È quel che è

Erich Fried, È quel che è, Poesie d’amore di paura di collera, Einaudi, 1988. Traduzione di Andrea Casalegno, nota introduttiva di Luigi Forte.
[Titolo originale Es ist was es ist. Liebesgedichte Angstgedichte Zorngedichte, pubblicato nel 1983 dal Verlag Klaus Wagenbach].

Ho conosciuto Erich Fried grazie a una poesia pubblicata da Liseuse (che ora si chiama Ilsa) sul suo vecchio blog Luxus Linguae. Era una poesia d’amore, forse una delle più belle della raccolta. Non quella che si trova sulla copertina e che dà il titolo al libro, che non è, secondo me, una delle migliori.
Comunque, mi era piaciuta, perciò ho pensato di acquistare il libro. L’ho preso qualche sera fa e l’ho letto in pochi giorni.

Erich Fried era un poeta austriaco di origine ebrea, costretto come molti altri a fuggire in Inghilterra dopo che suo padre fu ucciso di botte dalla Gestapo. Nato nel 1921, morì nel 1988. Ha pubblicato molti libri di poesia, racconti, un romanzo ed è stato traduttore dall’inglese, soprattutto di Shakespeare.
La sua poesia ha trattato spesso temi politici, è stata una poesia di dissenso e di denuncia. Ma, con la vecchiaia e l’avvicinarsi della morte, «i toni sono più sfumati e generici, i dettagli avari; si è smussata una certa irruenza» (cito dall’introduzione).

Questa raccolta è divisa in quattro sezioni.
La prima è spiccatamente a tema amoroso, il sentimentale si intreccia spesso all’erotico. È una poesia semplice, piana, di facile lettura, copiosamente anaforica, a tratti risulta forse perfino cantilenante. Ingenua, si direbbe. Diretta, più precisamente, non mediata.
Le altre tre sezioni comprendono le poesie di paura e di collera citate nel sottotitolo. Soprattutto di collera. Temi ancora politici, la guerra, l’attualità, ma non solo. Qui il versificare si fa meno semplice: ancora più ingenuo rispetto ad altri poeti germanofoni come può essere ad esempio Celan, ma meno lineare e anche meno breve.
Di neologismi e di giochi linguistici è piena la raccolta, sembra tratto caratteristico di Fried.

Per questioni più tecniche, non so dire.

La traduzione di Casalegno è molto bella ma, come spesso accade in poesia (e qui ancora di più) le composizioni perdono molto se lette in traduzione, perché il versificare tedesco di Fried è molto musicale, ritmico e melodico.

Riporto quattro poesie, prima in originale e poi nella traduzione di Andrea Casalegno.
La prima è una di quelle che più perdono in traduzione. La seconda è quella che lessi da Liseuse. La terza contiene una dichiarazione di poetica di cui sarebbe bello discutere, se qualcuno ne avesse voglia. La quarta è qualcosa su cui riflettere.
Vi basteranno anche come poesia della settimana.

In fondo trovate anche qualche link. Scusate, ma sono praticamente tutti in tedesco, in italiano non ho trovato quasi niente.

*

Rückfahrt nach Bremen

Spätherbst
der erste Schnee
die Nachtstraßen
eisglatt
aber zu dir hin

Dann im Morgengrauen
die Bahn
monoton
ermüdend
aber zu dir hin

Quer durch dein Land
und quer
durch mein Leben
aber zu dir hin

Zu deiner Stimme
zu deinem Dasein
zu deinem Dusein
zu dir hin

Ritorno a Brema

Tardo autunno
la prima neve
le strade di notte
ghiacciate
ma verso te

Poi all’alba
la ferrovia
monotona
stancante
ma verso te

Attraverso il tuo paese
e attraverso
la mia vita
ma verso te

Verso la tua voce
verso il tuo essere
verso il tuo essere tu
verso te

*

Was?

Was bist du mir?
Was sind mir deine Finger
und was deine Lippen?
Was ist mir der Klang deiner Stimme?
Was ist mir dein Geruch
vor unserer Umarmung
und dein Duft
in unserer Umarmung
und nach ihr?

Was bist du mir?
Was bin ich Dir?
Was bin ich?

Che cosa?

Che cosa sei per me?
Che cosa sono per me le tue dita
e che cosa le tue labbra?
Che cos’è per me il suono della tua voce?
Che cos’è per me il tuo odore
prima del nostro abbraccio
e il tuo profumo
nel nostro abbraccio
e dopo?

Che cosa sei per me?
Che cosa sono per te?
Che cosa sono?

