo lavoro come dattilografa sottopagata alle Editions du Seuil per poter usufruire dello sconto sui libri! Carino anche l’aneddoto finale, motivo della scrittura di questo libro, che non svelo per non rovinare la sorpresa.

Libro simpatico e scorrevole, anche se a tratti un tantino stucchevole.

Eccone un assaggio, dal capitolo  “Patologia generale del lettore”:

«Il solo fatto di spostare i propri libri può trasformare il lettore in scaricatore di porto, qualora egli sia intento a finire il Viaggio in Oriente in edizione Bouquins, sul punto di iniziare Il dizionario ragionato dell’educazione e della buona creanza di Alain Montandon e abbia ceduto al piacere di comprare La presidentessa di Clarín. Insomma, con tre chili, a dir poco, appesi alla spalla o sballottanti nello zaino, si scassa le vertebre dall’atlante al coccige, si fa venire la scoliosi in quattro e quattr’otto. Senza contare l’artrosi cervicale che minaccia ogni lettore chino sulla sua opera. E i calli rugosi, le dermatosi da contatto che si radicano sui gomiti troppo spesso puntati sul tavolo.

Oltre che non essere esente da rischi, l’atto di leggere è una passione invalidante. Rende duri d’orecchi (“Quando hai finito di leggere, ti spiacerebbe andare a comprare dell’insalata?” “…”). Soltanto i sibili furiosi della pentola a pressione riescono a strappare il lettore alla sua sordità elettiva. Le carote possono anche bruciare: lui non sente niente (sindrome di anosmia passeggera).

La lettura rende insonni. Il lettore perde deliberatamente il “treno del sonno” (che passa soltanto ogni due ore) pur di non abbandonare il capitolo. Seduto sulla tazza del water o sul bidè per non disturbare il congiunto (personalmente, ho messo una poltroncina nella stanza da bagno), dimentica il tempo e lascia passare la notte, volando di pagina in pagina. Continuerà a spergiurare che, vittima dell’insonnia, ha letto fino all’alba e non ammetterà mai che la lettura gli ha fatto perdere il sonno.

Il lettore è capace di cavarsi gli occhi alla luce morente di una torcia elettrica, di un lampione, di un neon intermittente, di una lucina di cruscotto, di una candela. Spesso ha gli occhiali fin da giovane.

Il lettore è emotivo. Passa dal riso al pianto. Ho dovuto nascondermi dietro Una passeggiata nell’Hindu Kush di Eric Newby per celare la mia roboante ilarità (e far in via accessoria conoscere ai miei vicini il titolo di questa meraviglia). Piango di tristezza senza vergognarmi; quando l’eroe muore, anche il mio cuore smette di battere.»

Nota a margine (ce ne sarebbero diverse, ma per ora mi limito a una): l’autrice divide i libri in saggi e romanzi. So che lo fanno in molti. La domanda è: perché? Io, personamente, non leggo molta saggistica, dopo un po’ mi annoio e smanio per altro. Ma la letteratura non è solo romanzo. Io prediligo la narrativa, ma accanto ci metto il teatro, mia passione degli ultimi tre anni. Un gradino sotto, la poesia. Eppure molti lettori non concepiscono altro che il romanzo. Voi che ne pensate?

Qualche link:

* il libro su IBS
* il libro su TecaLibri (con estratti; la copertina è quella della prima edizione italiana, per Guanda)
* un intervento dell’autrice alla Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri (si parla di questo libro e anche di e-book)

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5 pensieri su “La lettrice

  1. pattybruce

    Hai ragione. Mi sono riconosciuta in parecchie delle descrizioni di questo brano. Riguardo alla divisione fra narrativa e altre forme di letteratura: leggo narrativa, saggi, teatro. Difficilmente la poesia mi attira. Nelle mie librerie i saggi sono separati dalla narrativa e dal teatro, ma solo per una questione di ordine, come ci sono gli scaffali della letteratura antica, quelli del ‘700 e ‘800, quelli del ‘900 e oltre, la fantascienza e i gialli. Ma per me sono tutti ugualmente importanti.

  2. Marina Autore articolo

    Sì, io non parlavo di importanza, solo mi chiedevo perché mai contrapporre alla saggistica solo ed esclusivamente la narrativa, come se non esistesse nient’altro… è un po’ riduttivo, secondo me.

  3. pattybruce

    In effetti è riduttivo. Un vero lettore (o lettrice) sperimenta un po tutti i generi, e non si può far finta che esistano solo narrativa e saggistica.

  4. Marina Autore articolo

    Io la penso così, Patty… Poi naturalmente ognuno ha i suoi gusti, e uno può anche dire che non sopporta la poesia, per esempio, ma provarci mi sembra il minimo. Non mi piace tanto l’idea di ignorare a priori un genere, eppure lo fanno in tanti… liberissimi eh, per carità 😉

  5. Pingback: Libri sui libri. Prima parte « Sonnenbarke

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