Varie poetiche

«The biggest mistake is to think that you can write poetry without reading any. If you’re not interested in reading poems, forget it.»

Wendy Cope in questa intervista.

*

«Currently only a small fraction of literate readers regularly read poetry. As recently as the 1800s nearly all literate people would have read and enjoyed poetry, and memorized verses would not be uncommon among the illterate. Go back even further, and poetry becomes a dominant form of entertainment, along with music and story telling.

So, what exactly are we missing?

I think, like many things we learn about in school, we have lost the sense that we can obtain pleasure from something that admittedly requires some effort to understand. More people I know derive pleasure from calculus than from poetry. People today have to be introduced to poetry because it is no longer part of our daily experience.»

La riflessione prosegue qui.

*

Infine, ascoltate Paul Celan che legge alcune sue poesie (Todesfuge mi ha fatto venire i brividi, letta da lui) (via audiopoetry).

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7 pensieri su “Varie poetiche

  1. Sonnenbarke

    Senz’altro, ma tu dici che lo fanno in molti questo errore? Io ho più spesso l’impressione che alcuni scrivano poesia senza sapere neanche che cosa sia, semplicemente andando a capo ogni tanto e profondendo tutti i loro sentimenti.

    Non conoscevo il sito che mi segnali e ti ringrazio molto, è veramente interessante.
    (Ma vogliamo parlare di Anise Koltz, poetessa che nella versione inglese viene dal Lux castle??? E che l’hanno tradotto con Babelfish??)

  2. bobregular

    sono d’accordo su tutta la linea coi testi citati.
    È tangibile e mortifero nei poeti questo atteggiamento del “non farsi influenzare” che produce la distorsione delle produzione senza lettura. Dimenticando che la storia della letteratura è essenzialmenteuna storia di movimenti e correnti.

    Peraltro io non credo nemmeno alla lettura poetica come sforzo, almeno non più di quanto sia uno sforzo leggere certi narratori o saggisti…
    Occorrerebbe far passare il messaggio che la poesia ha in sé la capacità di aderire al bagaglio ermeneutico del lettore molto più della prosa.
    Molto spesso invece si ritiene che interpretare una poesia voglia dire avvicinarsi il più possibile alle originarie intenzioni di chi la ha scritta. Il che può essere un itinerario, ma non a valenza assoluta.
    Solo in base a questo la percezione diviene sforzo: ed allora si preferiscono letture oggettivate e disimpegnate.

  3. Dichtung

    Mi pare di vederlo ogni volta che viene affidato tutto ad una forma in versi in assenza di contenuto o in presenza di un contenuto vuoto o sentimentale (e in totale assenza di spontaneità e sincerità), il che rimanda almeno in parte alla tua impressione.

    D’altra parte, tornando al tema che hai sottoposto ai tuoi lettori, mi chiedo se tutti i poeti abbiano letto poesia prima di comporla. Lo faceva Omero, tanto per fare un esempio?Non lo so. Sono temi destinati a restare aperti, credo. Il cuore di quello che è poesia resta inafferrabile: può essere in versi, nei versi più diversi, anche sciolti, ma può trovarsi anche nella prosa, può ispirarsi a temi quotidiani, persino temi ripetitivi o pretesti di temi, come quello di un paesaggio sempre uguale a se stesso (penso al mare, alle vele, alle nuvole e ai gabbiani di Biagio Marin, per esempio) pubblici, politici, ecc. Sfugge ad ogni regola ma, quando c’è, emerge comunque, indipendentemente dalla forma e dal tema.

    (Non capisco: sono andata a vedere e mi pare che la biografia della Koltz sia presente solo nella versione tedesca, non ho trovato la versione inglese. A meno che tu non abbia segnalato l’errore e nel frattempo abbiano modificato le pagine. Al di là di questo, alcuni errori li trovo di tanto in tanto anch’io, e non sempre le traduzioni sono all’altezza, ma apprezzo lo stesso lo sforzo di mettere a disposizione in moltissime lingue un patrimonio così ricco e diversificato)

  4. Sonnenbarke

    Roberto, il discorso sullo sforzo è controverso. Probabilmente alcuni poeti non ne richiedono molto, penso per esempio alla Szymborska, ma altri ne richiedono, eccome.
    Uno di questi ultimi lo conosciamo, per me sei un esempio calzante. Allo stesso livello di difficoltà interpretativa possiamo mettere, come esempio più noto, che so, Blake? Mi viene in mente su due piedi.
    Certa poesia richiede sforzo. Al limite posso lasciarmi coinvolgere dalla bellezza melodica di una frase, dal ritmo, ma se non conosco la mitologia blakeiana non riuscirò a penetrare nella poesia e ad apprezzarla pienamente. Penetrare vuol dire interpretare? Può essere. Ma, almeno a un livello primario, “superficiale”, non si può prescindere da un’interpretazione. Parlo di un’interpretazione assolutamente basilare: scrivi di Tiresia, ma devo sapere chi è per capire anche solo minimamente che stai dicendo.

    Poi, non credo neanch’io alla necessità di avvicinarsi alle originarie intenzioni del poeta. Anzi, credo che questo tentativo nuoccia alla poesia, perché la lettura deve restare personale. L’interpretazione oggettivata è maggiormente auspicabile nella prosa ma, anche qui, non necessariamente.

    Dichtung, hai perfettamente ragione, il tema è destinato a restare aperto, non potremo mai sapere se i poeti dell’antichità leggessero poesia.
    Eppure io credo che, oggi, sia un passo fondamentale. Così come lo è in tutte le arti. Si può dipingere senza aver osservato dei quadri? O comporre musica senza averne ascoltata? Io non credo…

    Del resto sono d’accordissimo con te quando dici che la poesia “sfugge ad ogni regola ma, quando c’è, emerge comunque, indipendentemente dalla forma e dal tema”. È sempre stata una mia convinzione.
    Penso che si debba distinguere fra forma poetica e poesia. La forma poetica è un genere letterario che contiene poesia; la poesia è qualcosa di assai più inafferrabile, e può essere dovunque, anche, come dici tu, nella prosa.
    Ci sono dei racconti (più raramente dei romanzi) estremamente poetici, pur senza avere forma poetica. A volte viene chiamata prosa poetica, o poesia in prosa: comunque la si voglia chiamare – anche, semplicemente, narrativa – sono testi che contengono poesia. Per una scelta melodica delle parole, per un ritmo interno, per una sintassi non strettamente narrativa.

    (L’errore che ti segnalavo non è nella biografia, ma nella lista degli autori. Comunque sono d’accordo con te, è un gran bene che un tale patrimonio sia messo a disposizione in diverse lingue, e l’ho apprezzato molto.)

  5. Dichtung

    Ancora due cose e poi taccio almeno per un po’:
    1. mi mancavi anche tu (il racconto non l’ho commentato, ma questo non vuol dire che non l’abbia apprezzato, anzi);
    2. è da un po’ che ho chiesto di cancellare l’account Dichtung: dovessero finalmente accettare la mia richiesta, potrei commentare da te in futuro da anonima, posto che sia possibile, ma firmandomi col mio vero nome, cioè Francesca, che tendenzialmente preferisco al nickname.
    Ciao e pass gut.

  6. Sonnenbarke

    Francesca, grazie per aver apprezzato il mio racconto. Certo che puoi commentare da anonima, e in effetti anch’io preferisco il vero nome al nickname 🙂
    E poi non tacere, a meno che tu non ne senta la necessità… trovo sempre molto interessante quello che dici. Davvero.

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