Breve resoconto del Pisa Book Festival

Dunque sabato ho preso il treno di buon mattino e mi sono recata a Pisa. Lì ho preso la navetta che mi ha portato all’area Expo, che non è un bel posto per farci una fiera (del libro o di qualunque altra cosa) in un giorno caldissimo-torrido di ottobre, perché i tendoni si surriscaldano e si raggiungono temperature tropicali contro le quali le povere ventole nulla possono. Sembrava di stare in un forno, per cui era un po’ difficile godersi la faccenda.

Comunque ho fatto numerosi giretti e ho moderatamente apprezzato, anche se non l’ho trovata niente di che, francamente. Niente di paragonabile a Roma, il che forse è ovvio.

In ogni caso ho fatto delle scoperte interessanati, per esempio la O barra O edizioni, una casa editrice concentrata soprattutto sull’Estremo Oriente, ma non quello relativamente più conosciuto che comprende Cina e Giappone, bensì quello ancora più sommerso, dal Vietnam alla Corea alla Cambogia. Veste grafica accuratissima, saggi e narrativa, autori sconosciuti ai più, ho letto qualche risvolto e ho trovato quasi tutto di grande interesse, mi piacerebbe approfondire. Per ora ho preso una raccolta di racconti di Nguyên Huy Thiêp, scrittore vietnamita  che quest’anno ha vinto il premio Nonino (Risit d’Aur). Apprezzo la scelta coraggiosa di chi decide di proporre al pubblico italiano letterature e culture a noi lontane ma non per questo meno affascinanti.

Altra casa editrice che mi è parsa interessante, ma di cui non ho acquistato niente (i soldi non sono tantissimi, bisogna scegliere) è Edizioni Estemporanee, che pubblica libri di narrativa latino-americana.
Libri di pregio mi sono sembrati quelli della svizzera (ticinese) Casagrande, con molto Dürrenmatt, gloria nazionale, che non guasta mai. E molto altro.
Interessante l’idea di proporre uno stand dedicato agli editori del Belgio – del resto non so perché, dato che il paese ospite era la Norvegia, ma avevano cose molto carine, tanta beat generation introvabile in Italia.
Una conferma, approfondita con interesse, La Vita Felice, editrice di poesia e non solo. Di spessore.
Altre conferme, La Giuntina, mia vicina di casa, specializzata in letteratura ebraica e testi sull’ebraismo, nonché testi sacri dell’ebraismo. Pubblica libri bellissimi, io ho preso un romanzo di Sami Michael, Una tromba nello uadi, che avevo già adocchiato l’anno scorso a Roma. Tra l’altro la collana a cui appartiene, Israeliana, ha delle copertine veramente belle.
Infine, sono stata alla presentazione di Il mestiere di riflettere. Storie di traduttori e traduzioni, e ho preso il libro (pubblicato da Azimut) che ho iniziato a leggere già in treno, al ritorno, con molto piacere.

In tutto questo, non ho consegnato nemmeno un curriculum, forse per il caldo unito al raffreddore, forse perché sono disillusa, e intanto ho assistito alla scena di due ragazze che consegnavano il loro a Titivillus, che amo, senza sapere nemmeno che tipo di casa editrice fosse.

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10 pensieri su “Breve resoconto del Pisa Book Festival

  1. unpoapolide

    Vero?
    Anno passato l’avevo trovato molto più piacevole. Dalla stazione era a cinque minuti, a piedi. Certo il parcheggio non c’era, e meno spazio, però. Molto più carino. A me son piaciute pure le edizioni Gorée. Non ho comprato niente, alla fine. Alet, anche, non mi dispiace. Infinito edizioni ha un catalogo abbastanza mirato, mi è sembrato. Poi abbiamo visto alcuni libri per bambini davvero belli, ma non ricordo le edizioni.
    Purtroppo il luogo, in occasioni come queste, vuol dire molto, e l’area Expo di Pisa è davvero poco piacevole. Io e Monica ci siamo detti: ah, ma se ci fosse a Pistoia, nella zona ex-breda…o al mercato ortofrutticolo (dato che a Pisa quello è il mercato, no? mi sembra. uhm)
    e non perché sarebbe più comodo arrivarci per noi dato che stiamo vicino, ma è anche vicinissimo alla stazione e ci sono varie possibilità di parcheggio, e NON sono tendoni, ma edifici. Vabbé. Probabilmente ci sarebbero comunque posti migliori, intendiamoci.
    Comunque.
    Pisa Book Festival voto 6.
    Una sufficienza sperando che piantino qualche albero, mettano qualcosa fuori per renderlo più accogliente, e dei bagni migliori. E ripuliscano la zona delle varie schifezze che ci sono.
    Sufficienza sulla speranza, diciamo.
    ciao!!

    😉

    ndr

  2. utente anonimo

    anch’io sono rimasta parecchio delusa da questa nuova sede della fiera. gli altri anni, alla Leopolda, era tutto molto più intimo, gradevole e giallo. e non faceva quel caldo infernale. un vero peccato.

    i curriculum hai fatto bene a non distribuirli. ho lavorato a diverse fiere dell’editoria e, siccome la gente che lavora in fiera in genere ha poco a che fare con le traduzioni, i cv dei traduttori vengono sempre cestinati. meglio prendersi i cataloghi delle case editrici e spedire i cv agli indirizzi mail degli editor responsabili della narrativa straniera. fidati.

    alla prossima (sperando che faccia meno caldo e si possa prendere almeno un caffè insieme),
    chiara

