Alla volta dell’isola

Arnold Böcklin, L'isola dei morti
Alla volta dell’isola, a fianco dei morti,
fin dal bosco abbracciati al tronco scavato,
le braccia attorniate da cieli-avvoltoi
le anime cinte da saturnei anelli:

così, liberi ed estranei, vogano costoro,
i maestri del ghiaccio e della pietra:
fra il clamore di boe sprofondanti,
fra i latrati del mare color squalo.

Essi vogano, vogano, vogano -:
Voi, morti, voi, nuotatori, avanti!
Ingabbiato anche questo nella nassa!
E domani svapora il nostro mare!

Paul Celan, Di soglia in soglia, Einaudi, 1996, traduzione di Giuseppe Bevilacqua.

Di seguito l’originale:

Inselhin

Inselhin, neben den Toten,
dem Einbaum waldher vermählt,
von Himmeln umgeiert die Arme,
die Seelen saturnisch beringt:

so rudern die Fremden und Freien,
die Meister vom Eis und vom Stein:
umläutet von sinkenden Bojen,
umbellt von der haiblauen See.

Sie rudern, sie rudern, sie rudern -:
Ihr Toten, ihr Schwimmer, voraus!
Umgittert auch dies von der Reuse!
Und morgen verdampft unser Meer!

*

Il quadro è L’isola dei morti, di Arnold Böcklin, questa è la terza versione del 1883 e l’immagine è tratta da http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Arnold_B%C3%B6cklin. Può darsi che non c’entri molto con la poesia, visto che secondo Bevilacqua si tratta di un «tentativo di portarsi al di là della morte e dello sterminio per ritrovare la soglia indimenticata della prima esistenza, l’Itaca che è stata inghiottita dal mare della storia». Tuttavia, è quello che mi è venuto in mente leggendola.

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7 pensieri su “Alla volta dell’isola

  1. Dichtung

    Böcklin, certo, altro che i primi pensieri che passano per la mia mente (dico solo che i maestri del ghiaccio mi hanno fatto pensare, a sproposito, a Cat’s Cradle di Vonnegut).
    Però sembra un’Itaca anomala, verso la quale ci si affanna di vogare, incalzati dall’incombente fine di tutto o forse della storia (l’evaporazione del mare). Itaca, per come la vedo io, è una destinazione ed è un pensiero fisso all’orizzonte del proprio viaggio, ma è una meta lontana verso la quale ci si dirige con calma, lasciandosi continuamente distrarre dal viaggio stesso. Forse sta tutta qua la differenza tra Mediterraneo e Nord Europa, a seconda di dove sia posto l’accento, se sul cammino (il divenire?) o sulla sua meta (l’essere, il non essere?).
    Ne ho dette si scemate, eh, però ho espresso sinceramente anch’io quello che mi è venuto in mente.

    Francesca

  2. Sonnenbarke

    Francesca, secondo me non hai detto nessuna scemata, anzi, mi piace molto che tu dica quello che ti viene in mente.
    Mi piacciono le associazioni di idee.

    Credo anch’io che sia un’Itaca anomala, questa verso cui Celan sembra affannarsi, il che forse è dovuto alla terribile fase storica che P.C. ha dovuto affrontare. Non solo, quindi, un’isola lontana verso cui ci si affanna a vogare, ma anche un’isola perduta, secondo me: quella dove prima si viveva e che poi la Storia ha spazzato via, e che ci si affanna di ritrovare.

  3. megbr

    mia vita personale: …. provo sempre una grande inquietudine ogni volta che mi viene sott’occhio questo quadro al pensiero del suo.. proprietario… si, perchè altri non era se non l’imbianchino austriaco e grande rovinator di popoli e genti e razze .. è proprio il suo preferito, lo teneva nella casa/fortezza in baviera e ogni giorno -dicono- ne contemplava l’abisso …
    quali contenuti avrà rimepito nel quadro una mente così malata e distorta? cosa mai vedevano gli occhi del folle in quelle acque? bho… però la cosa continua a farmi paura …

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