Nausee – 1. Il conformismo dell’anticonformista

Ogni tanto mi sveglio con la nausea. Ultimamente più spesso. Rifletto su fatti, persone, cose che mi circondano – o che magari sono anche dentro di me, a volte. Mi viene il mal di stomaco.
Qualcuno le chiamerebbe allergie. Ma no, le mie sono nausee: non basta grattarsi, ci vogliono dosi di maalox, a volte massicce.

Quindi oggi nasce la rubrica delle nausee, ché magari se le scrivo, mi serve per prendere un maalox in meno.

Nel frattempo, ho raccolto in una categoria a parte tutto il processo di (auto)consapevolezza che avevo fatto l’anno scorso, che per lo più non è servito a niente.

*

Il primo mal di stomaco lo dedico al conformismo. Che non mi piaccia, molti lo possono immaginare. Che non ami essere pecora dentro al gregge, penso sia ben noto.
Ma non mi piace neanche l’anticonformismo, perché è più conformista del conformismo stesso.

Gli anticonformisti sono tutti uguali: diversi dalla massa, uguali tra loro. Formano una massa alternativa. Pur sempre un gregge. Pecore nere anziché bianche. Tante pecore nere. Tante pecore nere tutte insieme non spiccano, sono tante formichine uguali.

Da adolescente, per distinguermi dalla massa, mi vestivo di nero, ascoltavo la musica dark et affini, portavo gli anfibi e mi riempivo le dita di anelli. Eravamo tutti uguali, lo stesso: diversi dagli altri, uguali tra noi.

Se frequentate aNobii, vi può capitare di ricevere un invito per partecipare a un gruppo chiamato Noi del Ghetto dei Lettori. Non si capisce se sia una cosa più offensiva o più ridicola: offensiva, perché i ghetti sono ben altra cosa, e le parole bisognerebbe saperle usare; ridicola, perché aNobii è una comunità di lettori, e non si capisce bene dove sia il ghetto, in un sito dove ci si iscrive proprio e solo perché si legge. Per non parlare del fatto che i lettori in Italia saranno sì pochi, ma non sono poi così pochi, e a me mai nessuno mi ha discriminata perché lettrice.
Loro sono gli emarginati per scelta, scrivono nella presentazione: cioè sono gli anticonformisti, e sono tutti uguali, e infatti potete curiosare in giro e vedere come si scaldano se qualcuno dice che leggere non li fa sentire migliori degli altri.

All’interno dell’anticonformismo c’è uno standard, e una volta scelto il gruppo di anticonformisti di cui si vuole far parte, bisogna seguirne le regole: non puoi essere anticonformista a modo tuo, devi esserlo a modo loro, a modo dello standard del gregge che ti sei scelto.

Tanti anni fa frequentavo un uomo: era un dark duro e puro, trovava che non andasse bene ascoltare jazz o musica classica o neanche Diamanda Galàs, come invece facevo io, perché a “quelli come lui” non piacevano questi tipi di musica, loro li odiavano. Era un anticonformista, ma non ho mai visto nessuno più conformista di lui.

Tanti anni fa, ma un po’ meno, frequentavo un altro uomo, che amava il cinema d’essai: io non diventerò mai un’appassionata di cinema, ma andavo a vedere i film con lui e mi piacevano. Un giorno andai per conto mio a vedere Se mi lasci ti cancello, poi gli dissi, sai, non mi è piaciuto. Lui mi rispose che non si devono spendere soldi per andare a vedere quelle cose lì. Era un anticonformista.

Leggo libri, moltissimi: lo stesso uomo mi disse che non valeva, non ne avevo letti tanti, visto che fra i tanti c’erano un mucchio di schifezze (thriller, gialli: da ragazzina ne leggevo).
Nessuno mi ha mai discriminato perché leggo libri, ma molti hanno storto il naso quando ho detto di aver letto e adorato tutta la saga di Harry Potter. Sono un’anticonformista, io, non posso mica leggere quella roba lì.

Conosco molte persone che leggono libri, ma che ritengono una perdita di tempo leggere qualcosa che non sia un classico o, meno estremisticamente, leggere un libro che non sia Letteratura ma solo narrativa. Sono anticonformisti, loro.

Molti anticonformisti pensano che ridere di cuore non si addica alla loro regola benedettina, che prescrive di essere sempre seri e grevi.

L’ultimo uomo anticonformista che ho frequentato, mi ha accusata di essere una che per essere contenta avrebbe dovuto sposarsi a 20 anni. Sono una progressista, io ( = un’anticonformista), non posso mica volermi costruire una famiglia. Nel 2008 i sentimenti sono fuori moda, oggi va di moda l’indipendenza, la donna in carriera che mangia uomini e poi li sputa. L’amore è out of fashion, passé. Oggi siamo diversi, è il progresso, baby.
Io, per inciso, non avrei voluto sposarmi a 20 anni, e nemmeno a 40: ho però pensato molte volte, senza esprimere il desiderio ad alta voce, che mi sarebbe piaciuto essere famiglia con questo anticonformista qui.

Pochi giorni fa mi è capitato di parlare di anticonformismo in un’email a un’amica, e le ho scritto che secondo me il mio anticonformismo è molto sottile e però anche più estremo, anche se poco visibile a occhio nudo.