  3. giuliaS83

    Anche secondo me quest’anno hanno fatto di tutto per svilire un bell’evento, spostandolo di peso tra i capannoni solo per attirare i grandi flussi di persone e aumentare gli stand, che sono sempre bei soldini. Quel posto metteva depressione! Sono contenta di vedere che non sono l’unica ad aver stroncato il PBF, speriamo che l’anno prossimo facciano qualche cambiamento! ciao

  4. Sonnenbarke

    Andrea, Gorée la conoscevo già e la apprezzo moltissimo, non per niente campeggia qui a fianco fra le “case editrici degne di nota” fin dal primo giorno in cui ho messo la categoria. Una casa editrice veramente di prima categoria, secondo me.
    Alet non mi dispiace, anche questa già la conoscevo, anche se non possiedo libri editi da loro.
    Infinito ora non ce l’ho presente.
    I libri per bambini non li ho guardati, ma forse ho sbagliato, spesso sono bellissimi. Il primo anno che sono andata a Roma mi sono persa nello spazio dedicato ai bambini, c’erano delle cose meravigliose.

    Posti migliori penso che ce ne sarebbero senz’altro, anche se praticamente non conosco per niente Pisa.

    I bagni non si commentano, stendiamo un velo pietoso.

    Chiara, gli altri anni non sono andata, quindi non saprei fare un paragone, ma non fatico a crederti.

    Non so bene se il mio sia il curriculum di una traduttrice, non ne sono sicura. In editoria saprei sbrigarmela anche in ambiti redazionali, che forse mi intrigano addirittura di più della traduzione, ma forse dopo tre anni ci ho messo una pietra sopra, non ho più speranza. Perché tanto, anche se non li cestinassero, mancherebbe sempre il nome altisonante tipo master di Umberto Eco o cose simili. Mentre la competenza non mancherebbe ma credo sia irrilevante.

    Alla prossima sì 🙂 (comunque ti è andata bene, ché ero super-influenzata!)

    Giulia, concordo: il posto metteva depressione. Tra l’altro io tutta questa gran gente non l’ho vista, devo dire. Sarà perché per l’appunto la mia unica pietra di paragone è la fiera di Roma, dove davvero si sgomita allegramente! 🙂

  5. unpoapolide

    acc. vero che è lì, cavolo! non avevo mai scorso fino in fondo la pagina, scusa!
    sui bagni va detta una cosa, che non l’abbiamo capita: c’erano all’interno dell’unico edificio, ma sembrava fossero chiusi, con cartello e freccia che indicavano destra. al che si usciva e…lasciamo stare. ma se entravi nei bagni all’interno, erano aperti, e l’unica porta chiusa era quella di fronte. non erano chi sa cosa, ma meglio di quelli fuori. questo, venerdì. non so poi.

    anno scorso, di sabato, forse perché più piccolo, ma l’impressione era che ci fosse molta più gente.

    riguardo al resto…beh. per le traduzioni, traduci e poi proponi. per il lavoro redazionale, non ci sono molte vie, oltre spedire cv, cercare di conoscere qualcuno per far vedere che ci sai fare. il nome altisonante, sì, magari funziona.
    bah.

    ciaaaaaaaaaaooooooooooooooooo!

    ndr

  6. utente anonimo

    Allora.. scrive una pisana a difesa della sua città e di quel neglettissimo luogo expo. Purtroppo, bisogna dire, è l’unico che c’è.. certo non è la Leopolda ma i laboratori per i miei bambini dove li mettevano alla Leopolda? Qualche panchina, qualche tavolo, qualche pianta in più.. avrei apprezzato. Ma ho apprezzato lo stesso e sono pure tornata la domenica. Ho scritto un’email agli organizzatori, tra l’altro, dove mi sono permessa qualche piccolo suggerimento (due o più navette per cominciare magari, così noi pisani non siamo costretti a prendere la macchina). Io a Roma non sono mai stata, purtroppo non ne avrei il tempo, ma sono contenta, e anche un po’ orgogliosa, di questa nostra manifestazione. Speriamo che il Comune si decida a ristrutturare l’Ente Fiera.. un saluto e complimenti per il blog. Anna Maria ps i bagni migliori erano dentro, oppure quelli del ristorante 🙂

  7. Sonnenbarke

    Ciao Anna Maria, grazie del tuo commento. Praticamente non conosco per niente Pisa, perciò mi fido di quello che dici! Secondo me hai fatto bene a scrivere dei suggerimenti agli organizzatori, speriamo che ne tengano conto!

  8. unpoapolide

    @7
    Io non so se è l’unico, me lo dici tu e mi fido. Allora mi dico: essendo l’unico, che cavolo, non ci voleva un genio per vedere che, così com’è, a parte lo spazio disponibile, grande davvero, una persona appena arriva e fa un giretto gli prende un magone…non c’era un luogo, fuori, ove mettersi a sedere, non c’era ombra fuorché quella dei capannoni, fosse stato brutto tempo forse sarebbe stato meglio, mentre con quel caldo…comunque. Sembrava quasi una cosa improvvisata, più che concertata. Poi, lo stand belga, quello svizzero, e quell’altro paio che non ricordo, messi all’interno dell’edificio, sembravano ghettizzati. Ci passavi giusto nel giro per trovare un bagno decente (e sì, quello interno ok, ma era indicato davvero male! sembrava fatto apposta). Io ci sono stato il venerdì, e ho visto ad uno stand persone che piazzavano le luci, uno fuori da un padiglione ad attaccare non so cosa, ed è chiaro che sono dettagli, cose piccole, ma non ti lasciano una buona impressione.
    per dire, il prossimo anno ci penserò più volte prima di venire, con tutto che è una manifestazione che mi piacerebbe.
    🙂

    ndr

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