Le bonheur est un cas d’espèce

Albert Caraco mi ha detto una cosa:

«Siamo colti da follia e da stupidità in mezzo alle nostre opere, non sempre abbiamo l’ingegno dei mezzi che impieghiamo, viviamo su piani che non combaciano fra loro e non siamo nemmeno contemporanei gli uni degli altri. La dismisura è il nostro denominatore comune e non usciamo mai dall’incoerenza, rifiutiamo l’obiettività dietro i pretesti più fantastici e ci sottraiamo alla verità ricorrendo alla dialettica, possediamo l’arte di moltiplicare a piacere i punti di riferimento e di cambiarli secondo le nostre necessità, finiamo col girare in un labirinto e giustifichiamo il nostro impaccio dichiarando impossibile la sintesi, per via del movimento che ci travolge. Dopodiché tutto diventa lecito e nessuno è responsabile, ora noi siamo automi liberamente complici della fatalità, che divinizziamo perché eviti di farci sentire uomini, godiamo nell’abbandonarci, ci crogioliamo nel nostro accasciamento, corriamo incontro alla nostra rovina rifiutandoci di troncare con quello che ci trascina, siamo affascinati, siamo consenzienti…»

Albert Caraco, Breviario del caos, Adelphi, traduzione di Tea Turolla.

Qui c’è l’intero libro in francese, in file pdf. Questo estratto si trova a pagina 70.
Il titolo del post lo trovate a pagina 6 del medesimo pdf (tradotto da Tea Turolla come «La felicità è un’eccezione»).

Avrei voluto evidenziare molte cose in questo brano, ma infine è tutto da evidenziare.

[Fanculo].

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