Romolo il Grande

Romolo, ultimo imperatore romano prima della caduta dell’Impero di Occidente, trascorre il tempo mangiando e allevando polli, indifferente a tutto ciò che gli accade attorno, compreso naturalmente il crollo della civiltà a cui appartiene.

Da Friedrich Dürrenmatt, Romolo il Grande, Marcos y Marcos, 2006, traduzione di Aloisio Rendi:

Romolo Non è stata l’ambizione che mi ha spinto a conquistare il trono, ma la necessità. Quello che per te era il fine, per me non è stato che un mezzo. Se son diventato imperatore è stato solamente per concretare la mia concezione politica.
Giulia Una concezione politica, tu? E quando mai ne hai avuta una? Nei vent’anni del tuo regno non hai fatto altro che mangiare, bere, dormire, leggere e allevar polli. Non hai mai varcato il cancello di questa villa, non ti sei mai recato nella tua capitale, e le finanze dell’impero sono così completamente esauste che d’ora in poi dovremo vivere come due pezzenti. L’unica tua abilità consiste nello sconfiggere con la tua ironia ogni pensiero che miri ad abolirti. Ma che tu pretenda di esserti basato su di una concezione politica è un’incredibile menzogna. Perfino nella megalomania di Nerone e nella pazzia di Caracalla c’era più senso politico che nella tua passione per le galline. L’unica tua concezione è la tua pigrizia!
Romolo. Proprio così. La mia concezione politica è di non far nulla.
Giulia Ma questo non avevi mica bisogno di diventare imperatore.
Romolo Al contrario: solo da imperatore la mia inazione poteva avere un senso. Se un privato poltrisce, ciò non ha alcun effetto politico.
Giulia E invece se è l’imperatore che poltrisce, è tutto lo Stato che è minacciato.
Romolo Ecco, vedi.
Giulia Che vuoi dire?
Romolo Che finalmente sei arrivata a capire il motivo della mia pigrizia.
Giulia Ma è assurdo! Nessuno può negare la necessità dello Stato!
Romolo E io non nego la necessità dello Stato, ma solo la necessità del nostro Stato. Col tempo, esso era divenuto un impero universale e cioè un organismo che praticava apertamente l’assassinio, il saccheggio, l’oppressione, la rapina a spese gli altri popoli, finché non son venuto io.
Giulia Se questo è quel che pensi dell’impero romano, non capisco proprio perché sei voluto diventare imperatore.
Romolo È da secoli ormai che l’impero romano continua a esistere soltanto perché c’è ancora un imperatore. Per liquidare l’impero non avevo dunque altra scelta che quella di diventare io stesso imperatore.
Giulia Sei pazzo. Oppure è tutto il resto del mondo che è pazzo.
Romolo Ho scelto questa seconda alternativa.
Giulia Tu mi hai dunque sposata al solo scopo di distruggere l’impero romano?
Romolo Per quest’unico scopo.
Giulia E dal principio alla fine del tuo regno non hai mai pensato ad altro che alla distruzione di Roma?
Romolo Esattamente.
Giulia Allora era con piena coscienza che hai sabotato ogni possibilità che si presentava di salvare l’impero.
Romolo Proprio così.
Giulia E hai fatto la parte del cinico e dello stupido mangione per poterci pugnalare alle spalle.
Romolo Puoi anche metterla in questi termini, se ci tieni.
Giulia E mi hai ingannata, per tutti questi anni.
Romolo Di’ piuttosto che tu ti sei ingannata nel giudicarmi, nel credere che io fossi solo, come te, avido di potere. Anche tu hai calcolato, e freddamente, ma il tuo conto era sbagliato.
Giulia E il tuo conto torna, invece.
Romolo Roma è prossima alla sua fine.
Giulia Tu hai tradito Roma!
Romolo No. L’ho condannata.

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