Alla massa, quella che di solito si chiama massa, non mi sono mai conformata. Ma non mi sono mai conformata nemmeno all’anti-massa degli anti-conformisti. Io mi conformo soltanto a me stessa – e questo, ho notato, spiazza più d’uno.
Nella mia apparente incoerenza, io sono coerente. Fedele alla mia personalissima linea.

L’anticonformismo vero è avere il coraggio di essere démodé, fuori moda, in avanti o all’indietro. È avere il coraggio di essere incoerenti. Di essere se stessi, anche se ti fanno capire che non sei abbastanza anticonformista.

Non sono un bastian contrario, sono io.

*

Avvertenza: le nausee sono volutamente provocatorie. Le nausee sono anarchiche.

*

Coda: un paio di segnalazioni che non c’entrano niente.
Da Remo Bassini ci si chiede quali siano i cinque migliori scrittori d’oggi (italiani).
Aldo Moscatelli ha aperto due nuovi blog: uno sulla musica (rock pesante e metallico) e uno sul cinema di tensione.

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11 pensieri su “Nausee – 1. Il conformismo dell’anticonformista

  1. utente anonimo

    Bel post Marina.
    Se uno si vuole sposare a 20 anni, non vedo quale grande danno sia.
    Stefania

  2. Isognatori

    Un tema a me caro, quello del conformismo dell’anticonformista. Soprattutto durante il periodo universitario, ho preso consapevolezza di quanto certi soggetti godano (e soffrano al contempo) nel volersi distinguere a tutti i costi. E’ una patetica forma di esibizionismo anche quella, chiaramente. Per cui non c’è differenza tra il conformista e l’anticonformista.
    Io credo che l’anticonformista vero:
    1) non sa di esserlo;
    2) non s’interroga sulla questione;
    3) non se ne (pre)occupa.
    Il vero anticonformista è equiparabile al folle, insomma.
    Quelli che – come i lettori di Anobii citati – si rinchiudono in una categoria che farebbe schifo pure ad Aristotele, non hanno capito che c’è un abisso tra il voler essere minoranza e l’esserlo concretamente.
    Ma da tempo Moretti ha fornito una giustificazione artistica all’essere parte di una minoranza, quindi basta citare la sua famosa frase – spesso e volentieri a sproposito – per risolvere il problema.
    Mah.
    Ottimo post, Marina: uno sfogo al giorno toglie il Maalox di torno.
    Bravissima!

  3. PattyBruce

    @Aldo: blogs che tu ti sei guardato bene dal menzionare :oD
    @Marina: oddio! Io ho sempre creduto che gli anticonformisti veri non si conformassero ad alcunché, minoranze o maggioranze, che si limitassero a seguire le proprie idee ed inclinazioni, fregandosene altamente di quello che gli altri dicono o pensano a riguardo. Mi sbagliavo? Gli anticonformisti veri (e magari inconsapevoli, come dice Aldo) sono degli outsiders a tutti gli effetti, e sono veramente rari.

  4. Sonnenbarke

    Stranamente sto coso Splinder non funziona, e vedo i commenti solo dall'”organizza i commenti”. È da un po’ che penso di passare a WordPress. Mi viene sempre più voglia.

    Quindi, io vi rispondo, ma nessuno sa se potrete vedere la mia risposta. Viva la comunicazione.

    Stefania, ben ritrovata!

    Aldo, sono pienamente d’accordo con te. Del resto, non ho capito perché uno dovrebbe voler essere minoranza, a parte l’esibizionismo. Ecco, mi sono risposta da sola.

    Patty, certo, tutti gli anticonformisti si descriverebbero come persone che non si conformano ecc. Peccato che poi si conformino, eccome! 😉

  5. Isognatori

    Per Patty: quei blog resteranno di nicchia, uno sfogo più che altro. Però stavo inviando mail agli amici fidati per informarli della cosa, Marina può confermare. Perdonami, non ho trovato il tempo materiale per informare tutti.

    Per Marina: scusa per l’OT.
    Ah, anche sui blog degli altri ci sono problemi di visualizzazione nei commenti, non escludo l’avvento dell’odiatissimo cartello “SPLINDER E’ IN MANUTENZIONE”.

  6. unpoapolide

    uh. mai pensato in termini di conformismo o anti-conformismo. di gusti, sì. di preferenze. come parole, conformismo e anti-conformismo, mi accorgo di non pensarle mai. o raramente. mah.

    ndr

  7. denisocka

    Una domanda: chi è conformista credi si riconosca come tale? Mai capitato di incontrare un anticonformista-conformista che se ne rendesse conto… io compresa, forse?

  8. Sonnenbarke

    Denise, secondo me no, nessun conformista si riconosce come tale.

    Però dopo che ho scritto questo post una persona che si è riconosciuta mi ha mandato un sms per dirmi che non è anticonformista. Ergo, si riconosceva come conformista. Ma credo sia l’unic* 😉

  9. calle89

    Bellissimo post, complimenti!

    Un consiglio: sentiti “Il conformista” di Gaber (nell’ultimo album che ha pubblicato mi pare), è sicuramente la trasposizione in canzone di molte tue osservazioni.

    Andrea

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