Flatlandia

Edwin A. Abbott, Flatlandia.Racconto fantastico a più dimensioni (tit. originale Flatland. A Romance of Many Dimensions), Adelphi, Milano 1966. Traduzione di Masolino d’Amico.

«È vero che noi abbiamo, in Flatlandia, una Terza Dimensione che non viene riconosciuta, e che si chiama “altezza”, proprio com’è vero che voialtri avete in Spacelandia una Quarta Dimensione che non viene riconosciuta e che per il momento non ha nome, ma che chiamerò “super-altezza”. Ma noi non possiamo renderci conto della nostra “altezza” più di quanto voi vi rendiate conto della vostra “super-altezza”. Nemmeno io – che sono stato in Spacelandia, e che ho avuto il privilegio di comprendere il significato di “altezza” per la durata di ventiquattr’ore – nemmeno io riesco a comprenderla adesso, né a rendermene conto mediante il senso della vista o il raziocinio; non posso che intuirla per via di fede.»

Flatlandia non è uno Stato, è un universo. È un mondo a due dimensioni, i cui abitanti sono superfici piane (flat, appunto), la cui gerarchia sociale (e intellettiva) è stabilita dal numero di lati che posseggono. I triangoli sono soldati e operai, e se sono isosceli sono decisamente stupidi, gli equilateri sono già un po’ meglio. Poi vengono i quadrati, i pentagoni e così via fino ad arrivare ai circoli, ai vertici della società di Flatlandia. Le donne sono linee rette e quindi, seguendo questo schema, dotate di scarsissima intelligenza e, di conseguenza, per niente considerate. Era un po’ misogino l’Abbott, sì.

Gli irregolari (ovvero, con lati di diversa lunghezza), in Flatlandia, sono considerati assai male, e infatti in genere sono delinquenti e criminali vari. Spesso prelevati in tenera età per essere utilizzati come campioni nelle scuole: servono per insegnare ai bambini a “tastare”, ovvero a riconoscere gli altri toccandoli – sì perché ovviamente, essendo un mondo a due dimensioni, i suoi abitanti non possono vedere che delle linee rette. Gli esemplari irregolari, dopo un po’ di tempo, vengono eliminati “pietosamente”, perché gli angoli, a forza di tastarli, si consumano e non vanno più bene, e poi tanto da grandi sarebbero potuti diventare soltanto criminali ed emarginati.

La satira è, ovviamente, tagliente, ma molto meno feroce di quella di Swift, ad esempio.

Dopo una prima parte dedicata alla descrizione della Flatlandia e dei suoi abitanti, il Quadrato narratore-protagonista dedica la seconda parte del suo libro alle sue esperienze con le altre dimensioni.

Un giorno, in sogno, ha una visione della Linelandia, un mondo a una dimensione, i cui abitanti si muovono a destra e a sinistra sempre lungo la stessa linea retta e si uniscono in matrimonio per mezzo del canto. Finché, allo scoccare del secondo millennio, in casa del Quadrato piomba uno strano essere, che sembra un Circolo ma non lo è: è invece una Sfera, venuta dallo spazio, dalla Spacelandia, a predicare l’esistenza del mondo a tre dimensioni. La Sfera finirà per imbestialirsi quando il Quadrato, ormai convinto da varie dimostrazioni, postulerà l’esistenza di una quarta e una quinta e una sesta dimensione e così via.

Scritto da un pastore inglese noto per i suoi molti manuali scolastici e pubblicato anonimo nel 1882, Flatlandia è un romanzo scientifico, molto lontano da quello a cui siamo generalmente abituati (o almeno, da quello a cui io sono abituata). La geometria vi regna sovrana, e il romanzo si presenta come una riflessione sull’esistenza di altre dimensioni oltre alle canoniche tre, nonché come una satira della società e dell’ottusità consuete.

Consigliato a matematici, fisici e scienziati vari, a chi non si accontenta di ciò che tocca e vede, a chi crede troppo ciecamente che questo sia l’unico mondo possibile.

Infine, consiglio vivamente a chi ne ha la possibilità di andare a vedere la lettura drammatica di Flatlandia ad opera della Socìetas Raffaello Sanzio. Chiara Guidi, un mostro di bravura, interpreta il ruolo del Quadrato seduta a una scrivania. Sussurri, urli, rumori, musiche, suoni e luci soffuse vi accompegneranno per 50 minuti nella scoperta del testo di Abbott. Solo per chi non apprezza unicamente il classico puro.
Nella loro Cesena dal 15 al 22 aprile.

Per approfondimenti:

* una recensione del libro su Math.it
* il libro su TecaLibri (con citazioni)
* la Socìetas Raffaello Sanzio su Wikipedia (bella pagina)

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4 pensieri su “Flatlandia

  1. Harshad

    Un esempio di come matematica e letteratura non siano due mondi a parte, nonostante esponenti di entrambe le fazioni talvolta vogliano farlo credere! 😉

  2. Marina Autore articolo

    Io ho sempre pensato che fossero due mondi a parte, con buona pace del mio ex che faceva il fisico 😉 Però in effetti è più che altro un pregiudizio.

  3. Harshad

    Ciao! Se ti interessa sto facendo partire come ring le Finzioni di Borges… mi riallaccio a questo intervento perché alcuni racconti (per me i migliori, forse), se non proprio matematici, possono almeno essere definiti combinatori, vedi “La Biblioteca di Babele”.
    E poi ho visto che Borges è pure nella tua lista dei desideri! 😛

  4. Marina Autore articolo

    Grazie Harshad! Sì che mi interessa, non ho ancora letto niente di Borges e vorrei rimediare 🙂 Vado a iscrivermi!

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