*

Eine Stunde

Ich habe eine Stunde damit verbracht
ein Gedicht das ich geschrieben habe
zu korrigieren

Eine Stunde
Das heißt: In dieser Zeit
sind 1400 kleine Kinder verhungert
denn alle 2½ Sekunden verhungert
ein Kind unter fünf Jahren
in unserer Welt

Eine Stunde lang wurde auch
das Wettrüsten fortgesetzt
und 62 Millionen achthunderttausend Dollar
wurden in dieser einen Stunde ausgegeben
für den Schutz der verschiedenen Mächte
voreinander
Denn die Rüstungsausgaben der Welt
betragen derzeit
550 Milliarden Dollar im Jahr
Auch unser Land trägt dazu
sein Scherflein bei

Die Frage liegt nahe
ob es noch sinnvoll ist
bei dieser Lage der Dinge
Gedichte zu schreiben.
Allerdings geht es
in einigen Gedichten
um Rüstungsausgaben und Krieg
und verhungernde Kinder.
Aber in anderen geht es
um Liebe und Altern und
um Wiesen und Bäume und Berge
und auch um Gedichte und Bilder

Wenn es nicht auch
um all dies andere geht
dann geht es auch keinem mehr wirklich
um Kinder und Frieden

Un’ora

Ho passato un’ora
a correggere
una poesia che avevo scritto

Un’ora
Cioè: uno spazio di tempo in cui
1400 bambini sono morti di fame
perché ogni due secondi e mezzo muore di fame
un bambino sotto i cinque anni
nel nostro mondo

E per un’ora è andata avanti
anche la corsa agli armamenti
e 62 milioni ottocentomila dollari
sono stati spesi in quella sola ora
per proteggere le diverse potenze
le une dalle altre
Perché le spese militari nel mondo
ammontano al momento
a 550 miliardi di dollari l’anno
Anche il nostro paese contribuisce
con il suo obolo

Viene spontaneo domandarsi
se abbia ancora senso
in una situazione come questa
scrivere poesie.
È vero che
certe poesie si occupano
di guerre e spese militari
e di bambini che muoiono di fame.
Ma altre si occupano
di amore e di vecchiaia e
di prati e alberi e montagne
e anche di poesie e quadri

Se non ci si occupa anche
di tutto il resto
non ci si occupa sul serio
neppure di bambini e pace

*

Es gab Menschen

Es gab Menschen
die haben Menschen den Kopf abgeschlagen
nicht aus Zorn
sondern weil das ihr Beruf war
den sie gelernt hatten.
Es war kein schwerer Beruf
denn sie mußten nicht jeden Tag
ja nicht einmal jede Woche
einen Kopf abschlagen
freilich manchmal gleich zwei oder drei.
Aber bezahlt wurden sie regelmäßig
dafür daß sie sich bereithielten zum Kopfabschlagen
und für jeden Kopf den sie wirklich abschlugen
bekamen sie eine Zulage zu ihrer Bezahlung.
Und die abgeschlagenen Köpfe
waren meistens die Köpfe derer
die den Kopf geschüttelt hatten über die Zeit
und auch über das Amt
Menschen den Kopf abzuschlagen.

Das war die Vergangenheit
aber sie wurde bewältigt
und das sah so aus
daß zu den Menschen die Köpfe abschlugen
Menschen kamen die ihnen sagten sie müßten
jetzt keine Köpfe mehr abschlagen sondern sie sollten
deshalb nicht den Kopf hängen lassen denn sie seien
Beamte und nicht entlassen
nur im Ruhestand mit Pension.
Das war die Bewältigung der Vergangenheit
und die abgeschlagenen Köpfe schüttelten nicht den Kopf
weil abgeschlagene Köpfe nicht den kopf schütteln können.

Jetzt gibt es Menschen
die keine Köpfe abschlagen
sondern helfen mit Erdarbeiten und mit Betonbauarbeiten
Häuser und Unterstände und Wachtürme bauen für fremde Menschen
die kommen mit Apparaten mit denen sie dann
wenn sie auf einen Knopf drücken gleich hunderttausend Menschen
oder auch zweihunderttausend mit einem Schlag töten können.
Aber »mit einem Schlag« das heißt nicht die Köpfe abschlagen
sondern heißt all diese Menschen Männer Frauen und Kinder
verbrennen oder sofort in Staub verwandeln
oder einige Stunden oder auch Tage lang langsam töten.
Und die die Anlagen bauen für diese Menschen und Apparate
Und auch die Menschen die die Apparate bedienen
tun das nicht aus Zorn sondern weil das ihr Amt ist.
Und das ist die Gegenwart
und wir haben sie nicht bewältigt
denn es schütteln zwar manche Menschen heute den Kopf über sie
aber zu wenige um sie zu ändern und bis jetzt
viel zu enige die mehr tun als nur den Kopf schütteln.

