Una domanda (apparentemente) frivola

Ogni tanto fa bene interrogarsi sul perché, di cosa ci si innamora. Capita, a volte, che l’amato/a ce lo chieda e non si sappia rispondere perché non si sa dare voce a una cosa troppo evidente. Capita di chiederselo quando si sta insieme e quando le cose finiscono. Capita quando una ragazza di 23 anni ci confessa che si è innamorata di un conto in banca e di una Mercedes. Capita quando si legge questo libro che (per il momento?) ho accantonato per mancanza di tempo e per un motivo che prima o poi vorrei spiegarvi.

Di che cosa vi innamorate, voi? Di che cosa vi siete innamorati, questa volta, l’ultima volta che vi siete innamorati?

Io: della sensibilità, di una cultura di altissimo livello, di un timbro di voce. In seguito ho amato, oltre a questo, l’ironia (compresa l’autoironia), la capacità di farmi ridere (e intendo non sorridere ma proprio ridere a crepapelle – e, a tutt’oggi, resta l’unica persona che ne è capace), la comunanza di interessi, l’arricchimento, una certa attitudine da nerd ma solo un po’ (che mi si attaglia alla perfezione), una corrispondenza praticamente perfetta, la sensualità (intesa in senso lato come la capacità di amare e godere la vita con tutti e cinque o sei o sette i sensi), la passionalità. Ancora in seguito, ho amato l’imperfezione, che dell’oggetto di adorazione ha fatto un oggetto d’amore.

Poi mi sono fermata, ci ho riflettuto, e mi sono accorta che quasi tutto quello che ho amato è quello che ho strenuamente rifiutato per tutta la vita.

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5 pensieri su “Una domanda (apparentemente) frivola

  1. utente anonimo

    Al di là del ridere che è una cosa molto soggettiva, intima, stavo riflettendo su queste caratteristiche
    Non sempre la sensibilità va a braccetto con la cultura e in quei casi abbiamo una sensibilità non sostenuta da pensiero che può essere fastidiosa, patetica, non attraente comunque.
    Anche la cultura di “altissimo” livello mi incuriosisce, non si parla di genialità (di geni ce ne sono molto pochi, di geni sensibili ancora meno), ma forse di edurizione. L’erudizione però può essere poco agile, noiosa e sinonimo di vecchiezza interiore ed esteriore. L’ironia poi è spesso equivocata, uno pensa di essere ironico e spesso è solo cinico e sarcastico, se non gratuitamente offensivo. Sull’attitudine ” da nerd ma solo un po’ ” è dura. Un nerd è un scecchione sfigato, spesso monomaniaco e sempre pieno di nevrosi che si riflettono anche sull’aspetto fisico. Un livello di nevrosi accettabile??

    Parte il curriculum per le agenzie matrimoniali…

  2. Sonnenbarke

    Pregherei i commentatori anonimi di firmarsi. Per favore.

    Comunque, anonimo, ti ringrazio ma non sto cercando marito. Mi dispiace se è l’impressione che ho dato: è un’impressione sbagliata.

    Del resto, rifletti pure, ma non capisco questo gusto di smontare la mia immagine di persona amata. D’altronde se pensi di riuscirci così, non mi conosci per niente 🙂

    La sensibilità di cui parlo non è patetica; l’erudizione mi piace e non la trovo né noiosa né vecchia; l’ironia e il cinismo sono due cose diverse, perché l’ironia è quello che aiuta a vivere, anche se pochi lo capiscono; un nerd è quello che dici tu, quello che dico io è un’altra cosa, più blanda e diversa: quello che ti permette di parlare di Canetti a ferragosto, per intenderci.

    Se ti firmi, posso essere più socievole.

    Andrea, l’avrei detto anch’io, fino a poco tempo fa. A volte è bello non arrivare a spiegarselo.

  3. unpoapolide

    che, forse, te lo spieghi solo dopo. e non sono sicuro che si spieghi, del tutto. la frase con cui chiudi il post è significativa.
    e che, forse, si ama “nonostante”.
    ciaooooo!!!!

    a presto, m.

    ndr

  4. Sonnenbarke

    Per me non è “dopo”. Diciamo che secondo me si spiega in certe particolari condizioni.
    E si ama sempre “nonostante”: nel senso che si ama, per esempio, nonostante i difetti, che dopo un po’ balzano evidenti agli occhi eppure si ama.
    Ma se ti riferisci alla mia frase di chiusura, io credo che, spesso, si ami paradossalmente “proprio perché”.

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