Si può o scrivere o essere felici.

Era seduta su una panchina, tutta sola. Era bella, con i capelli lunghi che le scendevano oltre le spalle, il corpo atletico, la camicetta aperta sul petto che faceva indovinare il seno. Doveva essere sodo, ben fatto. A pensarci mi veniva l’acquolina in bocca. Stava leggendo un libro, non so cosa, non ci ho fatto caso. Sembrava concentrata, ma non tanto da non accorgersi di quello che succedeva intorno a lei.
Sono stato un po’ a guardarla, non riuscivo a toglierle gli occhi di dosso. Dovevo sembrare uno stupido, lì, in piedi, imbambolato. Per fortuna, però, non c’era nessuno. La mattina prometteva bene, era caldo e c’era un bel sole; probabilmente la gente era andata al mare.
Alla fine mi sono deciso, anche se a dire il vero mi è venuto abbastanza naturale, mi sono avvicinato senza pensarci troppo.
Mi sono fermato davanti a lei, le ho detto “Ciao!”, dovevo sembrare abbastanza stupido, ero imbarazzato, ma quando lei ha sollevato la testa non aveva un’aria di commiserazione, forse era solo un po’ scocciata perché l’avevo disturbata.
Non sapevo che dire, aveva un’espressione sicura che mi metteva a disagio, le ho chiesto se mi potevo sedere. Si è guardata intorno, in effetti tutte le panchine erano vuote, comunque mi ha fatto un cenno come per dire “Il posto c’è, fa’ un po’ come ti pare”. Così mi sono seduto vicino a lei, ho sbirciato sopra la sua spalla e per attaccare discorso le ho chiesto cosa stava leggendo, ma ora non mi ricordo che mi ha risposto, era un nome strano, inglese, credo, non l’avevo mai sentito.
Forse era un po’ seccata, ma era gentile, mi rispondeva, le ho chiesto come si chiamava, queste cose qui, insomma, per attaccare bottone. Si vedeva che non aveva tanta voglia di parlare, forse voleva solo leggere il suo libro in santa pace, ma era proprio bella, e più le guardavo la scollatura più mi sentivo attratto.
Alla fine mi sono fatto coraggio e le ho chiesto se voleva fare due passi, non era tanto convinta ma le ho detto che saremmo restati lì nel parco, che era una così bella giornata che sarebbe stato un peccato non passeggiare un po’. Insomma, l’ho convinta, e così abbiamo camminato un po’, lei mi faceva qualche domanda su di me, così, per non restare zitti, ma io non è che capissi tanto quello che diceva, perché le guardavo le tette senza farmi vedere e mi immaginavo di prenderle in mano e di baciarle.
Non so come, le ho detto che era la cosa più bella che avessi mai visto, e lei si è messa a ridere, e mentre rideva era ancora più bella, però mi sono arrabbiato perché ho pensato che mi prendeva in giro.
Si è fermata dicendo che doveva tornare a casa, ma io mi perdevo sempre di più fra le pieghe della sua camicetta ed ero così duro che avevo paura di esplodere.
Erano tanti anni che non andavo con una donna, saranno dieci, prima c’era stata Mara, poi un giorno non mi ha voluto più bene e mi ha lasciato dicendo che ce l’avevo piccolo, secondo me è andata con un altro, ma non lo so perché non l’ho più voluta sentire neanche nominare. Poi le ragazze non mi hanno voluto più perché si vede che lei aveva sparso la voce che ce l’avevo piccolo, di sicuro è andata così. E poi ero imbranato, e anche quando ho cambiato città e sono venuto qui nessuna mi ha voluto più perché non ci sapevo fare, cioè, neanche all’inizio, voglio dire che anche ad abbordare non sono mai stato bravo.
E lei aveva un corpo di donna che sembrava un fiore tanto era bello, e ho visto che stava per girarsi e andare via, pure lei, e allora non so come le ho preso una mano e le ho detto “Guarda!” e l’ho portata dietro un cespuglio come per farle vedere qualcosa, e invece le ho messo una mano sulla bocca e mi sono tirato giù i pantaloni. Ce l’avevo così duro che pensavo che scoppiasse, e ho pensato che Mara non capiva niente a dire che ce l’avevo piccolo. Lei non urlava perché aveva paura, era bianca perché le avevo detto che se urlava la ammazzavo, che volevo solo farle vedere una cosa. L’ho buttata per terra, poi mi sono ricordato che avevo un coltellino di quelli svizzeri, l’ho tirato fuori e gliel’ho puntato alla gola, non le volevo fare male ma non volevo che urlasse, era solo per spaventarla, così le ho detto che se urlava la ammazzavo e ho spinto un po’ il coltellino, e infatti lei non ha urlato. Le ho detto di dirmi se ce l’avevo piccolo, lei non parlava ma ho spinto un po’ di più il coltellino e ha fatto di no con la testa, ho visto che piangeva ma ero contento perché lei lo sapeva che non ce l’avevo piccolo, allora le ho aperto i pantaloni, glieli ho tirati giù alla bell’e meglio e gliel’ho ficcato dentro, e dai e dai e dai finché non sono venuto. Ed ero proprio contento, perché erano tanti anni che non andavo con una donna e l’ultima, cioè Mara, mi aveva detto che ce l’avevo piccolo, e invece questa qui me l’aveva detto che non ce l’avevo piccolo, ed ero contento perché non ne potevo più di farmi le seghe, no, scusate le parola, è che proprio non mi ricordavo più com’era stare dentro una donna.
Avrei voluto stare ancora con lei e aprirle la camicetta per vedere se le sue tette erano davvero così belle, ma è che dopo essere venuto dentro una donna per la prima volta dopo tanti anni ero un po’ scombussolato, così mi sono seduto lì e poco dopo siete arrivati voi e io, ecco, giuro, davvero, che non so che mi era preso, io non sono così lo potete chiedere a Mara anche se quella stronza dice che ce l’ho piccolo, mi dispiace tanto ma era proprio tanto tempo che non andavo con una donna e lei era tanto bella…

Il titolo-epigrafe del post è tratto da Trama d’infanzia di Christa Wolf.

Annunci

5 pensieri su “Si può o scrivere o essere felici.

  1. unpoapolide

    uh. accorto nessuno?
    uhm.
    beh, ma non si commenta mai, o è molto difficile, ecco.
    se ne sarà accorto ben più di uno! vedrai.

    prego;-)

    ndr

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...