Ci sono stati uomini

Ci sono stati uomini
che hanno tagliato la testa ad altri uomini
non mossi da ira
ma perché era il loro mestiere
e l’avevano imparato.
Non era un mestiere difficile
perché non dovevano
tagliare una testa al giorno
e neppure una volta alla settimana
certo qualche volta due o tre di seguito.
Ma erano pagati regolarmente
perché si tenessero pronti a tagliare le teste
e per ogni testa tagliata davvero
ricevevano un supplemento di paga.
E le teste tagliate
erano per lo più le teste di coloro
che su quei tempi avevano scosso la testa
e anche sulla mansione
di tagliare ad altri la testa

Questo era il passato
ma venne superato
e precisamente:
dagli uomini che tagliavano le teste
andarono uomini e dissero loro che non dovevano
più tagliare teste ma non per questo
dovevano perdersi d’animo perché erano
statali e non licenziati
bensì a riposo e con la pensione.
Questo fu il superamento del passato
e le teste tagliate non scossero la testa
perché teste tagliate non possono scuotere la testa.

Adesso ci sono uomini
che non tagliano teste
ma aiutano con lavori di sterro e calcestruzzo
a costruire case e rifugi e osservatori per stranieri
che vengono con dispositivi con cui poi
premendo un bottone possono uccidere centomila uomini
o anche deucentomila con un solo colpo.
«Con un solo colpo» non vuol dire però tagliare le teste
ma bruciare o trasformare d’un tratto in polvere
o uccidere lentamente in qualche ora o giorno
tutta questa gente uomini donne e bambini
E chi costruisce gli impianti per uomini e dispositivi simili
e anche gli uomini che azionano i dispositivi
non lo fanno mossi da ira ma perché è la loro mansione.
E questo è il presente
e non l’abbiamo superato
perché è vero che su di esso molti scuotono la testa
ma troppo pochi per cambiarlo e finora
troppo pochi che non si limitino a scuotere la testa.

*

Link:

La pagina di Wikipedia su Erich Fried (qui una paginetta in italiano).
Il sito dedicato a Erich Fried dalla sua casa editrice tedesca Klaus Wagenbach.
Un ottimo sito su Erich Fried: contiene anche, oltre a tutta la bibliografia, i link a varie sue poesie sparse per la rete.

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2 pensieri su “È quel che è

  1. Dichtung

    Di Fried mi piacciono particolarmente le poesie brevi: mi pare ne venga esaltato il modo in cui si focalizza su un singolo tema, brevemente eppure in modo compiuto. Riluce anche, nei versi brevi, la sua tendenza alla simmetria e ad una contrapposizione tra tesi e antitesi che si ricompongono in un tutto armonico (un po’ come il mozartiano Così fan tutte, mi pare): penso ad esempio a Kinder und Linke e a Gedichte Lesen.

    In quest’ultima, tra l’altro, Fried si è posto la stessa domanda della tua terza poesia sul senso o sulla funzione della poesia anche da un altro punto di vista, quello di chi la legge, e ha fornito questa risposta (serve dire che mi piace pensarla anch’io così?)

    Gedichte lesen

    Wer
    von einem Gedicht
    seine Rettung erwartet
    der sollte lieber
    lernen
    Gedichte zu lesen

    Wer
    von einem Gedicht
    keine Rettung erwartet
    der sollte lieber
    lernen
    Gedichte zu lesen.

    Oh, il disclaimer sul fatto che ho scritto solo quello che mi è venuto in mente lo metto qui. Facciamo che vale sempre.

    Qui invece ringrazio anch’io Ilsa Ana Grammatica (:-) credo il nome completo sia ora questo) per quello che pubblicò su Fried.

  2. Sonnenbarke

    Ciao Francesca 🙂

    Credo che siano proprio la simmetria e la contrapposizione tesi-antitesi di cui parli a dare alle poesie di Fried quell’aria finto-ingenua.

    Avevo letto Gedichte lesen, e in fondo anche a me piace pensarla così.

    Do not worry, ti autorizzo da ora e per sempre a scrivere solo quello che ti viene in mente. Tu sei l’incarnazione della lettrice ideale 🙂

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